Venezuela, 3 milioni di case in 6 anni

di Barbara Meo Evoli

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Intervista al ministro per la Trasformazione rivoluzionaria di Caracas, Francisco “Farruco” Sesto. L’obiettivo della “Missione Casa”: costruire migliaia di abitazioni per le classi disagiate e ristrutturare i quartieri popolari.

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Venezuela, la rivoluzione della settima arte

di Barbara Meo Evoli

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CARACAS – L’hanno chiamata “Hugowood”. Così è stata definita la Cinecittà di Caracas da molti media europei. Secondo questa interpretazione falsa della realtà, negli studi cinematografici statali fondati in Venezuela nel 2006 si realizzerebbero esclusivamente film inneggianti all’attuale presidente Hugo Chávez.

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Un piatto caldo per gli anziani poveri

aperturaCARACAS – Da otto anni un gruppo di sette signore gestisce una mensa popolare presso la Chiesa Nostra Signora di Pompei a Caracas. Fino ad aprile ogni giovedì mangiavano circa 250 persone tra venezolani e italiani, oggi invece il piatto è servito solo a 40. A causa di minacce, urla e spesso porto d’armi, la Chiesa ha deciso di limitare l’utenza solo agli anziani italiani poveri. “La gente che veniva dai barrios pensava che la mensa fosse di Chávez” dice una delle signore che organizza il pasto. 

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Mistero di Los Roques, le indagini sono costate 5 milioni di $

La delagazione italiana ha incontrato il procuratore Morales e il presidente dell’Inac che si sono dimostrati disponibili a collaborare nella prosecuzione delle indagini di ricerca dell’aeromobile

Gli sposi Stefano Fragione e Fabiola Napoli in viaggio di nozze prima della tragedia
Gli sposi Stefano Fragione e Fabiola Napoli in viaggio di nozze prima della tragedia

CARACAS – Ci sono già degli elementi per individuare delle responsabilità. Il mistero di Los Roques forse allora non rimarrà un mistero. E sarà fatta giustizia per chi era a bordo dell’aeromobile LET – 410 scomparso più di un anno fa: otto italiani, uno svizzero e tre venezolani, oltre a pilota e copilota.

Ieri la delegazione italiana, giunta a Caracas lunedì, ha incontrato il procuratore che si occupa del caso, José Gregorio Morales, che ha manifestato la propria disponibilità alla piena collaborazione nelle indagini con l’Italia e la Svizzera.

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“Mistero di Los Roques”, i parenti reclamano giustizia

La procuratrice generale Ortega Díaz ha assicurato martedì alla delegazione italiana che le indagini non si fermeranno fino a quando non si imputeranno delle responsabilità

L'ammiraglio Vitaloni, il familiare di una vittima Manuel Alcalà con i suoi due legali, Riccardo Tropiano, Deborah Napoli e il comandante Mario Pica
L'ammiraglio Vitaloni, il familiare di una vittima Manuel Alcalà con i suoi due legali, Riccardo Tropiano, Deborah Napoli e il comandante Mario Pica

CARACAS – “Siamo venuti per reclamare giustizia”. Così afferma Riccardo Tropiano, il rappresentante legale della coppia di italiani che si trovava sull’aeromobile scomparso nel nulla il 4 gennaio 2008.

Subito dopo l’incontro organizzato dall’Ambasciata d’Italia con la magistratura venezolana, Tropiano, che oltre a legale è cognato di una delle vittime dell’incidente, afferma: “Siamo venuti in Venezuela perché si è chiusa una seconda fase delle indagini. Si pensava di aver avvistato una parte dell’aereo e invece era una roccia. E non è la prima volta che succede”. Affinché non venisse chiuso il caso, sono venuti a far sentire la propria voce i parenti di una delle vittime e gli esperti della Farnesina.

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L’integrazione a tavola

 

CARACAS – “La cucina è sacra nella famiglia italiana. La domenica è il giorno in cui ci si riunisce per condividere il piacere di stare assieme a tavola”. Così Armando Boccaranda spiega l’amore per l’arte culinaria.

Oggi, a 28 anni, è aiuto-cuoco e socio del ristorante “Carpaccio Bar” nel centro commerciale Tolon di Caracas. Ma la passione per la cucina, trasmessa dalla famiglia di origine italiana, la aveva fin da piccolo.

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Storia di una famiglia fra i due continenti

I Taglialatela

CARACAS – Lavorare duro tutta la vita, capacità di rinventarsi e cultura del risparmio. Questa la ricetta di Pasquale Taglialatela, arrivato in nave da Napoli a dodici anni.

“Quella che a quei tempi era l’America per gli italiani, adesso è l’Europa per i venezolani” afferma sicuro della propria massima Pasquale.

La storia della sua famiglia in Venezuela comincia nel lontano ’48 con il viaggio dei genitori alla volta dell’America. Gente che va, gente che viene, gente che rimane. Così sono le storie dell’immigrazione nel susseguirsi delle generazioni.

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L’ex-guerrigliera:”Ho difeso i diritti delle donne tutta la vita”

CARACAS – “Siamo create in un sistema dove alla maggioranza di noi non è data la possibilità di sognare né di essere astronauta” afferma senza esitare Maria Santini, la coordinatrice di origine italiana della prima ‘Casa Abrigo’ costruita in Venezuela. Le donne che subiscono la violenza domestica lì trovano rifugio. Lì viene data loro la possibilità di costruirsi una nuova vita lontana dal marito.

Quella di Maria è stata una vita all’insegna della lotta sociale e della difesa dei diritti delle donne. Pur essendo le sue origini italiane lontane, riassume così il legato lasciatogli dalla famiglia: “la creatività, l’amore per l’arte, il piacere della buona cucina”.

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“Amare tutte le persone che si incontrano”

 

padre Gino


CARACAS – Ogni parola esprime pace. Ogni sguardo amore verso il prossimo. Gino Bologna, nato a Torino, ha aderito 49 anni fa al movimento dei Focolari e vive da quattro anni a Caracas.

La sua è stata “una vocazione nella vocazione” come lui stesso definisce. Dopo quasi mezzo secolo di vita in varie comunità focolari in Argentina, a Roma e Firenze, ha deciso di prendere i voti. Ha ricevuto l’ordinazione a 65 anni ed è stato chiamato “a celebrare la messa per i compagni della comunità in Venezuela”.

“L’esperienza in questo paese – spiega padre Gino con le mani incrociate sulle ginocchia – mi ha fatto crescere molto l’amore per tutte le persone che incontro. Sono molto contento di stare qui”.

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La condivisione con i locali: “essenziale per gli alunni stranieri”

 



CARACAS – Vi sono professori che insegnano italiano, storia, geografia… altri che insegnano matematica, scienze, chimica. Ma tutti, oltre al contenuto della materia scolastica, insegnano qualcosa che va ben al di là. A loro la società ha dato il compito di formare, al di fuori del nucleo familiare, i nuovi cittadini. A loro quindi va anche il ruolo importante di educare i giovani a vivere o rifiutare di vivere in una società multiculturale e/o multietnica.

Il Colegio Patria, dove le lezioni sono in spagnolo e si impartiscono corsi di italiano come lingua straniera, apre le sue porte alla nostra inchiesta sull’insegnamento agli stranieri: meglio che studino insieme o separatamente dai madrelingua?

Le urla allegre e spensierate dei bambini, il rimbalzo della palla nel campo da basket, il richiamo all’ordine con tono serio di un maestro, un piccolo cortile in cui fra i busti dei protagonisti della storia del Venezuela si ergono due bandiere: la italiana e la venezolana.

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Avila tv: il canale fatto da giovani di tanti paesi del mondo non cambierà

AVILA TV è la televisione comunitaria nata tre anni fa a Caracas

 

La televisione comunitaria Avila tv
La televisione comunitaria Avila tv

 

 

CARACAS – Una gran folla fa avanti e indietro nell’edificio Phelps sull’Avenida Urdaneta in pieno centro di Caracas. Facce preoccupate, dita che martellano i tavoli dove si lavora, gente che corre su e giù per le scale, un buttafuori sbarra l’ingresso ai volti non conosciuti quando normalmente quella porta è sempre spalancata. Questa la sensazione di ansia collettiva che serpeggiava martedì nella sede della televisione comunitaria Avila tv.

Brasiliani, cileni, colombiani, argentini, nordamericani ma anche tanti italiani che lavorano nella televisione si aggiravano indaffarati per i corridoi con il timore che da un momento all’altro arrivasse il movimento studentesco di opposizione per impadronirsi delle installazioni, cedute tre anni fa dall’Alcaldia metropolitana al canale.

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“Inhabilitaciones politicas”: parola a Lopez e Russián

L’alcalde di Chacao è in attesa del responso della Corte interamericana dei diritti umani sull’incostituzionalità dell’interdizione. Il Controllore: rispettate legge e Costituzione

Dinanzi un centro commerciale nella parte ricca di Caracas
Dinanzi un centro commerciale nella parte ricca di Caracas

 

CARACAS – La posta in gioco è alta: il 23 novembre si eleggeranno 23 governatori e 332 sindaci. Oggi l’opposizione non ha rappresentanza nel parlamento, governa solo in due regioni e 57 comuni. I partiti che si oppongono al presidente Hugo Chavez hanno denunciato che, attraverso l’interdizione dai pubblici uffici imposta dal Controllore generale della repubblica (che svolge una funzione equivalente alla Corte dei conti), il governo avrebbe voluto eliminare gli avversari politici più temibili.

Sul credo politico delle persone interdette, lo stesso Controllore Clodosbaldo Russian ha dichiarato che non ne è a conoscenza, secondo il quotidiano chavista Ultimas Noticias, il 52% degli interdetti apparterrebbe a partiti affini al governo ed il 48% sarebbe di opposizione, ed invece, secondo il quotidiano di Miami El Nuovo Herald, il 90% delle persone interdette sono dell’opposizione.

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Chavez contro tutti

GOVERNATORI E SINDACI IN VENEZUELA SI VOTA

Il seggio dove ha votato il presidente Hugo Chavez
Il seggio dove ha votato il presidente Hugo Chavez

CARACAS – Giovedì sotto piogge torrenziali si è chiusa a Caracas e nel resto del paese un’interminabile e infervorata campagna elettorale, cominciata formalmente in settembre ma in realtà dall’inizio dell’anno. Oggi si vota qui in Venezuela per la carica di governatore dei 22 stati della repubblica e nel Distretto federale di Caracas e per la carica di sindaco in 328 municipi. Più che per elezioni amministrative la campagna ha via via assunto i toni di elezioni presidenziali, con il presidente Hugo Chávez in prima fila, e l’opposizione per converso impegnata a sbarrargli la strada ancora prima che a sostenere i propri candidati locali. Lo scontro, come al solito nel decennio del Venezuela chavista, è stato rovente e senza esclusione di colpi, in un susseguirsi incessante di accuse e contro-accuse.
L’interdizione che ha impedito a un gran numero di candidati di entrambi gli schieramenti di presentarsi al voto, il «valigia-gate», il pacchetto di 26 leggi approvate dall’Assemblea nazionale, il finanziamento al Psuv (il Partido socialista unido de Venezuela), il caso Nixon Moreno sono stati alcuni degli argomenti utilizzati per delegittimare il governo bolivariano e vendere l’immagine stereotipata di un Chávez dittatore.

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I giovani e la fede: i ‘nuovi cristiani’ e i salesiani

A confronto la chiesa cristiana nella zona povera di Caracas dove risiedevano gli immigrati italiani arrivati in Venezuela nel dopoguerra e il Colegio Don Bosco della zona agiata della città

La chiesa cristiana di San Martin a Caracas "Smetti di soffrire"
La chiesa cristiana "Smetti di soffrire" a San Martin

CARACAS – Quattro colonne doriche, un timpano di cemento, la raffigurazione di una colomba della speranza e un ingresso imponente che invita i passanti ad entrare. E’ la chiesa cristiana protestante “Gesù Cristo è il Signore” di San Martín a Caracas su cui si staglia l’insegna azzurra che dice “Centro di aiuto spirituale”. Gli addetti della chiesa quasi si inchinano al mio ingresso nel grande salone, dove una trentina di credenti pregano in piedi e al ritmo di canzoni allegre.

Il giovane pastore in cravatta attinge da una bacinella di bronzo con un ramoscello verde e sparge l’acqua benedetta sulle borse delle donne in fila nel centro della chiesa che intonano un’aria che dice “se ne vada la miseria!”.

Luisa, nipote di un italiano, a 21 anni già casalinga, guarda fisso il pastore nero che gesticola sorridente al centro della sala senza perdersi nemmeno una parola della sua accesa predica mattutina.

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Gli italiani della terza età: la cucina, il lavoro e le donne

Parlano i clienti del Cafetín di Chacao e quelli del Gran Café di Sabana grande di Caracas. Raccontano la storia della loro vita dall’arrivo in Venezuela negli anni ’50 fino ai giorni nostri

Gran café di Sabana frande a Caracas
Gran café di Sabana grande a Caracas

CARACAS – “Io sono felice con due peperoni verdi fritti e una patata bollita. Questa è la nostra tradizione: mangiare bene” dice Ernesto sorridendomi in piedi con le mani in tasca. Intorno a lui ci sono gli amici italiani del Cafetín Sucre di Chacao con cui passa tutti i pomeriggi a Caracas da quando è in pensione.

Camicia bianca a quadretti, canottiera della salute, orologio da polso, sguardo pacato: gli italiani del Cafetín chiacchierano, giocano a tresette, bevono un caffè, sorseggiano un bicchiere d’acqua, non fumano quasi. Seduti ai tavolini gialli di plastica sul marciapiede della strada Sucre alle 6 del pomeriggio al tramonto, si lanciano delle occhiate furtive fra di loro prima di decidere se aprirsi e lasciarsi andare.

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Ledezma, candidato dell’opposizione e figlio di un italiano fa campagna elettorale nelle favelas di Caracas

Uno dei vecchi politici della Quarta Repubblica (1830-1999) adesso si mostra preoccupato per le fascie povere della popolazione

 

 

Ledezma finge di voler tornare nelle favelas dopo le elezioni
Ledezma finge di voler tornare nelle favelas dopo le elezioni

 

  

CARACAS – Il candidato per l’alcaldia mayor di Caracas e figlio di un italiano, Antonio Ledezma, si è recato ieri in piena campagna elettorale a Propatria, una delle zone povere dell’ovest della capitale, per dimostrare che la sua attenzione non andrà unicamente ai quartieri ricchi della città, ma anche alle zone che sono state sempre abbandonate a se stesse.

“Mio padre – ha dichiarato l’avvocato Ledezma alla Voce d’Italia – è sempre stato un padre per me. Era di Avellino e il cognome è Bruno”. L’ex sindaco del municipio Libertador non è mai stato riconosciuto dal padre, ma come altri candidati per le prossime elezioni regionali è discendente di un immigrato italiano. 

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Finalmente i dentisti di Barrio Adentro diventano dipendenti pubblici

 

Un centro di diagnostica integrale
Un centro di diagnostica integrale

CARACAS – Dopo mesi di protesta, venerdì sono stati stipulati i contratti a tempo indeterminato per 193 dentisti venezuelani della missione Barrio Adentro di Caracas. Nel salone principale del ministero della Sanità in un atto ufficiale in presenza di circa 400 persone il coordinatore del programma sanitario nella capitale Jorge Hontoria ha consegnato ai dentisti il riconoscimento ufficiale come funzionari pubblici. «La missione – dichiara Hontoria alla Voce d’Italia – sta raggiungendo i suoi obiettivi. Abbiamo cominciato nel 2002 con la costruzione di strutture sanitarie in tutte le zone della capitale, anche nei luoghi di più difficile accesso come nei barrios con la meta di garantire la salute gratuitamente a tutti i cittadini nelle proprie comunità». Secondo gli accordi ALBA «all’inizio il personale medico era composto quasi solo da cubani rimasti nel paese in media cinque anni, e progressivamente sono stati sostituiti da venezuelani, tanto che oggi i medici connazionali rappresentano un quarto del personale».

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Barrio Adentro: medici e infermieri, mancano risorse e non ci pagano

CARACAS – Sono passati ormai cinque anni da quando è stata lanciata la Missione Barrio Adentro I, il più celebre programma sociale promosso dal governo di Hugo Chávez. L’obiettivo della Missione è quello di garantire il diritto alla salute alla popolazione di scarse risorse economiche in tutte le regioni del Venezuela. E’ ormai da un anno che i dentisti e gli infermieri di Barrio Adentro I di Caracas si sono mobilitati affinché gli siano riconosciuti i minimi diritti come dipendenti pubblici.
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