Venezuela, la rivoluzione della settima arte

di Barbara Meo Evoli

pelicula el caracazo - Chalbaud

CARACAS – L’hanno chiamata “Hugowood”. Così è stata definita la Cinecittà di Caracas da molti media europei. Secondo questa interpretazione falsa della realtà, negli studi cinematografici statali fondati in Venezuela nel 2006 si realizzerebbero esclusivamente film inneggianti all’attuale presidente Hugo Chávez.

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Chavez contro tutti

GOVERNATORI E SINDACI IN VENEZUELA SI VOTA

Il seggio dove ha votato il presidente Hugo Chavez
Il seggio dove ha votato il presidente Hugo Chavez

CARACAS – Giovedì sotto piogge torrenziali si è chiusa a Caracas e nel resto del paese un’interminabile e infervorata campagna elettorale, cominciata formalmente in settembre ma in realtà dall’inizio dell’anno. Oggi si vota qui in Venezuela per la carica di governatore dei 22 stati della repubblica e nel Distretto federale di Caracas e per la carica di sindaco in 328 municipi. Più che per elezioni amministrative la campagna ha via via assunto i toni di elezioni presidenziali, con il presidente Hugo Chávez in prima fila, e l’opposizione per converso impegnata a sbarrargli la strada ancora prima che a sostenere i propri candidati locali. Lo scontro, come al solito nel decennio del Venezuela chavista, è stato rovente e senza esclusione di colpi, in un susseguirsi incessante di accuse e contro-accuse.
L’interdizione che ha impedito a un gran numero di candidati di entrambi gli schieramenti di presentarsi al voto, il «valigia-gate», il pacchetto di 26 leggi approvate dall’Assemblea nazionale, il finanziamento al Psuv (il Partido socialista unido de Venezuela), il caso Nixon Moreno sono stati alcuni degli argomenti utilizzati per delegittimare il governo bolivariano e vendere l’immagine stereotipata di un Chávez dittatore.

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“Magnicidio vs maletín” in campagna elettorale

Le brucianti accuse lanciate da governo e opposizione: parlano il candidato all’alcaldia Libertador Stalin Gonzalez e gli intellettuali Roberto Hernandez e Luís Britto Garcia

CARACAS – In piena campagna elettorale fra governo e opposizione è stato muro contro muro. Accuse e contraccuse. Il presidente Hugo Chávez ha denunciato un tentativo di colpo di stato accusando gli Stati Uniti di parteciparvi. L’opposizione ha accusato il governo di essere legato allo scandalo della valigia degli 800 mila dollari che sarebbe stata inviata in Argentina per finanziare la campagna elettorale di Cristina Fernandez Kirchner.

“E’ molto difficile – dichiara il candidato all’alcaldia del municipio Libertador Stalin Gonzalez – che una tale ingente quantità di denaro possa uscire dal Venezuela senza l’autorizzazione del governo poiché il controllo del cambio dollari-bolivares è molto rigido. Inoltre – conclude – sono state accusate molte persone vincolate alla compagnia petrolifera statale Pdvsa”.

Sul tema l’intellettuale e attuale presidente del Celarg Roberto Hernandez Montoya ha fatto notare che se l’imprenditore statunitense e venezuelano Guido Antonini Wilson fosse stato legato al governo “avrebbe cercato protezione in Venezuela e si sarebbe sottoposto a un processo nel paese, invece di andare a rifugiarsi negli Stati Uniti”. “Perché inoltre utilizzare dei liquidi – si domanda – e non gli strumenti della finanza internazionale ben più sicuri in un trasferimento illecito di denaro?”.

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