La vera pandemia è l’abuso di droghe

CARACAS – Secondo gli archivi degli ospedali, la maggior parte delle persone mentre effettuano una rapina a Caracas sono sotto l’effetto della cocaina. Insufficienti le strutture pubbliche per la riabilitazione dalla tossicodipendenza.

La tossicodipendenza è un problema sociale, non solo del Venezuela, né dell’Italia, ma di tutti i paesi del mondo.

Non vi sono delle statistiche serie sull’uso di droghe illecite in Venezuela, ma indubbiamente il consumo è in forte aumento. La più usata è la cocaina e quella in maggior crescita negli ultimi cinque anni è l’eroina.

“L’età di inizio del consumo è scesa a 12 anni – spiega il direttore dei programmi dell’ong Alianza para una Venezuela sin drogas, Hernán Avila -. Ma vi sono bambini che iniziano a fumare crack fin dai nove anni. Oggi si fa tutto prima rispetto a un decennio fa”.

La droga infrange le barriere sociali senza escludere dal giro gli italo-venezolani: si diffonde infatti dalle baraccopoli dell’ovest di Caracas fino ai quartieri più ‘in’ dell’est della capitale.

“Chi è di uno strato sociale alto predilige la cocaina – sostiene Avila -. Il crack è più economico e quindi è usato di più da chi ha minori possibilità economiche. I ricchi, avendo maggior potere d’acquisto, fanno uso di maggiori quantità rispetto ai meno abbienti, e normalmente non cadono nella delinquenza”.

La presidente della Comecuid, ovvero l’Ufficio del Comune di Caracas per la lotta alla droga, Marys Mogollón, lancia l’allarme per la carenza degli istituti pubblici in questo campo:

“Secondo la Legge venezuelana, in ogni municipio ci dovrebbe essere almeno un centro terapeutico pubblico contro le droghe pesanti, ma questo obbligo non viene adempiuto. Quelli privati inoltre sono carissimi – sostiene preoccupata -. A Caracas sono solo due le strutture che curano gli eroinomani e ci sono solo 5 posti per le donne, su una popolazione femminile di ben 4 milioni!”. Inoltre spesso “in quelle private non si curano, ma semplicemente si dopano, i pazienti”.

Secondo un’indagine portata avanti fra i membri della Fondazione Hombre Nuevo che porta sostegno psicologico agli ex-tossicodipendenti, in Venezuela circa l’80% della popolazione compresa fra i 20 e i 40 anni ha provato almeno una volta la cocaina.

Uno dei maggiori problemi del Venezuela, come molti paesi dell’America latina, è la delinquenza. In particolare la piccola criminalità nelle città. Questo non è un problema nuovo, il paese lo porta avanti da decenni.

“L’abuso di stupefacenti è direttamente legato all’aumento della violenza nel paese – sostiene sicura l’esperta sul tema Mogollón -. La droga sta dietro agli incidenti automobilistici, alla violenza domestica contro le donne e agli scontri fra ‘pandillas’ nei quartieri poveri delle città”.

Secondo, infatti, gli archivi dell’Ospedale di Coche, circa l’80% dei feriti per arma da fuoco e arma bianca ricevuti in urgenza si trovano sotto effetto di stupefacenti. La maggior parte ha fatto uso di cocaina. Poi vengono le anfetamine e l’ecstasy. Anche gli ospedali fuori dalla capitale riportano gli stessi dati impressionanti. Quindi maggior uso di droghe stimolanti significa maggior criminalità. La cocaina dà come effetto: maggior vigore, sicurezza di sé, riduzione della percezione del rischio ed euforia, e quindi meno freni per effettuare rapine o stupri.

Il governo bolivariano ha messo in atto due strumenti nuovi per combattere il problema della droga. Nell’ambito di un accordo internazionale sanitario in vigore dal 2000, i tossicodipendenti venezolani che per propria volontà decidono di sottoporsi a una terapia possono richiedere di essere curati nei centri di riabilitazione cubani. “Partono circa 240 venezolani all’anno – spiega con entusiamo il presidente della Fondazione Hombre Nuevo, Raul Bracho – per un periodo che va dai tre ai sei mesi. Anch’io sono partito con questo programma e oggi ho una nuova vita. Le persone di solito partono due anni dopo aver fatto la richiesta di terapia. Il trattamento a Cuba funziona ma la persona non viene seguita al rientro in Venezuela. L’80% dei pazienti ricade nella tossicodipendenza perché la droga si trova in qualsiasi angolo della strada. Qualsiasi trattamento deve infatti prevedere una transizione dall’istituzione o comunità alla società”.

Inoltre, secondo la nuova Costituzione venezolana, circa 200 famiglie che vivono in una stessa zona possono costituire un ‘consiglio comunale’. Questa organizzazione locale crea, esegue e controlla le politiche pubbliche e si occupa anche della lotta alla droga.

Secondo lo psicologo Humberto Castillo, presidente della Fondazione Centegrupo, che lavora da trent’anni nella lotta all’abuso di stupefacenti: “Il governo sta svolgendo dei programmi di sensibilizzazione della popolazione insieme ai ‘consigli comunali’, affinché le stesse comunità così organizzate possano sviluppare programmi locali ad hoc di prevenzione. Vi sono dei consigli comunali che hanno già svolto azioni del genere, ma è un cammino difficile. Sono infatti i numerosi membri della comunità che ne fanno uso a frenare l’esecuzione di programmi del genere”.

“Il problema della droga, ed in particolare della cocaina – conclude Castillo -, è un problema dei paesi poveri e ricchi, sia degli italiani che dei venezuelani, sia degli uomini che delle donne. Perciò, come cittadini e cittadine, dobbiamo agire per costruire delle città sane e fare ognuno nel proprio piccolo prevenzione contro l’abuso di quelle sostanze ad alta potenzialità distruttiva”.

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Cause ed effetti dell’uso di stupefacenti

Quella della droga è una storia antica. Già infatti nel IV millennio a.C. i sumeri conoscevano gli effetti del papavero, pianta da cui si ricavava l’oppio. L’uso di questa sostanza, che secondo una tavoletta sumera regalava gioia e ebrezza, è stato poi appreso dagli assiri-babilonesi, gli egizi, i greci e i romani.

Solo nel XX secolo si sono compresi gli effetti dannosi della droga. Sono stati infatti preparati stupefacenti sempre più raffinati e con potenzialità distruttive sempre maggiori.

Molte delle cause che portano all’uso di stupefacenti rompono le barriere del tempo. La curiosità nel provare una sostanza misteriosa accomuna, infatti, sia i sumeri che i giovani odierni. Le generazioni passano, ma rimane il desiderio di sentire sensazioni surreali, di andare oltre i propri limiti ed eliminare le inibizioni.

Lo psichiatra Euribibes Smith associa l’abuso odierno a tre elementi fondamentali: la carenza di affetti, l’ozio e l’accettazione dell’uso della droga nella società.

Anche l’esperto Hernán Avila dell’ong ‘Alianza para una Venezuela sin drogas’ è d’accordo sul punto:

“Spesso il nucleo famigliare venezolano è composto solo dalla madre con la prole. La donna è costretta a lavorare a tempo pieno e non può trascorrere molto tempo con i figli, che vengono affidati alle zie o alle nonne. La sensazione dell’abbandono è, infatti, una caratteristica comune alla maggior parte dei tossicodipendenti”.

“Si inizia a usare uno stupefacente – spiega Smith –  per mancanza di stimoli e di impegni nella vita, per esempio per l’assenza di una scuola e di un lavoro che occupi e faccia sentire viva la persona. E’ difficile non imbattersi nella droga, poiché è ormai presente in ogni angolo delle città e delle campagne. E’ facile iniziare per la percezione di normalità del suo uso”.

“I tre sintomi tipici della tossicodipendenza – afferma Smith con lo sguardo di chi li vede tutti i giorni – sono la dipendenza fisica o psicologica, la tolleranza della sostanza e l’astinenza. Le politiche pubbliche di prevenzione devono arrivare prima che si riscontrino questi sintomi. Bisogna spiegare gli effetti nocivi della cocaina, di cui non se ne parla mai, non solo a bambini e adolescenti, ma anche a chi già la consuma saltuariamente”.

Donne e uomini non si differenziano per gli effetti:

“La cocaina e i suoi derivati, le anfetamine, la ketamina, l’ecstasy e LSD – conclude Smith – provocano a lungo andare aggressività, malumore, sonnolenza, stanchezza intellettuale, irritabilità e perdita della concentrazione. Il deterioramento sociale, più rapido per i consumatori di eroina e crack, porta spesso alla perdita del lavoro”.

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

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