Affrontare il mondo per cambiare – Storie di migranti in Italia

di Barbara Meo Evoli

Immigrati a Roma

ROMA – Sette storie, sette migranti, sette paesi di origine. Tutti i protagonisti del reportage sono accomunati dall’aver scelto l’Italia come destinazione per costruire un futuro migliore per sé e per la propria famiglia. Fra loro Pablo è arrivato dal Perù.

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La foto è un viaggio che non si ferma

CARACAS – È aperta fino al 30 maggio a Caracas l’esposizione ‘L’Italia non termina mai’ di Daniela Colmenares: un viaggio nella Penisola vista dagli occhi di una giovane studentessa venezolana.

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Noi, che partiamo per l’Italia ma poi preferiamo il Venezuela

di Monica Vistali

Molti dei venezolani che partono per l’Italia alla volta della terra promessa tornano indietro delusi. Nel Belpaese si sentono discriminati, rifiutati e non riescono ad adattarsi. Non sono gli stessi che prima di partire spesso disprezzavano il Venezuela e vedevano nell’Italia un modello di civiltà?

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I nuovi emigranti: il II Incontro dei venezolani a Milano

MILANO – Sotto la pioggia dell’autunno milanese, il 22 novembre si è tenuta la seconda riunione del gruppo dei Venezolani a Milano. L’allegria come sempre è stata protagonista. Una gran parte dei nuovi emigranti venezolani in Italia sono nipoti di coloro che negli anni ’50 avevano lasciato l’Italia alla ricerca di opportunità nel Nuovo mondo. I loro nonni, arrivati dall’altra parte dell’oceano, avevano costituito lo stesso tipo di associazioni che oggi stanno creando i nipoti per darsi man forte.

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Quattro sudamericani a Perugia

perugia arriba ala izquierdaPERUGIA – La vita presso l’Università per Stranieri di Perugia per un argentino, un colombiano, una peruviana e una venezolana. Le bellezze architettoniche, le difficoltà ad integrarsi, gli stereotipi degli italiani e l’unione che si crea fra stranieri e fra extra-comunitari. L’Italia vista dal mondo degli immigrati che hanno l’opportunità di studiare.

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Cuatro e dominò al parco di Monza

venezolanos en italia con banderaCominciano ad essere numerosi i venezuelani in Italia e ad organizzarsi in associazioni come fecero i loro nonni che scapparono dall’Italia per cercare fortuna dall’altra parte dell’oceano. 

MILANO – Sulle note del cuatro, giocando a dominò, assaporando un po’ di insalata di gallina, ‘asado criollo’ e ‘arroz con leche’, si è svolto il primo pic nic dei venezolani a Milano.

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Oggi la cittadinanza costa 200 euro, ieri costava 14,62

legalita_e_immigrazione1ROMA – La richiesta di cittadinanza costa ben 200 euro sia per chi risiede in Italia che per chi risiede all’estero. E da oggi è attivo il conto corrente per pagare questo contributo. Prima la richiesta costava il prezzo della marca da bollo, 14,62 euro, oltre a quello delle traduzioni legali del certificato di nascita e penale. Il governo ha giustificato la tassa mettendo in rilevanza il peso economico che deve sostenere il paese nel riconoscere come italiano un immigrato o un figlio di un emigrante all’estero. Ovviamente ha omesso di rilevare il patrimonio di risorse che rappresentano l’immigrazione e la passata emigrazione per l’Italia.

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Il diritto di costruirsi un’esistenza dignitosa

Gennaro Capaldo racconta con umore sucessi, disavventure, insidie e annedoti dei suoi cinquanta anni vissuti in Venezuela. Dalla vendita ambulante, ai forni di mattoni, all’incendio nell’impresa di bottoni e alla temuta ‘Seguridad nacional’. La storia-simbolo dell’emigrante italiano in America latina: colui che ha saputo rinventarsi tutta la vita

Gennaro Capaldo a 80 anni a Caracas
Gennaro Capaldo a 80 anni a Caracas

CARACAS – “Quando sono arrivato in Venezuela speravo di continuare gli studi, invece non è andata così”. Questi i primi ricordi dello sbarco a Caracas dell’allora imberbe Gennaro Capaldo.

Sguardo fiero e borioso, postura distinta. Occhi vispi e camicia ben stirata a quadretti. Orologio d’acciaio e scarpe di pelle marrone rigorosamente all’italiana. Gennaro ci racconta con umore successi, disavventure, errori e aneddoti dei suoi cinquanta anni di vita in Venezuela.

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Ancla, un’associazione al servizio degli italo-latinoamericani in Abruzzo

Tra il 1876 e il 1976 sono emigrati ben 25 milioni e 800 mila italiani in tutto il mondo, 900 mila sono stati accolti dal Venezuela. Oggi uno su tre degli espatriati è tornato in Italia. Più della metà dei giovani venezolani arrivati in Abruzzo nel 2008 è tornato deluso da dove era venuto ancla - associazione nazionale civile dei latinoamericani in abruzzo

CARACAS – L’Associazione nazionale civile Latinoamericani in Abruzzo (Ancla) ha l’obiettivo di “dare sostegno a coloro che oggi arrivano dall’America latina”. Così spiega il vice-presidente di Ancla Pedro Paolucci, nato in Venezuela e poi emigrato in Abruzzo.

La storia si ripete. Ma questa volta il flusso di coloro che attraversano l’oceano rincorrendo un sogno va nel senso contrario.

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L’Ecuador rifiuta il ddl sicurezza italiano

Il decreto sicurezza visto dall’America latina: una vergogna

ddl sicurezza

Il governo dell’Ecuador ha espresso il suo “più profondo rifiuto” alla nuova legge migratoria dell’Italia, che ha condannato perché “limita il diritto alla mobilità delle persone, chiude paradossalmente le condizioni per facilitare un’immigrazione regolarizzata ed aumenta gravemente le pene contro le persone senza documenti, alimentando in questo modo la spirale di violenza xenofoba che subisce l’Italia negli ultimi mesi e favorendo la sorta di pratiche di repressione sociale”.

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L’Italia, da paese dell’integrazione al rifiuto del diverso

integrazione

CARACAS – L’Italia, più di tante altre nazioni europee, è un paese che è frutto di un’integrazione centenaria fra gruppi etnici, linguistici, sociali e culturali diversi che sono giunti e si sono stabiliti nella penisola nel corso degli anni. Cominciamo dalle origini. Prima dell’Impero romano, vi erano i Greci. Continuar leyendo “L’Italia, da paese dell’integrazione al rifiuto del diverso”

E’ “desaparecida” Petra, chiami chi sa dov’è

Nel luglio 2007 la signora Mercedes Almao è partita per l’Italia, dove viveva con un anziano italiano nel salernitano, e da quel giorno non si sa più nulla di lei

CARACAS – “Sono preoccupata per mia madre. Ho bisogno che mi chiami per sapere qualcosa di lei. Ho bisogno di sapere che è viva e che sta bene” dice Norma Salas Almao con le lacrime agli occhi. Poi lancia un messaggio diretto alla madre partita più di un anno fa per l’Italia e di cui non ha più notizie:

“Per piacere chiamami, ricordati che sono tua figlia”. Continuar leyendo “E’ “desaparecida” Petra, chiami chi sa dov’è”

La donna riacquista la cittadinanza e la trasmette

La sentenza della Corte di Cassazione del 25 febbraio ha stabilito un precedente importante per le donne private della cittadinanza italiana a causa del matrimonio con uno straniero

Una donna migrante italiana con la propria famiglia
Una donna migrante italiana con la propria famiglia

CARACAS – “Gli articoli della legge 555 del 1912 che prevedono che, in caso di matrimonio con uno straniero, la donna perda la cittadinanza italiana e che non la trasmetta alla prole, sono senza ombra di dubbio discriminatori. La sentenza num. 4466 del 25 febbraio scorso della Corte di Cassazione è sicuramente molto importante poiché annulla l’effetto di tale legge, ma si applica solo al caso particolare della donna egiziana, Miriam E., che aveva fatto ricorso”. Così ha affermato l’avvocato civilista Teresina Giustiniano, membro del Comites di Caracas, che si dedica alla consulenza legale degli italo-venezolani all’estero.

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L’integrazione a tavola

 

CARACAS – “La cucina è sacra nella famiglia italiana. La domenica è il giorno in cui ci si riunisce per condividere il piacere di stare assieme a tavola”. Così Armando Boccaranda spiega l’amore per l’arte culinaria.

Oggi, a 28 anni, è aiuto-cuoco e socio del ristorante “Carpaccio Bar” nel centro commerciale Tolon di Caracas. Ma la passione per la cucina, trasmessa dalla famiglia di origine italiana, la aveva fin da piccolo.

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Storia di una famiglia fra i due continenti

I Taglialatela

CARACAS – Lavorare duro tutta la vita, capacità di rinventarsi e cultura del risparmio. Questa la ricetta di Pasquale Taglialatela, arrivato in nave da Napoli a dodici anni.

“Quella che a quei tempi era l’America per gli italiani, adesso è l’Europa per i venezolani” afferma sicuro della propria massima Pasquale.

La storia della sua famiglia in Venezuela comincia nel lontano ’48 con il viaggio dei genitori alla volta dell’America. Gente che va, gente che viene, gente che rimane. Così sono le storie dell’immigrazione nel susseguirsi delle generazioni.

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La condivisione con i locali: “essenziale per gli alunni stranieri”

 



CARACAS – Vi sono professori che insegnano italiano, storia, geografia… altri che insegnano matematica, scienze, chimica. Ma tutti, oltre al contenuto della materia scolastica, insegnano qualcosa che va ben al di là. A loro la società ha dato il compito di formare, al di fuori del nucleo familiare, i nuovi cittadini. A loro quindi va anche il ruolo importante di educare i giovani a vivere o rifiutare di vivere in una società multiculturale e/o multietnica.

Il Colegio Patria, dove le lezioni sono in spagnolo e si impartiscono corsi di italiano come lingua straniera, apre le sue porte alla nostra inchiesta sull’insegnamento agli stranieri: meglio che studino insieme o separatamente dai madrelingua?

Le urla allegre e spensierate dei bambini, il rimbalzo della palla nel campo da basket, il richiamo all’ordine con tono serio di un maestro, un piccolo cortile in cui fra i busti dei protagonisti della storia del Venezuela si ergono due bandiere: la italiana e la venezolana.

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In Italia: “classi differenziate” per stranieri, in Venezuela: insegnamento e integrazione

CARACAS – In Italia il partito del Carroccio, parte della maggioranza, ha proposto un emendamento al disegno di legge sulla riforma scolastica in cui si istituiscono delle “classi differenziate” per stranieri. La proposta è stata giustificata dallo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi come “una misura di buon senso” in quanto permetterebbe ai figli degli immigrati “di frequentare delle lezioni separate dagli italiani per imparare meglio la nostra lingua”.

Separare gli studenti madrelingua dagli stranieri rende veramente possibile un migliore apprendimento dell’italiano per i nuovi arrivati? O semplicemente li ghettizza e li rende alunni di ‘serie b’? Il condividere la stessa aula e gli stessi professori fra studenti di nazionalità o di origini diverse non arricchisce forse lo stesso insegnamento nelle scuole e il bagaglio culturale degli alunni?

La Voce d’Italia ha chiesto allora il parere del lettore italiano Valerio Giovetti presso l’Universidad Central de Venezuela e Simón Bolívar e la dottoressa Anna Greco, responsabile didattica presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas.

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Gli italiani della terza età: la cucina, il lavoro e le donne

Parlano i clienti del Cafetín di Chacao e quelli del Gran Café di Sabana grande di Caracas. Raccontano la storia della loro vita dall’arrivo in Venezuela negli anni ’50 fino ai giorni nostri

Gran café di Sabana frande a Caracas
Gran café di Sabana grande a Caracas

CARACAS – “Io sono felice con due peperoni verdi fritti e una patata bollita. Questa è la nostra tradizione: mangiare bene” dice Ernesto sorridendomi in piedi con le mani in tasca. Intorno a lui ci sono gli amici italiani del Cafetín Sucre di Chacao con cui passa tutti i pomeriggi a Caracas da quando è in pensione.

Camicia bianca a quadretti, canottiera della salute, orologio da polso, sguardo pacato: gli italiani del Cafetín chiacchierano, giocano a tresette, bevono un caffè, sorseggiano un bicchiere d’acqua, non fumano quasi. Seduti ai tavolini gialli di plastica sul marciapiede della strada Sucre alle 6 del pomeriggio al tramonto, si lanciano delle occhiate furtive fra di loro prima di decidere se aprirsi e lasciarsi andare.

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