La creazione della Comuna vista da dentro

CARACAS – Giovedì scorso è stato presentato presso il Celarg di Caracas il lungometraggio “Comuna en construcción” di Dario Azzellini, politologo italo-tedesco, e Oliver Ressler. Pochi sono coloro che filmano i barrios da dentro, pochi sono coloro che mostrano il ‘processo politico’ venezuelano visto dal basso. Fra questi ci sono gli autori di questo documentario filmato nell’agosto del 2009 fra Petare, Catia e Barinas.

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Va in onda in Italia il documentario critico di Chávez

documentario la minacciaDopo quasi due anni di censura sulla Rai, è stato trasmesso in anteprima su Current tv (canale 130 di Sky). Il lungometraggio “La minaccia”, realizzato nel 2007 da Silvia Luzi e Luca Bellino, presenta una lettura in chiave critica del socialismo bolivariano.

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Storia di una famiglia fra i due continenti

I Taglialatela

CARACAS – Lavorare duro tutta la vita, capacità di rinventarsi e cultura del risparmio. Questa la ricetta di Pasquale Taglialatela, arrivato in nave da Napoli a dodici anni.

“Quella che a quei tempi era l’America per gli italiani, adesso è l’Europa per i venezolani” afferma sicuro della propria massima Pasquale.

La storia della sua famiglia in Venezuela comincia nel lontano ’48 con il viaggio dei genitori alla volta dell’America. Gente che va, gente che viene, gente che rimane. Così sono le storie dell’immigrazione nel susseguirsi delle generazioni.

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“Inhabilitaciones politicas”: parola a Lopez e Russián

L’alcalde di Chacao è in attesa del responso della Corte interamericana dei diritti umani sull’incostituzionalità dell’interdizione. Il Controllore: rispettate legge e Costituzione

Dinanzi un centro commerciale nella parte ricca di Caracas
Dinanzi un centro commerciale nella parte ricca di Caracas

 

CARACAS – La posta in gioco è alta: il 23 novembre si eleggeranno 23 governatori e 332 sindaci. Oggi l’opposizione non ha rappresentanza nel parlamento, governa solo in due regioni e 57 comuni. I partiti che si oppongono al presidente Hugo Chavez hanno denunciato che, attraverso l’interdizione dai pubblici uffici imposta dal Controllore generale della repubblica (che svolge una funzione equivalente alla Corte dei conti), il governo avrebbe voluto eliminare gli avversari politici più temibili.

Sul credo politico delle persone interdette, lo stesso Controllore Clodosbaldo Russian ha dichiarato che non ne è a conoscenza, secondo il quotidiano chavista Ultimas Noticias, il 52% degli interdetti apparterrebbe a partiti affini al governo ed il 48% sarebbe di opposizione, ed invece, secondo il quotidiano di Miami El Nuovo Herald, il 90% delle persone interdette sono dell’opposizione.

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Chavez contro tutti

GOVERNATORI E SINDACI IN VENEZUELA SI VOTA

Il seggio dove ha votato il presidente Hugo Chavez
Il seggio dove ha votato il presidente Hugo Chavez

CARACAS – Giovedì sotto piogge torrenziali si è chiusa a Caracas e nel resto del paese un’interminabile e infervorata campagna elettorale, cominciata formalmente in settembre ma in realtà dall’inizio dell’anno. Oggi si vota qui in Venezuela per la carica di governatore dei 22 stati della repubblica e nel Distretto federale di Caracas e per la carica di sindaco in 328 municipi. Più che per elezioni amministrative la campagna ha via via assunto i toni di elezioni presidenziali, con il presidente Hugo Chávez in prima fila, e l’opposizione per converso impegnata a sbarrargli la strada ancora prima che a sostenere i propri candidati locali. Lo scontro, come al solito nel decennio del Venezuela chavista, è stato rovente e senza esclusione di colpi, in un susseguirsi incessante di accuse e contro-accuse.
L’interdizione che ha impedito a un gran numero di candidati di entrambi gli schieramenti di presentarsi al voto, il «valigia-gate», il pacchetto di 26 leggi approvate dall’Assemblea nazionale, il finanziamento al Psuv (il Partido socialista unido de Venezuela), il caso Nixon Moreno sono stati alcuni degli argomenti utilizzati per delegittimare il governo bolivariano e vendere l’immagine stereotipata di un Chávez dittatore.

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“Magnicidio vs maletín” in campagna elettorale

Le brucianti accuse lanciate da governo e opposizione: parlano il candidato all’alcaldia Libertador Stalin Gonzalez e gli intellettuali Roberto Hernandez e Luís Britto Garcia

CARACAS – In piena campagna elettorale fra governo e opposizione è stato muro contro muro. Accuse e contraccuse. Il presidente Hugo Chávez ha denunciato un tentativo di colpo di stato accusando gli Stati Uniti di parteciparvi. L’opposizione ha accusato il governo di essere legato allo scandalo della valigia degli 800 mila dollari che sarebbe stata inviata in Argentina per finanziare la campagna elettorale di Cristina Fernandez Kirchner.

“E’ molto difficile – dichiara il candidato all’alcaldia del municipio Libertador Stalin Gonzalez – che una tale ingente quantità di denaro possa uscire dal Venezuela senza l’autorizzazione del governo poiché il controllo del cambio dollari-bolivares è molto rigido. Inoltre – conclude – sono state accusate molte persone vincolate alla compagnia petrolifera statale Pdvsa”.

Sul tema l’intellettuale e attuale presidente del Celarg Roberto Hernandez Montoya ha fatto notare che se l’imprenditore statunitense e venezuelano Guido Antonini Wilson fosse stato legato al governo “avrebbe cercato protezione in Venezuela e si sarebbe sottoposto a un processo nel paese, invece di andare a rifugiarsi negli Stati Uniti”. “Perché inoltre utilizzare dei liquidi – si domanda – e non gli strumenti della finanza internazionale ben più sicuri in un trasferimento illecito di denaro?”.

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Ledezma, candidato dell’opposizione e figlio di un italiano fa campagna elettorale nelle favelas di Caracas

Uno dei vecchi politici della Quarta Repubblica (1830-1999) adesso si mostra preoccupato per le fascie povere della popolazione

 

 

Ledezma finge di voler tornare nelle favelas dopo le elezioni
Ledezma finge di voler tornare nelle favelas dopo le elezioni

 

  

CARACAS – Il candidato per l’alcaldia mayor di Caracas e figlio di un italiano, Antonio Ledezma, si è recato ieri in piena campagna elettorale a Propatria, una delle zone povere dell’ovest della capitale, per dimostrare che la sua attenzione non andrà unicamente ai quartieri ricchi della città, ma anche alle zone che sono state sempre abbandonate a se stesse.

“Mio padre – ha dichiarato l’avvocato Ledezma alla Voce d’Italia – è sempre stato un padre per me. Era di Avellino e il cognome è Bruno”. L’ex sindaco del municipio Libertador non è mai stato riconosciuto dal padre, ma come altri candidati per le prossime elezioni regionali è discendente di un immigrato italiano. 

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