Perché Chavez ha rivinto. Oltre la propaganda

Perché dal 1999 ad oggi il Venezuela è stato classificato tra le dittature peggiori al mondo? Con quali prove e sulla base di quali parametri? Eccovi un decalogo dei diritti civili e politici rispettati in Venezuela, paradossalmente il paese delle “troppe libertà”.

Pubblicato sulla rivista Geopolitica: www.geopolitica-rivista.org/19120/perche-chavez-ha-rivinto-oltre-la-propaganda/

Lanciamo un appello al governo francese … affinché prenda consapevolezza della deriva antidemocratica d’un regime che … è indirizzato verso il totalitarismo” (Libération, 19/11/2007).

I principali osservatori indipendenti che hanno analizzato con attenzione la gestione di Chávez coincidono sul fatto che la autocrazia eletta bolivariana assomiglia ogni giorno di più a una normale dittatura” (El Mundo, 16/2/2009).

“‘Perchè il Campidoglio offre il suo patrocinio a una mostra a Roma sul dittatore Chavez?’ ha chiesto Giulio Santagata del Pd annunciando un’interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri” (Repubblica, 2/3/2012).

All’indomani della vittoria elettorale di Hugo Chávez sul candidato dell’opposizione Capriles Radonski, la stragrande maggioranza dei media europei non parla più di un Venezuela in cui è assente la libertà d’espressione, i toni di giornali, radio e televisioni non sono più così aggressivi come lo sono stati per ben 13 anni. Davanti alla prova del voto e alla sconfitta accettata dalla stessa opposizione, i media non possono più mentire. Oggi hanno messo da parte le descrizioni caricaturali e tendenti a ridicolizzare il presidente venezuelano e, senza indurre al sospetto della frode elettorale, hanno riconosciuto il risultato ottenuto all’interno di un sistema pienamente democratico con un’altissima affluenza (80,72%) (http://www.cne.gob.ve/resultado_presidencial_2012/r/1/reg_000000.html).

Questi stessi media che fino a qualche mese fa presentavano Chávez come un dittatore pazzo e spietato oggi moderano il linguaggio riconoscendo i benefici dei programmi sociali che hanno ridotto la povertà, l’analfabetismo, dato una casa e una terra a chi non l’aveva, prestato cure mediche e fornito pensioni, assistenza e micro-crediti alle fasce della popolazione più debole.

Nel quartiere popolare “la Pastora”

I mezzi di comunicazione europei, sempre molto prodighi in critiche durissime sul governo bolivariano, oggi puntano il dito sull’attuale dipendenza del paese caraibico dall’estrazione petrolifera (i cui proventi secondo dati dell’opposizione si agirerebbero tra l’85 e il 90% del Pil), un obiettivo su cui lo stesso presidente ha ammesso di essere rimasto indietro (http://internacional.elpais.com/internacional/2012/10/06/actualidad/1349547617_084819.html; http://www.guardian.co.uk/world/2012/oct/02/hugo-chavez-strongmans-last-stand?INTCMP=SRCH). Questa tipologia di analisi dimostra come i media europei non contestualizzino affatto i problemi dei paesi esteri descritti. D’altronde non vi è mai stato spazio per una semplice domanda: se l’Europa fosse la più grande riserva di petrolio al mondo (come è il caso del Venezuela), quale sarebbe la sua storia e il suo presente? Se in Europa dall’inizio del ‘900 ad oggi fossero stati estratti centinaia e poi miliardi di barili di oro nero al giorno, gli italiani sarebbero stati tra i pionieri dell’industria tessile? I tedeschi tra i grandi produttori di automobili? I francesi tra i primi a sviluppare il settore terziario? Gli spagnoli avrebbero assistito a una massiccia espansione dell’edilizia?

Oggi non si discute più sull’enorme importanza che il governo Chávez ha rivestito nella politica sudamericana e nella definizione dei rapporti politico-commerciali del continente con l’Europa e gli Stati Uniti. La vittoria del candidato Capriles avrebbe implicato un gigantesco cambiamento nell’equilibrio delle Americhe: un’altra opinione condivisa dai media che fino a qualche settimana fa erano portavoce dell’idea ‘Chàvez dittatore’.

Oggi quasi tutti riconoscono il presidente venezuelano come creatore e propulsore di una politica estera fondata su quattro principi fondamentali: autonomia e coesione del continente sudamericano, fine ai trattati di libero commercio con gli Usa e ricerca di nuovi mercati, stop all’indebitamento con il Fondo monetario internazionale e imposizione di un notevole aumento del prezzo di vendita del greggio e di altre risorse naturali (http://www.isri.cu/publicaciones/articulos/2007/0907.pdf). Decisioni che hanno avuto degli impatti notevoli e spesso non favorevoli alle economie dei paesi ricchi del mondo. Nel 2000 all’interno dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) Chàvez è stato infatti uno dei promotori di una riduzione dell’offerta di greggio sul mercato finalizzata a determinarne l’aumento del prezzo. Non sarà per questo motivo che il presidente bolivariano è inviso all’Occidente, più che per un’ipocrita limitazione dei diritti umani proclamata dai media?

In Europa si tende a dividere i paesi del mondo in due blocchi troppo semplicistici, quelli buoni e quelli proscritti: ai primi è riservato un ottimo trattamento mediatico mentre ai secondi uno pessimo, e per decidere se il paese finisce nella prima o seconda lista si utilizza principalmente un paramentro, la libertà d’espressione. Escludendo le settimane pre e post-presidenziali in cui il Venezuela è stato relativamente graziato dalla mannaia dei giudizi negativi, il paese fin dal 1999 è sempre stato messo all’indice dai media europei e comparato alla Cina in quanto a censura (http://cnnespanol.cnn.com/2012/07/17/el-gobierno-de-chavez-coarta-libertad-de-expresion-dice-human-rights-watch/). All’inizio del terzo mandato del leader bolivariano, sembra necessario fare un quadro della reale condizione dei diritti civili, proprio quelli su cui giornalisti, politici e intellettuali occidentali hanno infierito di più riservando al governo l’appellativo di “regime”.

Bastano dieci minuti davanti a un giornalaio in Venezuela per rendersi conto che vi è un solo quotidiano nazionale pro-governo, il “Correo del Orinoco” fondato solo nel 2009 con una tiratura di 50 mila copie, mentre tutti gli altri sono pro-opposizione, ed in particolare il più letto nel paese, “Ultimas noticias” con una tiratura sei volte maggiore dell’omologo chavista, è di proprietà della famiglia Capriles (www.ultimasnoticias.com.ve/lamarca.aspx). I titoli di giornale venezuelani (es. Venezuela, fra la democrazia e la dittatura, El Universal, 20/01/2010), non solo si contrappongono radicalmente alla visione governativa, ma sono la prova di come non vi sia nessuna limitazione alla libertà di stampa. Mentre in Venezuela si assiste a un’estrema polarizzazione dei media, in Europa si osserva una pericolosissima uniformità dell’informazione su numerosi argomenti, come è il caso delle opinioni sulle politiche di austerità o sui casi della Siria e della Libia. Il ruolo dei media è alimentare il dibattito costruttivo sulla realtà in cui viviamo, fare informazione significa dare spazio a soggetti e fonti diverse e non di certo allinearsi su una posizione univoca. L’Europa può quindi arrogarsi la veste di giudice delle libertà altrui?

Per quanto riguarda lo spazio radiofonico vi sono numerose radio nazionali e locali private di opposizione (circuito Exito, Belfort, FM center ed altre) che raccolgono la maggioranza dell’audience e, oltre alla radio nazionale pubblica “Nacional de Venezuela” e quella della capitale “Alba Ciudad”, le onde sono occupate da una miriade di piccole radio comunitarie pro-Chávez che sono ascoltate spesso in zone molto circoscritte. Con un rapido zapping davanti alla televisione si può verificare la maggioranza numerica di opinioni anti-chaviste: vi sono oltre dieci canali privati nazionali e regionali di opposizione e cinque canali pubblici filo-governativi (Antv, Vtv, Tves, Telesur e Vive tv). In Italia si tenta di presentare la Rai come un osservatore imparziale della realtà, sebbene mostri un palinsesto cangiante secondo il governo in carica, mentre in Venezuela i ruoli sono chiari: la televisione privata mostra unicamente l’opinione politica dell’opposizione e spesso disprezza quella dell’esecutivo; in contrapposizione, la televisione pubblica rappresenta la visione bolivariana. Ascoltando le due voci posizionate una agli antipodi dell’altra, il cittadino si costruisce una propria idea della realtà ed è in grado di scegliere il partito in cui si identifica (Psuv o Mud). Dal canto loro i venezuelani non hanno abbandonato le abitudini precedenti all’arrivo di Chávez ed infatti il canale più visto continua ad essere la privata ‘Venevisión’ con una programmazione composta principalmente da telenovele (http://www.conatel.gob.ve/). Per quanto riguarda il cinema, il pubblico ha totale libertà di fruizione, considerando che una delle due distribuzioni cinematografiche nazionali è di proprietà di Capriles e che le sale appartenenti alla rete pubblica sono veramente esigue. Un’altra prova della libertà vigente nella produzione cinematografica proviene dagli studi della “Villa del Cine” fondati nel 2006 dove sono stati realizzati sia film di orientamento politico affine al governo (“Francisco de Miranda”), sia opposto (“Habana Eva”).

Per quanto riguarda la libertà di parola, associazione e manifestazione, basta guardare la campagna elettorale di Capriles durante la quale il candidato si è spinto nei quartieri considerati bastioni del “chavismo” mobilitando anche migliaia di persone, o osservare la quantità di cartelli e bandiere con i colori dell’opposizione appesi dai cittadini ai balconi. Tendenziosa la notizia sparsa sui media secondo cui il credo politico dei cittadini limiti il diritto di accesso ai servizi pubblici come la proprietà di una nuova abitazione conseguente alla semi-distruzione o insalubrità della propria, i trasporti con prezzo calmierato, le cure mediche specializzate. Basta recarsi nel nuovo edificio costruito a seguito delle inondazioni per gli sfollati in pieno centro storico ai piedi del monumento “El Calvario” per ascoltare lo slogan dell’opposizione: “C’è una strada”.

Il Venezuela non si caratterizza quindi affatto per la restrizione delle libertà dei cittadini e ne è prova la delinquenza, una piaga che dimostra la carenza di controllo dello Stato sulla popolazione, troppo libera di infrangere le leggi. Per analizzare l’insicurezza e l’altra principale problematica, l’inflazione, è totalmente fuori luogo il paragone fatto da vari media con l’Europa ed è necessario collocare il Venezuela all’interno del suo continente definito dalla dottrina Monroe del XX secolo: “il cortile di casa” degli USA e privo di autonomia nelle scelte economiche.

L’inflazione galoppante, che secondo stime del governo si è attestata al 27% annuale nel 2011 (http://www.bcv.org.ve/c4/notasprensa.asp?Codigo=9609&Operacion=2&Sec=True) e secondo i partiti dell’opposizione al 40%, è un flagello per tutte le classi sociali: i piccoli e medi imprenditori hanno difficoltà a programmare una strategia e stilare un preventivo, pur con un aumento annuale dello stipendio minimo imposto dalla legge gli impiegati hanno difficoltà ad arrivare alla fine dell’anno, mentre i grandi imprenditori risolvono il problema cambiando i guadagni ottenuti in bolívares in valuta stabile (euro e dollaro) ed esportando i propri capitali all’estero, azione vietata dalle legge ma tollerata.

Il governo bolivariano in 13 anni non è riuscito a ridurre la criminalità delle principali città del paese dove si registrano in comparazione con altri paesi latinoamericani alti tassi di omicidi, di sequestri di persona, di rapine e di feriti da arma da fuoco (http://www.elcorreodelorinoco.com/?p=2945). Come non si può nascondere che ancora oggi molti bambini dei quartieri poveri hanno facilmente accesso a una pistola e che la popolazione di tutte le classi sociali vive tenendo stretta la sua borsa, non si possono dimenticare le azioni adottate dal governo contro la violenza: la creazione di una nuova polizia nazionale bolivariana (Pnb), non corrotta come la “Metropolitana” eliminata nel 2010; la costituzione di un’università sperimentale che prepara i pubblici ufficiali ad esercitare il proprio mestiere e l’emanazione di una legge che impone la numerazione delle pallottole assegnate ai funzionari di polizia.

Secondo molti media europei, i dieci punti di vantaggio ottenuti da Chávez su Capriles (16 di meno rispetto a quelli ottenuti sull’allora candidato dell’opposizione alle presidenziali del 2006) sono il frutto delle politiche governative definite “populiste” e “assistenzialiste”. Con tale giudizio si omette di rilevare che in dieci anni il tasso di povertà è diminuito di oltre il 30% e si evita il paragone con gli anni ’90 segnati da un tasso di povertà estrema pari al 22% e una grave carenza di servizi pubblici (http://hdrstats.undp.org/fr/pays/profils/VEN.html). Impiantare dei servizi non è stata quindi una pratica assistenzialista, bensí una misura di redistribuzione della ricchezza, ragion per cui il Venezuela si attesta al terzo posto in America latina per minore tasso di povertà (http://www.eclac.cl/cgi-bin/getProd.asp?xml=/prensa/noticias/comunicados/8/45168/P45168.xml&xsl=/prensa/tpl/p6f.xsl&base=/tpl/top-bottom.xsl).

Perché i venezuelani hanno rivotato per il leader bolivariano? Alcuni perché hanno visto costruire una fermata della metro davanti alla loro casa, altri perché si sono potuti comprare una macchina, altri perché hanno ritrovato la vista, ma principalmente perché hanno ritrovato l’orgoglio di essere venezuelani. Dopo aver regalato ai suoi cittadini la possibilità di costruirsi un futuro e immaginarne uno ancora migliore per i propri figli, una speranza che gli europei stanno perdendo, Chávez oggi raccoglie due grandi sfide: governare un paese con una stratificazione sociale ben diversa da quella del 1998 e rappresentare, nel mondo multipolare che ha contribuito a edificare, un modello alternativo alla sinistra occidentale.

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

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4 risposte a Perché Chavez ha rivinto. Oltre la propaganda

  1. fausto ha detto:

    “…alternativo alla sinistra occidentale…”. Ho sempre pensato anch’io che sia da sciocchi appiccicargli l’etichetta di comunista. Lui è un militare indigeno, ha poco da spartire con la storia europea. E quasi nessuna relazione con i cubani, che pure cerca di tenersi buoni.

    Probabilmente quella che ha cominciato a spezzare non era una semplice forma di povertà diffusa, ma piuttosto una vera e propria “apartheid” in salsa sudamericana. Ora il problema sarà continuare a trovare disponibilità economiche adeguate a sostenere l’opera, mica facile….

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  2. barbarameoevoli ha detto:

    COMMENTO SCRITTO DA FIL78 SULLA RIVISTA GEOPOLITICA

    fil78
    10 / 10 / 2012 11:37

    Facile vincere elezioni in questo modo “pulito”:

    1) Dando la cittadinanza a cinesi, russi, cubani ecc.. persone che non sanno nemmeno una parola di spagnolo o quale siano i simboli patri venezuelani. Chavez, con questo suo “esercito” di votanti in giro per il mondo ha potuto comodamente raccogliere voti di chi hanno appoggiato il loro “benefattore” dalle propria ambasciate.
    2) Impaurendo le persone a carico di posti pubblici attraverso una legge elettorale fatta a doc che prevedeva la schedatura con impronta digitale con la possibilità molto concreta di riconoscere i votanti con controlli mirati mettendo a rischio il proprio posto di lavoro (abbiamo il precedente delle votazioni per il referendum revocatorio ed i conseguenti massivi licenziamenti dello staff di PDVSA ed altre aziende assorbite dallo Stato). Anche in questa occasione, le voci di un clamoroso ”O voti x me o ti tolgo lavoro e futuro” giravano chiari e forti.
    3) Appoggiando ed incitando la criminalità sparsa nei quartieri aderiti al “oficialismo”. Andate a vedere la percentuale di omicidi commessi contro la percentuale di condanne per capire come la paura possa essere un fattore di potere per il governo in uno stato dove l’impunità regna e l’immunità non è garantita.
    4) Facendo votare i prigionieri nelle carceri in cambio di favori.
    5) Rendendo difficoltosa la votazione di grandi comunità di venezuelani all’estero. Abbiamo l’esempio della comunità di Miami che pochi mesi fa ha visto clamorosamente chiuso il rispettivo centro di votazione spostando il tutto a km 1500 di distanza a New Orleans, impossibilitando la mobilizzazione di intere famiglie la cui volontà di voto sicuramente non era a favore di Chavez.
    6) Militarizzando i vari quartieri di Caracas per creare il suo esercito personale di strada, pronto a scatenare una Guerra Civile… bello votare con questo bel clima intimidatorio.

    Con queste premesse mi domando come posiate difendere ancora un dittatore? Immagino che dopo 14 anni consecutivi al potere ed altri 6 davanti alla sua carriera politica non lo riteniate mica un paladino della democrazia!! Mi domando se la vostra sia ingenuità o cattiva volontà, dato che per la maggioranza Chavez rimane supportato dai delinquenti (basta guardare i suoi amici internazionali per capirlo) ad eccezione di qualche ingenuo che spera nel suo governo un miglioramento della sua condizione di povertà. Se lui si manifesta contro gli Stati Uniti per voi è allora nel giusto? Non possiamo nel 2012 vedere il mondo attraverso il prisma di soltanto 3 variabili che rendono riduttivo qualsiasi analisi socio-politico complesso come può essere quello del Venezuela: la desta, il centro e la sinistra.
    Forse per lei questa è una democrazia?…Ieri hanno pianto 6.500.000 di Venezuelani forse questo dice tutto è il 50% di un popolo che era diviso da tutte le realtà che racchiudono questo splendido e martoriato paese con Capriles c’erano tutte le classe sociali che speravano di poter scegliere il loro futuro.
    Forse i venezuelani dovranno aspettare altri 6 anni, sperando in Dio che il cambiamento arrivi prima.
    Se tutte le dittature hanno avuto una fine, restiamo fiduciosi questa non sia l’eccezione, sperando che i nostri figli abbiano la fortuna di vedere e vivere un paese nuovo, pieno di opportunità, cosa che avverrà soltanto con un nuovo presidente.

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  3. barbarameoevoli ha detto:

    COMMENTO SCRITTO DALL’AUTORE BARBARA MEO EVOLI

    1. Il punto 1 contraddice il punto 5, nelle ambasciate venezuelane all’estero si sarebbero recati alle urne un “esercito di votanti chavisti” o degli elettori di “opposizione”? Il procedimento per ottenere il permesso di soggiorno, la residenza e (a seguito di 5 o 10 anni di permanenza nel paese) la nazionalità venezolana è lungo e irto di ostacoli e, visto che l’amministrazione pubblica, di certo non si caratterizza per efficienza e celerità, in Venezuela vi sono ancora oggi migliaia di cittadini stranieri irregolari che quindi non hanno diritto al voto (requisiti per ottenere la cittadinanza: http://www.saime.gob.ve/Dir_extranj/servicios/solicitud_ingreso/t_laboral.php e commenti di stranieri sulle difficoltà di rilascio del permesso di soggiorno http://orlandocarcamo.com/content/el-saime-reanudo-el-censo-de-extranjeros-indocumentados). L’acquisto della cittadinanza dello straniero iure soli è un diritto riconosciuto internazionalmente ed anche dalla legislazione italiana (http://www.esteri.it/MAE/IT/Italiani_nel_Mondo/ServiziConsolari/Cittadinanza.htm)
    2. Oltre 3 mila osservatori internazionali, 200 accompagnatori stranieri, 200 mila volontari dell’opposizione presenti nei 39.322 seggi durante la votazione del 7 ottobre hanno attestato la trasparenza e il perfetto funzionamento del sistema elettorale venezuelano. Che maggior tutela della segretezza del voto può essere garantita se lo stesso responsabile della campagna elettorale di Capriles Radonski, Armando Briquet, ha ringraziato il “Centro nazionale elettorale”, un’istituzione pubblica, per la ottima gestione? (http://cnnespanol.cnn.com/2012/10/07/avanza-eleccion-presidencial-en-venezuela/).
    Non si possono comparare le elezioni del presidente della repubblica con la raccolta di firme per la richiesta di referendum revocatorio presidenziale, votazione che ebbe come esito la riconferma del mandato di Hugo Chavez. Nel primo caso si tratta di un procedimento elettorale, mentre nel secondo caso si tratta di una pubblicazione violatoria della privacy di un documento che era in possesso di un’Organizzazione non governativa di opposizione (Sumate). Conseguentemente alla pubblicazione della lista dei firmatari di opposizione, vi sono le prove di una effettiva discriminazione attuata dal governo nei riguardi di molti dirigenti della maggiore impresa del paese (Pdvsa). Bisogna tenere in considerazione che i licenziamenti di oppositori all’interno di Pdvsa vennero posti in essere due anni dopo lo sciopero portato avanti nel 2002 dall’opposizione mirante a paralizzare l’attività economica del paese e a privare la popolazione di rifornimenti di benzina e alimenti. Lo stesso Chavez nel 2005 ha imposto l’eliminazione dal web della famosa lista Tascón che conteneva i nomi degli oppositori (http://www.rctv.net/index.php/2012/08/12/luis-tascon-murio-hace-dos-anos/).
    3. L’aumento della violenza e l’impunità sono tra le maggiori critiche mosse contro il governo di Chávez dai suoi stessi votanti e tra le cause della diminuzione della popolarità del presidente venezuelano che il 7 ottobre ha ottenuto 16 punti in meno rispetto alle elezioni del 2006. La riduzione dell’insicurezza in tutte le regioni del paese è stessa messa al centro della campagna del presidente (http://www.radiomundial.com.ve/article/ch%C3%A1vez-hay-cien-medidas-en-marcha-contra-la-inseguridad-audio).
    4. Sono 17.543 i detenuti in stato di custiodia cautelare nelle carceri di tutto il paese che hanno avuto diritto al voto per le elezioni presidenziali. Quindi su 15.010.584 di voti scrutinati (di cui 8.136.964 sono a favore di Chavez e 6.499.575 di Capriles), il numero dei voti dei detenuti è assolutamente irrilevante. Inoltre la stessa opposizione ha affermato di svolgere la propria campagna politica in tutte le carceri del paese e ha denunciato che, a causa del mancato spostamento di residenza in carcere, oltre 10 mila detenuti in custodia cautelare non avrebbero potuto votare. (http://www.talcualdigital.com/Nota/visor.aspx?id=76656)
    5. Per quanto riguarda i voti all’estero, innanzitutto rappresentano il 0,53% degli aventi diritto (poco più di 100 mila elettori), quindi, immaginando che la totalità di questi avesse deciso di votare per l’opposizione, comunque non sarebbe cambiato il risultato della votazione (Chavez ha ottenuto 1.637.389 voti in più di Capriles) (http://www.avn.info.ve/node/136600). In secondo luogo la stessa opposizione residente negli Stati Uniti ha affermato che la giornata elettorale del 7 ottobre è trascorsa senza nessun tipo di inconveniente in particolare nelle circoscrizioni con maggior numero di venezuelani residenti, ovvero gli Stati Uniti (consolati di Washington, Boston, Chicago, Houston, New Orleans, Nuw York, San Francisco e Puerto Rico) e la Colombia. (http://www.elheraldo.co/noticias/internacional/venezolanos-en-el-exterior-votaron-en-masa-84702 e http://www.notitarde.com/Internacional/Los-venezolanos-en-el-exterior-votaron-sin-ning%C3%BAn-inconveniente/2012/10/07/137580). Il consolato di Miami è stato chiuso a marzo 2012 perché la console Livia Acosta è stata espulsa dall’amministrazione Usa, non per volontà del governo e gli aventi diritto al voto iscritti erano appena 20 mila (http://www.bbc.co.uk/mundo/noticias/2012/01/120115_venezuela_consulado_cierre_preocupacion_fp.shtml).
    6. Non capisco a cosa si riferisca il lettore con il termine “esercito personale di strada”. Non vi è stata nessuna militarizzazione dei quartieri poveri (“barrios”), anzi spesso la polizia non ha neanche accesso in quei quartieri per il potere della malavita e per le difficoltà di viabilità e logistica, visto che spesso i vicoli sono strettissimi e si inepircano in altezza sulle pendici delle colline. Tristemente in molti “barrios” il problema della violenza non è stato risolto. Con oltre 14 mila omicidi nel 2011, il governo ha ammesso di non essere riuscito a curare una delle maggiori piaghe del Venezuela, l’insicurezza, (http://www.prensalibre.com/internacional/Venezuela-registro-mil-asesinatos-Gobierno_0_723527726.html) e ha promosso la legge diretta a effettuare un controllo restrittivo dei porti d’arma e la numerazione delle pallottole.
    Tutti i venezuelani hanno il diritto di esprimere il proprio pensiero e di votare il leader che credono che li rappresenti, come d’altronde ha fatto Lei scrivendo il commento a questo articolo e votando Capriles. Un voto di un venezuelano che ha votato Chávez ha lo stesso valore del Suo. Nel mio articolo ho oggettivamente provato con dei dati (nella maggior parte provenienti da media dell’opposizione o dalla stampa straniera) la effettiva libertà d’espressione vigente in Venezuela, non ho di certo affermato che il governo di Chavez sia perfetto, anzi ho rilevato numerose carenze. Fra sei anni si svolgeranno nuove elezioni e se i venezuelani pro-opposizione saranno di più dei chavisti come lei spera, governerà quella che è oggi l’opposizione.
    E’ scorretto e fazioso dire che il Venezuela è governato da una dittatura, poiché sarebbe onesto dire che è governato da un presidente di cui non si condivide la gestione.

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  4. Max Rojo ha detto:

    Nei suoi anni di governo è riuscito a suscitare sentimenti contrapposti: un’ammirazione vicina all’idolatria dei suoi seguaci, il disdegno e il biasimo dei suoi avversari.
    Tra i provvedimenti presi durante il suo mandato, particolarmente importanti sono state: la vittoria sul controllo del petrolio venezuelano strappato alla Exxon Oil e altre multinazionali che detenevano il monopolio con la complicità di politici corrotti. La americana Exxon cercò di espropriare e congelare le fonti economiche venezuelane in Usa, Uk e banche europee rimanendo sconfitta nelle sedi legali statunitensi da un team di avvocati intraprendenti ingaggiati dal Governo Chavista. Egli diede ulteriore spinta all’ educazione infantile ed universitaria in forma gratuita e di qualità, concedendo un computer ad ogni bambino anche a quelli dei remoti luoghi rurali, sponsorizzando lo sport e la musica come prevenzione contro la delinquenza nei quartieri più disagiati, dando vita a migliaia di talenti; tanti di questi giovani compongono oggi l’orchestra sinfonica Simon Bolivar de Venezuela, la più acclamata e numerosa del mondo capace di radunare in platea oltre 1000 musicisti ed eseguire alla perfezione motivi classici e tradizionali diretti dal maestro Dudamel. Grazie a Chavez, per la prima volta, questa nazione ottenne oro olimpico e atleti professionisti nelle diverse discipline, perfino nella Formula 1 con Pastor Maldonado. Oltre ogni dubbio il Socialismo liberò la nazione dall’analfabetismo (azione riconosciuta dalle Nazioni Unite). Intellettuali, scrittori, attori Hollywoodiani cercavano udienza a Caracas per parlare e fotografarsi con il cosiddetto ” dittatore”. Noam Chonsky, il reverendo afro-americano Jesse Jackson, Don King, Gabriel Garcia Marquez, Jimmy Carter e tanti altri rappresentanti di organizzazioni sociali del pianeta si dichiararono in favore del suo difficile operato. Promulgò la pensione per la madri celibi e “las misiones”; tra queste, hanno avuto importante rilevanza la “Misióne Barrio Adentro”, attività che assicurava l’attenzione medica primaria alle popolazioni rurali e delle favelas, la “Misión Vivienda”, per dare a tutti i venezolani una casa. Ha decretato gli interventi chirurgici gratuiti a coloro che soffrivano di problemi alla vista e malattie gravi, a chi non aveva copertura per le cure mediche, concedendo la pensione dopo i 55 anni anche a quelli che non avevano mai pagato contributi al fisco (azione contraria rispetto a ciò che accade nel Vecchio mondo, dove, a causa delle misure anti crisi, la gente perde i privilegi raggiunti con tanto sacrificio e si fanno tagli sull’educazione, la salute e la cultura).

    SANGRE DE AMERICA

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