Generazione senza futuro?

Il documentario indaga sulla crisi che attanaglia l’Europa, sulle cause e le responsabilità
dell’attuale situazione e analizza in particolare gli effetti devastanti della recessione sui giovani. “No future generation?” si pone come obiettivo di raccontare le iniziative di Resistenza che la società europea ha sviluppato dal basso per affrontare la crisi, da un
lato, dando voce a coloro ai quali i grandi network normalmente non concedono spazio (la gente comune che arranca e non arriva a fine mese e i personaggi scomodi) e, dall’altro, raccogliendo opinioni di politici, intellettuali, economisti e artisti. È stato girato in Italia, Francia, Spagna e Regno Unito.

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Micheloni, un dazio sociale per i paesi poveri che esportano in Europa

Il deputato del Pd eletto all'estero, Claudio Micheloni
Il deputato del Pd eletto all'estero, Claudio Micheloni

Il senatore Claudio Micheloni, eletto nella circoscrizione Europa e residente in Svizzera, sostiene che i tagli della Finanziaria determineranno la fine della difussione della cultura italiana nel mondo. Sottolinea inoltre che questa conseguenza rappresenterà una sconfitta per l’Italia, poiché gli italiani nel mondo hanno già fatto un’integrazione. Per quanto riguarda la politica dell’attuale governo, il senatore del Pd sottolinea che è la stessa per gli italiani della penisola che per quelli residenti all’estero: spot televisivi e poca attenzione ai veri problemi della gente. Micheloni inoltre propone di creare un nuovo ufficio indipendente all’interno del Ministero degli Affari Esteri (Mae) che si occuperebbe unicamente di espletare tutti quei servizi amministrativi che non hanno bisogno della diplomazia ma di personale competente. Gli impiegati di tale ufficio dedito ai connazionali dovrebbero essere scelti fra le nuove generazioni nate dall’emigrazione. Partendo dal presupposto che la globalizzazione potrebbe farsi in maniera costruttiva, il senatore difende un’utopia che potrebbe risolvere molti problemi: istituire, non una tassa doganale di protezione dei mercati, ma un dazio sociale. Secondo questa teoria, chi vende in Europa un prodotto fabbricato in un paese dove non c’è la protezione sociale data dagli ammortizzatori, dovrebbe pagare un’imposta che permetterebbe a tale paese in via di sviluppo di crescere.

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