“A slum symphony”, lo studio della musica come strumento di inclusione sociale

di Barbara Meo Evoli

CARACAS – Cristiano Barbarossa racconta nel film andato in onda su Rai Tre la vita di cinque bambini e adolescenti dei ‘barrios’ che suonano nelle orchestre del Fesnojiv e lottano per un futuro migliore.

“Il Sistema di orchestre infantili e giovanili del Venezuela insegna ai bambini ad avere delle mete nella vita”. Così spiega la scelta di produrre il documentario ‘A slum symphony – Allegro Crescendo’ il regista Cristiano Barbarossa.

Il film pluripremiato e trasmesso svariate volte su RaiTre racconta le storie di cinque ragazzini che suonano uno strumento musicale nelle orchestre di vari ‘barrios’ di Caracas, Barquisimeto e La Guaira. Con una piccola telecamera per non dare nell’occhio, Barbarossa ha seguito durante cinque anni Angelica, Wilfrido, Fabio, Jonathan e Aidi nei diversi spazi della loro crescita: a scuola, a casa, per la strada e con gli amici. Seguendoli nella quotidianità e nei viaggi, è riuscito a dipingere in maniera autentica e precisa le loro paure, le loro insicurezze e i loro sogni.

Il regista italiano, affascinato dal programma artistico-sociale fondato dal maestro José Antonio Abreu nel 1976 e oggi applicato in altri 25 paesi del mondo, ha svolto un lavoro di indagine onesta e profonda del contesto sociale in cui si inserisce il sistema di orchestre Fesnojiv. Ha scelto di realizzare un film sviluppato in lunghi anni di riprese a stretto contatto con i personaggi e le famiglie protagoniste e caratterizzato da un’approfondita conoscenza dei luoghi, delle abitudini e dei codici comportamentali del paese. Pochi infatti sono i registi e giornalisti europei che, non solo sono riusciti ad entrare in un ‘barrio’ con la telecamera, ma che hanno dimostrato una comprensione paragonabile a quella di Barbarossa delle problematiche sociali venezuelane.

“Il Fesnojiv non è una fabbrica di musicisti – spiega il regista – ma una scuola che, attraverso l’impegno nello studio e il saper fare squadra, insegna agli alunni un’etica del lavoro. Gli studenti ricevono gli strumenti musicali in comodato d’uso – conclude con la nostalgia delle riprese negli occhi – cosicché sono doppiamente responsabilizzati”.

Il percorso di costruzione del documentario è stato lungo: all’inizio Barbarossa aveva selezionato ben tredici personaggi. “Alla fine a malincuore ho scelto solo cinque storie e, grazie al legame che avevo instaurato con i bambini e gli adolescenti, ancora oggi sono in contatto con loro”.

Tra le storie riprese in ‘Allegro crescendo’, vi è quella di Angelica, la bambina dal talento innato per il violino che da Barquisimeto si trasferisce a Caracas per infine far parte dell’Orchestra sinfonica giovanile Simon Bolívar diretta da Gustavo Dudamel e composta da ragazzi fra i 17 e i 26 anni. Fra le molteplici interviste del documentario, il padre della ragazzina prodigio ricorda che, senza il Fesnojiv, Angelica non avrebbe potuto studiare violino perché sarebbe stato un percorso troppo oneroso per le tasche della famiglia.

Poi c’è Fabio, un bambino di sei anni che, pur essendo affetto da una grave patologia, suona appassionatamente il violoncello nella scuola di Sarria a Caracas. Fra le riflessioni espresse dai giovanissimi protagonisti del documentario, il piccolo, che a causa del trasferimento in un orfanatrofio lontano dalla scuola ha dovuto abbandonare la musica, svela: “quando sono triste sogno di suonare in un’orchestra”.

Sempre nel ‘barrio’ di Sarria vive Aidi, l’adolescente di 14 anni che lascia il liceo e lo studio dello strumento musicale a causa di cattive influenze. In un quartiere segnato da un clima di violenza inaspritosi per lo scatenarsi di una lotta fra due bande di delinquenti, la ragazza riesce a superare l’apatia e il rischio di una gravidanza precoce grazie all’impegno preso nel suonare la tuba nell’orchestra giovanile.

Grazie al Fesnojiv, Wilfrido, trombettista di 20 anni, realizza il sogno di andare a New York e suonare alla Carnegie Hall e trova la forza di proseguire gli studi in pedagogia all’univesità. “Ci sono grandi talenti nelle zone popolari – dice di fronte alla telecamera il ragazzo – ma è difficile che riescano a sbocciare. I poveri devono faticare molto di più per raggiungere i propri obiettivi e la musica dà loro la possibilità di superare le barriere imposte dalla società”.

È il legame umano e non solo professionale instaurato da Barbarossa con i protagonisti del documentario a rendere toccante e coinvolgente il film. A conferma di questo vincolo autentico, il regista racconta: “sono veramente contento che, anche grazie alla partecipazione del film al Festival internazionale del cinema giovane di Castellinaria, il più umile dei cinque personaggi, il violoncellista Jonathan, è riuscito a farsi notare e oggi è seguito a Torino dal maestro Mosca”.

‘Allegro crescendo’ ha così contribuito a cambiare le vite degli stessi protagonisti del film e a documentare gli effetti durevoli di uno dei programmi sociali più imponenti dell’America latina.

I premi

Miglior Documentario Internazionale

al ROMA FICTION FEST 2010

Nomination come Miglior Documentario

al GLOBO D’ORO 2010

Premio del Pubblico a CASTELLINARIA

Festival Internazionale del Cinema Giovane

Evento Speciale

al FESTIVAL INTERNAZIONALE DI RIO DE JANEIRO

Premio Speciale FLAIANO 2011

È possibile vedere il film in streaming:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-b98cab76-a1eb-4f6c-a952-12fdbdb16f2f.html

Il sito del documentario: www.aslumsymphony.com

Jonathan, 16 anni: “Molti dei miei amici hanno fatto una brutta fine. Grazie alla musica, noi ragazzi del ‘barrio’ troviamo il modo per sfogarci, per mettere da parte la nostra tristezza e la nostra rabbia”

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