Il diritto di costruirsi un’esistenza dignitosa

Gennaro Capaldo racconta con umore sucessi, disavventure, insidie e annedoti dei suoi cinquanta anni vissuti in Venezuela. Dalla vendita ambulante, ai forni di mattoni, all’incendio nell’impresa di bottoni e alla temuta ‘Seguridad nacional’. La storia-simbolo dell’emigrante italiano in America latina: colui che ha saputo rinventarsi tutta la vita

Gennaro Capaldo a 80 anni a Caracas
Gennaro Capaldo a 80 anni a Caracas

CARACAS – “Quando sono arrivato in Venezuela speravo di continuare gli studi, invece non è andata così”. Questi i primi ricordi dello sbarco a Caracas dell’allora imberbe Gennaro Capaldo.

Sguardo fiero e borioso, postura distinta. Occhi vispi e camicia ben stirata a quadretti. Orologio d’acciaio e scarpe di pelle marrone rigorosamente all’italiana. Gennaro ci racconta con umore successi, disavventure, errori e aneddoti dei suoi cinquanta anni di vita in Venezuela.

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