Morto l’ex presidente Kirchner si apre la corsa politica

di Mauro Mondello

“No lo puedo creer, ha muerto el presidente”. Sono le nove e mezza quando le radio argentine cominciano a diffondere l’incredibile notizia: “L’ex-presidente è morto”. Nestor Kirchner si è spento elle 9.15 del 27 ottobre, un attacco cardiaco lo ha stroncato durante una riunione politica nel sud del paese, a El Calafate, uno dei sui feudi elettorali.


Nel giorno del censimento nazionale le strade di Buenos Aires, insolitamente calme, hanno cominciato a riempirsi di persone, sconvolte ed atterrite dalla morte dell’uomo guida del paese, colui che nel 2001, durante la terribile crisi che lo ridusse in ginocchio, riuscì a organizzare la nazione, riportandola, nel tempo, ai vertici dell’economia sudamericana. Migliaia di persone, spontaneamente, hanno deciso di rendere omaggio all’ex presidente, deponendo una semplice rosa ai piedi della Casa Rosada, intonando cori peronisti, cercando in ogni modo di far comprendere al paese che non è ancora finita. Il 28 ottobre dalle 10.30 è stata allestita la camera ardente, per la prima volta alla Casa Rosada invece che al Palazzo del Congresso. L’Argentina, addormentata dalla coincidenza del censimento nazionale, è sotto shock.

E’ la gente la protagonista di quella che si è già trasformata in una grande manifestazione di forza del partito giustizialista, migliaia di persone in piazza, trecento metri di fila per deporre una frase, un lacrima. Il Movimento Evita, i sindacati, le Abuelas de Plaza de Mayo, le organizzazioni studentesche, le associazioni sportive, i piccoli comuni della provincia di Buenos Aires, hanno cominciato a popolare le strade, mentre sui muri sono comparse le prime scritte “Nestor vive”.

La morte di Kirchner ha risvegliato i sentimenti nazionalisti mai sopiti di un paese che è alla ricerca di un equilibrio politico stabile e che subisce ancora l’immagine del mito peronista, a distanza di decenni. Comincia adesso una nuova stagione politica per l’Argentina, la scomparsa dell’ex presidente apre infatti una serie di interrogativi sul futuro del governo. Alla commozione delle primissime ore comincia a sostituirsi la manovra politica per la successione al potere all’interno del partito, a meno di un anno dalla corsa presidenziale.

“Comincia un’altra storia, ma Cristina riuscirà a portare avanti il cambiamento, a far si che la morte di Nestor sia una spinta in più per continuare nel processo di crescita del paese” dice Anibal Fernandez, uno dei collaboratori politici più stretti di Kirchner, oggi considerato fra gli eredi carismatici dell’ex presidente. La cerimonia ufficiale di commemorazione si è svolta il 28 otttobre, le porte della Casa Rosada sono rimaste aperte sino a tarda notte per permettere alla moltitudine di persone in arrivo da ogni parte del paese di lasciare l’ultimo saluto ad uno dei presidenti più amati e discussi della storia argentina.

Già dalla primissima mattinata si sono registrati gli arrivi dei presidenti della regione: Evo Morales e Rafael Correa sono stati i primi ad atterrare a Buenos Aires, mentre nel pomeriggio sono arrivati Hugo Chavez, Fernando Lugo, Juan Manuel Santos dalla Colombia e Luiz Inacio Lula in una delle sue ultime apparizioni come capo del governo brasiliano.

“Io non sono kirchnerista, ne’ antikirchnerista, sono semplicemente argentino e lavoro in un istituto della provincia di Buenos Aires. Sono venuto qui a Plaza de Mayo perché credo che la morte di Kirchner sia un fatto molto importante, è un giorno di tristezza, è un giorno che il Paese non dimenticherà”, dice Fernando, funzionario statale in un’ente pubblico della città E’ questo il clima che si respira oggi a Buenos Aires, in tutto il paese, uno shock, in attesa del terremoto politico.

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