Colombia: via tutti, arriva la diga. È una centrale elettrica ma sembra una guerra

di Barbara Meo Evoli

MEDELLÍN – La costruzione della maggior centrale idroelettrica del paese genererà ancora più ‘desplazados’ e potrebbe determinare nuovi ‘falsos positivos’.

María Magdalena comincia a lavorare a sette anni sulle rive del Cauca, il fiume che è stato la fonte di sostentamento della sua famiglia e di migliaia di abitanti nella regione di Antioquia. Tutti i fine settimana la piccola ‘paisa’ si incammina con gli stivali di plastica ai piedi e il suo unico strumento di lavoro sotto braccio, una vaschetta di legno, verso gli accampamenti dove vivono e lavorano i minatori. Sulle sponde scoscese di uno dei fiumi più importanti della Colombia, estrae artigianalmente l’oro dall’alba al tramonto applicando la tecnica che, tramandatasi attraverso i secoli, ha imparato da sua madre.
Come i suoi nove fratelli, María Magdalena immerge la vaschetta nell’acqua torbida sul bagno asciuga del Cauca, facendo roteare il vassoio separa i granelli preziosi dalla sabbia, sciacqua ripetutamente il suo piccolo tesoro fino a che non brilla, lo mette diligentemente da parte e la sera lo consegna ai genitori. Mentre lavora pensa solo al lunedì, il giorno in cui, dopo il week end passato a cercare l’oro e dormire nelle capanne fatte di pali di legno e teli di plastica senza elettricità, ricomincia ad andare a scuola. La casa della famiglia Muñoz si trova vicino al fiume, in cima a una collina a 45 minuti a cavallo da San Andrés de Cuerquia, un paesino a nord del paese dove arriva tre volte al giorno l’autobus dalla città di Medellín.
Oggi a trent’anni María Magdalena ricorda: “mi spaccavo le ginocchia per non arrivare in ritardo a scuola. La mattina, dopo aver aiutato mia madre a cucinare, scendevo correndo per il sentiero stretto, tortuoso e pieno di massi fino alla strada principale. Non volevo perdere neanche qualche minuto di lezione”.
Nessuno degli altri fratelli ha portato a termine il percorso scolastico. “A otto, nove o undici anni hanno smesso di andare a scuola – spiega forse pentita della scelta la madre di Magdalena, Maria Bertilda, 51 anni – perché, dopo aver cominciato a guadagnare qualche soldino estraendo l’oro, hanno preferito lavorare”. Quando María Bertilda e Gerardo de Jesus Muñoz si sono sposati 35 anni fa non possedevano nulla e vivevano in una casupola di terra senz’acqua corrente, oggi, dopo una vita fatta di duro lavoro nella miniera e privazioni quotidiane, sono proprietari di un piccolo terreno che coltivano e di una casa di cemento costruita con le loro mani. Gerardo, differentemente dalla maggior parte dei contadini della zona, non ha nessun vizio: non beve, non fuma, Magdalena è molto orgogliosa di lui: “gli uomini lavorano dal lunedì al sabato – dice con sguardo accigliato -, poi il sabato sera spendono molti soldi ubriacandosi per dimenticare la settimana di dolori fisici e sforzi, poi ricominciano di nuovo uguale, mentre mio padre no”.


Magdalena, la terza dei Muñoz, ha un sogno: vuole che sua figlia di due anni vada all’università ed è disposta ad enormi sacrifici purché esso avvenga. Ma la costruzione della diga sul fiume Cauca ha modificato i suoi piani poiché, obbligata ad abbandonare le sponde inospitali, ha perso il lavoro che faceva fin da bambina.
Nel 2010 l’Impresa pubblica di Medellín (Epm) ha iniziato a costruire sul fiume la più grande centrale idroelettrica della Colombia che, in base al progetto, a partire dal 2018 genererà 2400 megawatt, ovvero un quinto della domanda di energia del paese. Secondo il piano del presidente Juan Manuel Santos che individua nella costruzione di infrastrutture una delle cinque “locomotrici” dell’economia, l’enorme diga di 225 metri di altezza, che sarà eretta fra il comune di Ituango e Briceño e costerà circa 3 miliardi di dollari, dovrebbe portare il progresso nella zona.
Come è stato denunciato dal Movimento in difesa del territorio “Rios Vivos”, la maggior parte degli abitanti della zona è contraria all’attuazione del progetto poiché ha implicato l’aumento degli incidenti per esplosione di mine antipersona e la riduzione dei terreni coltivati, la crescita della prostituzione, del consumo di stupefacenti e della delinquenza comune e la perdita del lavoro per migliaia di minatori cacciati dalle rive ricche di oro. Per loro non c’è stata cassa integrazione, né si prospetta qualche possibilità di impiego.
I minatori hanno costituito in difesa dei propri interessi l’associazione Asomituango e scelto come portavoce María Magdalena, la donna dallo sguardo impavido e le mani segnate dal lavoro. L’associazione ha organizzato delle iniziative per protestare contro la diga Pescadero-Ituango: a marzo una manifestazione a cui hanno partecipato circa 5 mila persone dei comuni vicini (contadini, minatori, commercianti, insegnanti e studenti) e a settembre un incontro con le organizzazioni di difesa dei diritti umani di diverse regioni in cui sono in corso altri progetti idroelettrici, mentre a novembre ha sostenuto i lavoratori che hanno bloccato con i loro corpi i macchinari di Epm.
Secondo l’ingegnere ed esperto in drenaggio Gabriel Echeverri Ossa, la costruzione di questa infrastruttura e l’inondazione della vallata, non solo è invisa a migliaia di persone della zona, ma genererà un’enorme quantità di biossido di carbonio e metano, farà estinguere centinaia di specie di flora e fauna, altererà il clima producendo maggiori precipitazioni e ridurrà drasticamente l’offerta d’acqua potabile per il consumo umano e animale. Inoltre le acque stantie rischiano di portare malattie per la popolazione come febbre gialla, malaria e dengue.
Oltre all’impatto ambientale e alle conseguenze socio-economiche per i 40 mila abitanti dei comuni di San Andrés, Ituango e Briceño, più di 40 mila ettari di terreni nelle vicinanze del Cauca sono stati venduti a prezzi stracciati, ovvero al valore che avevano negli anni ’50, alle multinazionali dell’oro (Anglo Gold Ashanti, Continental Gold e Cerromatoso) e il governo prevede l’imposizione di una zona franca che azzererebbe i benefici di ritorno per la popolazione locale.
Dopo le prime manifestazioni di protesta, la presa di posizione del governatore di Antioquia, la regione più ricca della Colombia, non si è fatta attendere. Qualche mese fa, a seguito della sospensione di un altro grande progetto idroelettrico sul fiume Porce per l’opposizione degli abitanti, Luis Alfredo Ramos ha dichiarato che molti minatori del Cauca erano degli “opportunisti” e dei “furbi” che si erano recati sulle sponde solo per ricevere un’indennità. Anche Santos è stato estremamente chiaro quando si è recato il primo settembre ad Ituango, nel suo discorso ha infatti annunciato di “prendersi cura della diga” senza fare nessun riferimento alla sorte delle migliaia di persone oggi disoccupate.
Sebbene la centrale sia gestita da un’impresa pubblica, i proventi della produzione elettrica verranno rinvestiti in piccolissima parte nello sviluppo della zona, basta infatti rilevare che la Colombia produce maggiore energia idroelettrica che quella necessaria al fabbisogno del paese, ma ancora oggi al 13% della popolazione non arriva la corrente.
L’area dove è in corso la costruzione della colossale infrastruttura si caratterizza per una grave assenza dello stato, come tutte le zone rurali della Colombia ancor più delle città, perciò la popolazione si oppone all’esproprio delle risorse della natura a vantaggio di uno stato che ha fatto ben poco per i suoi cittadini. Le strade sono poche e dissestate e spesso sono riparate dagli stessi abitanti, non vi sono mezzi pubblici di trasporto e la gente si sposta ancora a cavallo, in mulo o a piedi, non vi è un impianto fognario, in molte case non vi è acqua corrente né elettricità e l’ospedale più vicino si trova a Medellín a cinque ore di strada. Con il funzionamento della centrale i servizi pubblici non miglioreranno, basta guardare alla zona della diga Urrá I, edificata nel 1993, dove ancora oggi, poiché la maggior parte dell’elettricità viene esportata, non è assicurato un flusso di energia per le comunità locali e continua a non esserci un marciapiede.


Il nord di Antioquia inoltre è stato segnato più di altre regioni dal violentissimo conflitto armato che fa strage nel paese da oltre cinquant’anni. Il Movimento delle vittime dei crimini di stato (Movice) ha denunciato che negli ultimi tre anni vi sarebbero state oltre 38 mila sparizioni commesse da militari e paramilitari di leader campesinos, indigeni, studenti, maestri, sindacalisti e attivisti e i dati dell’Istituto di Medicina forense parlano di oltre 200 mila omicidi in dieci anni. Dopo l’uccisione del leader delle Farc Alfonso Cano da parte dell’esercito colombiano, il dialogo di pace è stato messo da parte e la fine del conflitto sembra ancora più lontana, anche perché, mentre l’ex capo della guerriglia era fautore di un’uscita negoziata, il nuovo leader eletto Timochenko è una delle voci più radicali e militariste delle Farc.
Ad Ituango negli anni di egemonia dei paramilitari tra il 1996 e il 1998, la Procura aveva indagato su 350 omicidi commessi presumibilmente dalle Autodifese unite (Auc) e sull’assassinio dell’assessore del comune Valle Jaramillo che aveva intrapreso una campagna di denuncia contro le violazioni di diritti umani attuate proprio dal gruppo paramilitare. Poi, come accade sempre in Colombia, poche sono state le condanne dei responsabili. Nell’ambito della politica di militarizzazione disposta dall’ex presidente Álvaro Uribe e proseguita da Santos, anche nel territorio circostante alla diga con forte presenza delle Farc, sono stati inviati centinaia di soldati e di vigilanti privati. I minatori hanno dichiarato che, da quando sono stati comprati da Epm i terreni sulle rive del fiume, il personale armato della società di sicurezza Vise ha lanciato numerose intimidazioni contro di loro, mentre l’esercito ha tagliato ripetutamente il cavo che collegava le sponde obbligandoli in questo modo a camminare ore sotto al sole cocente per arrivare agli accampamenti.
La piattaforma Hidroituango (http://debatehidroituango.blogspot.com), composta da organizzazioni sociali, rappresentanti della società civile, sindacalisti e politici e costituita con la finalità di tutelare gli abitanti contro violazioni di diritti umani, ha denunciato che la militarizzazione della vallata ha inasprito pesantemente il conflitto armato e sta generando un’ennesima migrazione forzata della popolazione. “Negli ultimi mesi centinaia di persone hanno abbandonato le casupole dove lavoravano lungo il fiume per riversarsi nelle favelas di Medellín a causa del permanente aumento della tensione, delle numerose detenzioni di abitanti per supposti vincoli con la guerriglia e della pubblicazione sul web (http://colombialibresiempre.blogspot.com) di una lista di migliaia di persone accusate di collaborare con le Farc” ha puntualizzato la sociologa Isabel Cristina Zuleta López, membro della piattaforma.
Magdalena e la sua famiglia sono stati gli ultimi a lasciare Icura sulle rive del Cauca, l’ultimo accampamento a resistere nella zona. Dopo aver ricevuto l’ordine di sgombero a settembre, Asomituango ha fatto ricorso per chiedere il riconoscimento dei suoi membri come minatori ed ottenere in tal modo l’indennità che era stata promessa dalla stessa Epm, ma a novembre il ricorso è stato rifiutato adducendo che “i minatori erano dei perturbatori dell’ordine pubblico”. A riprova del vuoto di giustizia e del clima di esasperata tensione, il difensore civico del comune di Briceño preposto alla tutela dei diritti umani dei cittadini ha detto che, a causa della presenza di guerriglieri, nessun funzionario del comune, di Epm e dell’esercito avrebbe rivelato il proprio nome.

La Colombia è il paese con il maggior numero di rifugiati per violenza al mondo (secondo l’ong Codhes oggi ve ne sono ben 5,2 milioni, la maggior parte dei quali provengono dalle zone rurali). Inoltre Antioquia ha il maggior numero di ‘desplazados’: nel 2010 nella regione ve ne sono stati 16.939 (dati dell’Osservatorio degli spostamenti forzati interni dipendente dall’Acnur). Si stima che il progetto idroelettrico potrà generare circa 10 mila nuovi rifugiati interni, implicando una drastica riduzione della coltivazione della terra, la perdita di identità delle popolazioni colpite e la recisione dei legami con la propria comunità.
Oltre alle migrazioni forzate, la piattaforma Hidroituango ha lanciato l’allarme sull’eventualità che possano ripetersi ‘falsos positivos’, le esecuzioni extragiudiziali commesse dall’esercito a danno di civili innocenti sospettati senza nessuna prova di essere guerriglieri con la finalità di dimostrare l’efficacia della politica della “sicurezza democratica” promossa da Uribe. Dopo lo scoppio dello scandalo dei ‘falsos positivo’ nel 2008 per l’uccisione di 18 giovani di Soachá, oggi sono in corso oltre 2 mila indagini sugli omicidi extragiudiziali ma la maggior parte dei militari imputati sono stati prosciolti.
“A marzo l’esercito ci ha accusato di essere degli invasori abusivi delle sponde ormai proprietà di Epm e degli alleati dei guerriglieri. Temiamo che l’alone di sospetto che hanno costruito – ha concluso l’anziano minatore Fabio Ramirez – giustifichi una inesorabile persecuzione contro di noi”.

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Una risposta a Colombia: via tutti, arriva la diga. È una centrale elettrica ma sembra una guerra

  1. bernie goldedn ha detto:

    hola, tuve el gran gusto de conocerle en Brooklyn hoy. soy Bernardo y estuve almorzando con mi amigo Gianni , tuvimos un buen tiempo en el restorante y ojala podemos regresar antes que te vas
    mi nombre es Bernie Golden y mi email es brrr7@aol.com
    voy a leer sus temas traduciendo de italiano a espanol
    saludos
    bernie

    Mi piace

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