Venezuela, 3 milioni di case in 6 anni

di Barbara Meo Evoli

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Intervista al ministro per la Trasformazione rivoluzionaria di Caracas, Francisco “Farruco” Sesto. L’obiettivo della “Missione Casa”: costruire migliaia di abitazioni per le classi disagiate e ristrutturare i quartieri popolari.

Con il 50 per cento della popolazione che vive in case precarie costruite dagli stessi abitanti, il Venezuela ha molta strada da percorrere per permettere una vita dignitosa a tutti i suoi cittadini. Con questo chiaro obiettivo il governo socialista di Hugo Chávez ha creato nel 2011 un piano nazionale di edilizia popolare con lo slogan: “Missione Abitazione: il diritto di vivere davvero”. L’opposizione ha criticato, da un lato, la costruzione di appartamenti in zone di difficile accesso e lontane dalle fonti di lavoro e, dall’altro, l’assenza di piani urbanistici diretti a realizzare infrastrutture, reti elettriche, piazze e vie di accesso sicure per i quartieri poveri delle città. L’assessore all’urbanistica del Comune di Caracas di opposizione Marco Negrón ha inoltre puntato il dito sul sussidio statale alla benzina che, ammontando a 15 mila milioni di dollari all’anno, impedirebbe di investire in altri settori, tra cui quello dei trasporti pubblici.

 Come immagina che sarà Caracas fra 20 anni se il governo bolivariano prosegue con la missione che ha intrapreso di costruire migliaia di case e rinnovare le periferie della città?

M: Per capire Caracas oggi bisogna conoscere la sua storia. La capitale venezuelana, nata cinque secoli fa, prima della scoperta del petrolio viveva dell’agricoltura ed aveva circa 25 mila abitanti. Con l’apparizione dell’oro nero nel XX secolo Caracas fa un salto incredibile passando da una popolazione di 85 mila abitanti a circa 5 milioni, ma cresce in un modo sbagliato copiando il modello degli “slum” statunitensi. La gente ha così costruito casette che occupano estese superfici nella vallata e poi, quando già non vi era più spazio nella parte pianeggiante, ha continuato a edificare ‘ranchitos’ ammassandosi sulle pendici delle montagne fino a 1.700 metri. Caracas è cresciuta molto rapidamente senza un piano regolatore ciò che ha determinato molti problemi di viabilità. Con il boom del petrolio negli anni ‘50 sono arrivate nella capitale migliaia di persone dalle campagne e da altri paesi latinoamericani, caraibici ed europei, principalmente dall’Italia, la Spagna e il Portogallo.

mision vivienda - casa habitacionesLe masse popolari povere non solo hanno costruito le proprie case senza pensare agli spazi pubblici, ma si sono concentrate in zone a rischio. I governi populisti, che si sono alternati prima dell’attuale presidente Hugo Chávez, non hanno ostacolato l’edilizia popolare spontanea poiché dando le concessioni di costruire si assicuravano di essere votati dalle classi umili. I governi socialdemocratici e democristiani precedenti al 1998 usavano la strategia di comprare le coscienze del popolo.

Diversamente dal passato, oggi il Venezuela ha un governo popolare (non populista) che, tra i molteplici programmi sociali diretti a far sviluppare il paese in una forma equilibrata, ha creato anche la “Missione abitazione”. Nell’ambito di questo piano nazionale è stato realizzato un censimento delle famiglie povere che avevano bisogno di una casa o di un suo ampliamento, così sono state registrate 3 milioni 700 mila famiglie in tutto il paese, di cui 670 mila a Caracas. Visto che con buone politiche si può favorire lo spostamento di una parte delle famiglie che hanno fatto richiesta di una casa nelle campagne, il governo bolivariano ha promesso di costruire 500 mila abitazioni a Caracas in 7 anni a partire dall’inizio del 2011.

L’esecutivo ha deciso di sfruttare questo piano di costruzione di migliaia di case per trasformare tutte le città del paese, compresa Caracas che, trovandosi a mille metri d’altezza, è caratterizzata da gravi problemi strutturali. In Venezuela ci sono 6 milioni e 800 mila case, di queste 3 milioni 800 mila sono ‘ranchos’, ovvero strutture principalmente di mattoni con tetto in lamiera che sono state costruite dalla popolazione, e i rimanenti 3 milioni sono alloggi costruiti dallo Stato o da imprese private. La sfida del governo è di costruire nei prossimi 6 anni non solo i 3 milioni di case di cui la popolazione ha bisogno, ma anche di edificare scuole, ospedali, centri culturali, centri sportivi e per farlo c’è bisogno di industrializzare l’edilizia.

L’urbanismo rispecchia la composizione sociale e Caracas è una città con fortissime disuguaglianze. L’obiettivo del piano è cambiare il volto della capitale, come si è iniziato a fare nel 2011 edificando 12 mila abitazioni, facendo in modo che scompaiano le grandi differenze sociali e che le diverse fascie della popolazione si integrino fra loro. Cosicché agli sfollati, che l’anno scorso hanno perso le proprie case precarie a causa delle forti piogge, sono stati consegnati degli alloggi in pieno centro, in luoghi dove non avrebbero mai sognato di poter vivere.

La “Missione Abitazione” ha come obiettivo di spostare gli abitanti dei quartieri popolari in altre zone della città o di costruire servizi in queste zone per migliorare la qualità di vita della gente?

M: Bisogna considerare che i quartieri popolari sono nati grazie allo sforzo della gente che li ha costruiti, anche se sono privi di una progettazione urbanistica riflettono le relazioni umane della gente che li abita. Visto che non vogliamo distruggere questa coesione sociale, abbiamo deciso di spostare unicamente le persone che vivono in zone considerate a rischio in caso di sisma o di slavina. Non vogliamo far scomparire i quartieri popolari ma solo trasformarli rendendoli sicuri per gli abitanti.

mision_vivienda casa en las afueras de caracasIn molti paesi del mondo, come per esempio in Europa dopo la seconda guerra mondiale, sono stati portati avanti piani pubblici di edilizia popolare. Il Venezuela ha assunto come modello un’esperienza di un paese?

 

Tutti i piani urbanistici che sono stati attuati non hanno messo in discussione la strutturazione in classi sociali delle città, in Venezuela non vogliamo applicare questo concetto: il nostro obiettivo è riuscire a far fondere le classi sociali e la nostra sfida è democratizzare gli spazi urbani e far integrare gli abitanti.

Il popolo è diventato il protagonista del cambiamento delle città poiché i tecnici non impongono i progetti urbanistici ma li concordano con gli abitanti. Con l’obiettivo di migliorare la vita delle classi umili attraverso l’utilizzazione della tecnologia abbiamo costruito il ‘Metrocable’ (trad. Metrocavo), ovvero una funivia che collega una stazione della metropolitana di Caracas con un quartiere povero di difficile accesso che si trova sulle pendici di una collina. Realizzando il ‘Metrocable’ abbiamo voluto evitare che gli abitanti dovessero salire l’equivalente di 20 piani a piedi ogni giorno per arrivare nella propria casa, dovendo trasportare anche in spalla oggetti pesanti.

A Cuba nell’ambito del piano di edilizia popolare sono stati realizzati degli studi psicologici e sociologici delle famiglie poi trasferite in altre zone della città, in Venezuela sono state condotte delle analisi simili?

farruco sesto ministro para la transformacion revolucionaria de caracas - venezuelaM: Dopo la tragedia delle slavine di Vargas nel 2000 e le inondazioni dello scorso anno in cui migliaia di persone hanno perso la propria casa, il governo ha dato un tetto agli sfollati offrendo loro delle stanze nelle istituzioni pubbliche, negli uffici, negli stadi e nei musei. L’esecutivo  non ha voluto lasciare delle persone per la strada e cosí per esempio nel ministero della Presidenza nel cosidetto Palazzo Bianco il primo e secondo piano è occupato ancora oggi dagli sfollati.

Tutte le famiglie sfollate che si trovano in un determinato centro di accoglienza provengono dalla stessa zona e, quando gli edifici nuovi sono terminati, sono trasferite tutte insieme dal centro di accoglienza ai nuovi appartamenti. Quindi la “Missione Abitazione” prende in considerazione la coesione sociale e le relazioni umane che si sono sviluppate in una zona e cerca, nei limiti del possibile, di preservare i valori comunitari.

Sulle pendici delle colline vicino all’autostrada che unisce Caracas al porto de La Guaira il governo sta costruendo una nuova città progettata nel rispetto dello spirito comunitario. “Città Caribia”, che oggi ospita 1.500 famiglie e in futuro 20 mila, non sarà un quartiere periferico dormitorio perché disporrà di tutti i servizi. Sebbene Caracas si trova in una zona sismica che presenta difficoltà topografiche per la costruzione, non si può non tenere conto della volontà della popolazione che ha deciso di vivere in questo luogo per le sue caratteristiche positive: il clima, la vicinanza al mare e al principale porto, la posizione centrale nel paese.

L’opposizione ha criticato duramente la politica governativa che mira a spostare la popolazione dalle grandi città verso le campagne e le zone a bassa densità del paese, qual è la sua opinione a riguardo?

M: Bisogna tenere in considerazione che vi sono zone del Venezuela che si stanno sviluppando economicamente e socialmente grazie allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi come è il caso dell’asse centro-settentrionale del Llano e del sud dello stato Anzoategui. Immagino che a poco a poco che queste regioni si svilupperanno e si creeranno opportunità di lavoro vi saranno giovani che decideranno di trasferirsi lì volontariamente. Non esiste nessuna politica governativa messa in atto per obbligare la popolazione a lasciare Caracas.

Uno dei problemi principali del Venezuela è la delinquenza, da un anno il governo ha deciso di impegnarsi implementando vari piani diretti a debellare questa piaga. Nell’ambito della lotta alla criminalità, cosa si dovrebbe fare a livello urbanistico?

 M: La delinquenza è un problema strutturale, non solo del Venezuela, ma di molti paesi del mondo ed è una manifestazione del fatto che la società di tutto il pianeta non sta vivendo un buon momento storico. Negli ultimi decenni nel mondo, anche se la tecnologia ha registrato uno sviluppo incredibile, si sono acutizzate le crisi sociali perché il sistema in cui viviamo è strutturalmente ingiusto.

ciudad caribia si trova fra caracas e la guaira in venezuela ed è stata costruita grazie alla missione ViviendaIl Venezuela è solo uno dei tanti paesi del mondo colpito dalle ingiustizie che producono violenza. Bisogna sapere che il Venezuela ha vissuto delle entrate e regalie del petrolio fino agli anni ’80. In quegli anni il paese era gravato da un enorme debito pubblico e il numero di persone che vivevano in stato di miseria era molto elevato. Quando Chávez vince le elezioni nel 1998 la povertà colpiva il 70% della popolazione, la metà dei bambini non frequentava la scuola elementare, non aveva una buona alimentazione e non riceveva cure mediche. Questi bambini nati negli anni ’80 e ’90 oggi hanno 20 e 30 anni e sono gli attuali delinquenti (‘malandros’). I bambini nati a partire dal 2000 hanno frequentato la scuola primaria, secondaria e stanno frequentando l’università, hanno ricevuto cure mediche e hanno potuto partecipare a eventi culturali ed artistici: grazie a tutti i benefici di cui hanno goduto la probabilità che diventino dei delinquenti è infinitamente minore rispetto al passato.

Un altro grave problema che genera violenza è la droga. Il micro-traffico di stupefacenti e il narcotraffico in generale hanno sviluppato un’economia molto redditizia della quale vivono la maggior parte dei giovani delinquenti organizzati in bande nei quartieri poveri. La diffusione della criminalità è una disgrazia per il Venezuela, poiché in qualsiasi vita umana vi è una potenzialità e, a causa di questa spirale di violenza, stanno morendo tantissimi giovani e stiamo perdendo tante potenzialità.

Per combattere contro l’insicurezza il governo ha adottato diverse misure: ha eliminato la corrotta Polizia metropolitana, ha creato la nuova Polizia nazionale bolivariana, ha posto in essere il piano di disarmo e di lotta contro il delitto organizzato.

Nei nuclei urbani della ‘Missione abitazione’ costruiamo, oltre alle residenze, anche locali socio-produttivi dando cosí la possibilità agli abitanti di produrre ricchezza nello spazio in cui vivono. Non abbiamo costruito delle città dormitorio, al contrario abbiamo previsto che attraverso i locali commerciali e artigianali gli abitanti delle nuove residenze possano creare una base economica per la propria famiglia e così anche riuscire a conservare gli edifici donati o venduti dallo stato. Così insieme ai 12 mila nuovi appartamenti edificati a Caracas sono stati costruiti 500 locali socio-produttivi che offrono possibilità di lavoro senza produrre inquinamento chimico o acustico, come per esempio officine di fabbricazione di pezzi di orologeria, stabilimenti tessili, zuccherifici, panetterie e negozi.

www.meoevoli.eu

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