Sequestrato da sei uomini Ricardo Muro Borelli

La vittima del sequestro Ricardo Muro Borelli

CARACAS – Un altro sequestro di un proprietario di un’azienda agricola discendente di italiani. Il padre della vittima non ha voluto neanche fare la denuncia: vuole solo che i rapinatori lo chiamino per pagare il riscatto. E poi uno si chiede perché ci sono tanti sequestri in Venezuela?

È ancora nelle mani dei sequestratori Ricardo Muro Borelli, 33 anni, rapito nello stato Portuguesa lunedì scorso mentre si stava recando nell’azienda agricola di proprietà della famiglia. “Voglio riabbracciare mio figlio – dice il padre Martín Muro – Stiamo aspettando che ci chiamino i rapitori”.

Verso le 7:30 del mattino del 31 gennaio, a 200 metri dalla piazza Bolívar di Pimpinella nel municipio Paez-Acarigua nello stato Portuguesa, sei uomini col volto coperto hanno fermato la vettura dove si trovava l’italo-venezuelano Muro Borelli insieme al suo autista e a un fabbro che lavora nell’azienda della famiglia ‘San Blas’.

La vittima, un ingegnere informatico che risiede ad Araure, si reca tutti i giorni nella fattoria dove lavora, nel settore Vega Abajo, ‘Caserio Cojeditos’, nello stato Cojedes vicino al confine con lo stato Portuguesa.

I malviventi si sono avvicinati su una Jeep Cherokee verde al furgoncino Toyota Terios nero dove si trovava Ricardo Muro Borelli. Poi sono scesi in cinque dalla vettura armati di pistole e fucili, mentre uno rimaneva dentro, ed hanno obbligato la vittima a salire sul loro veicolo. Nel momento del rapimento stavano passando due uomini che si recavano a lavorare, così i sequestratori hanno deciso di legare, non solo i due impiegati della famiglia Muro Borelli che si trovavano nella Toyota Terios, ma anche gli altri due lavoratori testimoni dell’accaduto all’interno del furgoncino. Poi tutti e quattro, venti minuti dopo essere stati abbandonati sulla strada num. 2 del sistema di irrigazione Las Majaguas, sono riusciti a liberarsi con una forbicina che uno di loro portava con sé ed hanno chiesto aiuto in un’azienda agricola che si trovava a 200 metri.

I lavoratori hanno avvisato la famiglia del sequestrato e la polizia che si è recata immediatamente sul luogo del delitto. Le forze dell’ordine hanno trovato sia la vettura appartenente alla vittima sia quella utilizzata dai rapitori, una Jeep Gran Cherokee verde con targa KAI-28R, di cui è stato denunciato il furto nello stato Lara il 21 gennaio scorso.

I parenti di Ricardo hanno lanciato un appello ai sequestratori chiedendo di somministrargli i farmaci che usa quotidianamente: alle 8 e alle 20 Trileptal 600mg e Valcote 500 mg e alle 18 Fenobarbital 100 mg. La salute e la vita del ragazzo, che soffre di epilessia e di un handicap psicomotorio al braccio e alla gamba sinistra, sono a rischio nel caso in cui non prenda le medicine prescritte.

“È la prima volta che succede un sequestro in questa zona – afferma sicuro di quello che dice Martín Muro – altrimenti, se fossimo stati coscienti del rischio, avremmo preso delle misure di sicurezza per proteggerci”.

“Non sappiamo nulla di nostro figlio. Stiamo aspettando con ansia che i rapitori ci chiamino – conclude molto preoccupato il padre della vittima –. Non abbiamo denunciato il sequestro, anche se la polizia si è attivata per la ricerca. Io voglio solo riavere mio figlio”.

Barbara Meo Evoli

http://www.meoevoli.eu

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