Berlusconi a giudizio, lo sconcerto degli italiani nel mondo

di Barbara Meo Evoli

La marocchina Ruby Rubacuori che ha fatto scoppiare lo scandalo

CARACAS – Le interviste ad alcuni italiani residenti in Venezuela dimostrano che i connazionali nel mondo, sia di destra che di sinistra, si vergognano dell’immagine che Berlusconi dà dell’Italia all’estero.

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La condivisione con i locali: “essenziale per gli alunni stranieri”

 



CARACAS – Vi sono professori che insegnano italiano, storia, geografia… altri che insegnano matematica, scienze, chimica. Ma tutti, oltre al contenuto della materia scolastica, insegnano qualcosa che va ben al di là. A loro la società ha dato il compito di formare, al di fuori del nucleo familiare, i nuovi cittadini. A loro quindi va anche il ruolo importante di educare i giovani a vivere o rifiutare di vivere in una società multiculturale e/o multietnica.

Il Colegio Patria, dove le lezioni sono in spagnolo e si impartiscono corsi di italiano come lingua straniera, apre le sue porte alla nostra inchiesta sull’insegnamento agli stranieri: meglio che studino insieme o separatamente dai madrelingua?

Le urla allegre e spensierate dei bambini, il rimbalzo della palla nel campo da basket, il richiamo all’ordine con tono serio di un maestro, un piccolo cortile in cui fra i busti dei protagonisti della storia del Venezuela si ergono due bandiere: la italiana e la venezolana.

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In Italia: “classi differenziate” per stranieri, in Venezuela: insegnamento e integrazione

CARACAS – In Italia il partito del Carroccio, parte della maggioranza, ha proposto un emendamento al disegno di legge sulla riforma scolastica in cui si istituiscono delle “classi differenziate” per stranieri. La proposta è stata giustificata dallo stesso presidente del Consiglio Silvio Berlusconi come “una misura di buon senso” in quanto permetterebbe ai figli degli immigrati “di frequentare delle lezioni separate dagli italiani per imparare meglio la nostra lingua”.

Separare gli studenti madrelingua dagli stranieri rende veramente possibile un migliore apprendimento dell’italiano per i nuovi arrivati? O semplicemente li ghettizza e li rende alunni di ‘serie b’? Il condividere la stessa aula e gli stessi professori fra studenti di nazionalità o di origini diverse non arricchisce forse lo stesso insegnamento nelle scuole e il bagaglio culturale degli alunni?

La Voce d’Italia ha chiesto allora il parere del lettore italiano Valerio Giovetti presso l’Universidad Central de Venezuela e Simón Bolívar e la dottoressa Anna Greco, responsabile didattica presso l’Ambasciata d’Italia a Caracas.

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