L’Esperto antidroga: “Migliorata la cooperazione fra Italia e Venezuela”

CARACAS – Si è conclusa a luglio l’operazione Tamanaco che ha smantellato un enorme traffico di cocaina che partiva dalla Colombia, passava dal Venezuela e arrivava nel Belpaese.

La Colombia è il paese in America latina dove la coca, non solo viene coltivata, ma viene anche raffinata nei laboratori. Il Venezuela, per i suoi 2.219 km di frontiera con il paese neogranadino, storicamente ha assunto il ruolo di stato di transito di stupefacenti che poi sono consumati in gran parte negli Stati Uniti e in Europa.

“Da sempre il Venezuela, anche per la sua posizione geografica, si è impegnato nella lotta al narcotraffico” dice riguardo l’argomento l’Esperto antidroga dell’Italia nel paese, dott. Carlo Mazza.

Il vice Questore aggiunto della Polizia di Stato Mazza assegnato alla sede diplomatica di Caracas funge da più di un anno da ‘trait d’union’ fra l’Italia e il Venezuela, ed ha anche competenza su Cuba e molte isole dei Caraibi. Fornisce inoltre consulenza e informazione per le indagini che si sviluppano sia in Italia che in Venezuela e che hanno proiezioni in uno di questi due paesi.

L’interlocutore privilegiato di Mazza nell’attività di lotta al narcotraffico è la ‘Oficina nacional antidroga’ (Ona) che si appoggia nella dimensione operativa principalmente alla ‘Guardia nacional’ e al Corpo di indagini scientifiche e criminali (Cicpc), oltre alla miriade di polizie locali.

Partendo dalla considerazione che negli ultimi dieci anni i rapporti di collaborazione del governo venezuelano con i paesi stranieri in materia di droga sono stati modificati, come per esempio con gli Stati Uniti, prima legati da una stretta cooperazione e oggi non più, Mazza sottolinea che la relazione con l’Italia è molto migliorata.

“L’accordo internazionale antidroga siglato a gennaio in occasione della visita del vice ministro Scotti, che sostituisce uno precedente del 1989, è considerato uno dei più avanzati insieme a quelli stipulati dal Venezuela con il Portogallo e la Gran Bretagna. Inoltre – prosegue l’Esperto soppesando ogni parola – è in fase di negoziazione un accordo di cooperazione più ampio in materia di contrasto alla criminalità organizzata che dovrebbe firmasi quest’autunno”.

Il rapporto “Crime and instability” dell’Ufficio Onu sulla droga e il crimine organizzato (Unodc), diffuso nel febbraio 2010, spiega che l’anno precedente 72 milioni di dollari di cocaina, circa 40 tonnellate, sono partite dal Sudamerica per finire nei nasi dei 17 milioni di consumatori europei ed nordamericani.

Secondo la relazione, per gli statunitensi la cocaina arriva via mare dai Caraibi o via terra dal Messico; per gli europei, oltre alla rotta tradizionale in cui dai porti e aeroporti dell’Argentina, del Brasile, del Cile, dell’Uruguay, del Venezuela arriva direttamente nel Vecchio continente, vi è una terza rotta che passa per la costa occidentale dell’Africa e poi, in aereo o via terra, attraversa il deserto fino ad arrivare al Mediteranneo.

Secondo uno dei magistrati che in Italia è più impegnato nella lotta alla mafia, Nicola Gratteri, negli Stati Uniti il mercato della polvera bianca prodotta in Colombia, Perù e Bolivia è gestito dai cartelli messicani. Mentre sempre lo stesso Procuratore aggiunto presso il Tribunale di Reggio Calabria individua nell’ ‘Ndrangheta l’organizzazione criminale che controlla il traffico di cocaina dal Sudamerica verso l’Europa.

Da tenere in considerazione che quasi la totalità dei 68 detenuti italiani in Venezuela sono stati condannati per traffico di stupefacenti. Un dato che lascia presupporre un flusso rilevante di droga verso l’Italia.

Inoltre in una delle ultime operazioni antidroga che ha portato al sequestro in Italia di un quantitativo enorme di cocaina, ben 700 kg, gli incontri tra i rappresentanti delle cosche calabresi e i narcos colombiani si svolgevano a Caracas. Al termine dell’operazione ‘Tamanaco’, che prende il nome dall’hotel dove si svolgevano le riunioni, sono stati arrestati 16 affiliati alla ‘Ndrangheta e sequestrati, tra giugno e luglio, beni mobili e immobili per un valore di 210 milioni di euro.

Manca però all’appello il broker italo-venezolano Vittorio Belgiovane. Il settantenne coinvolto nelle riunioni al Tamanaco, e referente di un’organizzazione colombiana di narcotrafficanti che egli stesso si pregiava di annoverare tra le prime al mondo per volume d’affari, è ancora a piede libero.

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Le denunce degli Usa. La politica governativa di lotta al narcotraffico

L’assenza di un programma serio di lotta alla droga è stata una delle accuse più pesanti lanciate periodicamente dalla Casa Bianca al governo di Hugo Chávez.

Nel documento sugli stupefacenti pubblicato a marzo, il Dipartimento di stato nordamericano ha posto il Venezuela come uno dei principali paesi al mondo colpito dal narcotraffico e ha denunciato la piaga dei funzionari di polizia che appoggerebbero gruppi terroristi stranieri legati al mercato della droga. Lo stesso mese il secretario di Stato per l’America latina, Arturo Valenzuela, ha accusato il Venezuela di non cooperare, sottolineando che tale atteggiamento ha determinato gravi problemi per tutto il continente.

Gli atti di denuncia degli Usa sono iniziati nel 2005, quando il Venezuela ha deciso di sospendere la collaborazione con l’Ufficio antidroga statunitense (Dea) per presunti sabotaggi operati ai danni del paese.

L’Esecutivo venezolano ha controbattuto all’ultimo documento sul narcotraffico con i dati della Ona: nel 2009 sono stati sequestrati oltre 60.000 kg tra cocaina, eroina, crack e marijuana e sono stati smantellati 20 laboratori al confine con la Colombia. Inoltre il governo ha posto in evidenza, oltre alla vigenza di 38 trattati di collaborazione con altrettanti paesi stranieri, l’aumento quantitativo di sequestri di cocaina registrato proprio dall’anno in cui la Dea già non era più presente nel paese (2006).

A gennaio è stato creato il Fondo nazionale antidroga con l’obiettivo di finanziare i programmi di prevenzione contro la produzione, l’uso e il traffico di stupefacenti. In applicazione della misura ogni impresa pubblica o privata ha l’obbligo di destinare l’1 per cento dei suoi proventi al Fondo, che inoltre potrà ricevere donazioni da persone naturali e giuridiche.

Proprio a giugno il presidente dell’Assemblea generale dell’Onu, Alí Treki, ha riconosciuto pubblicamente gli sforzi compiuti dall’esecutivo venezolano nella lotta alla droga e ha sottolineato:

“I risultati che ho potuto corroborare verranno utilizzati nel momento in cui perverrà all’Onu qualsiasi informazione errata in materia”.

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L’arresto del superlatitante italiano Salvatore Miceli

Una prova di efficienza nella lotta alla droga e alla criminalità è stato l’arresto del superlatitante mafioso italiano Salvatore Miceli avvenuta il 20 giugno 2009 a Caracas. Il boss, estradato nel suo paese d’origine, era nella lista dei 30 latitanti italiani più pericolosi.

Grazie a un’azione congiunta dell’Arma dei carabinieri, dell’Interpol e della Cicpc, il capomafia di Salemi è stato fermato, dopo ben otto anni di latitanza, all’uscita dell’hotel Cumberland.

Contestualmente alla notizia dell’arresto di Miceli, il ministro degli Interni e giustizia, Tareck El Aissami, ha dichiarato che si trattava di “uno dei cinque maggiori trafficanti di droga del mondo”. Tale considerazione trova conferma in un’intercettazione telefonica che risale al 2000, quando Pino Lipari, stretto collaboratore di Bernardo Provenzano, affidò a Miceli la gestione del traffico internazionale di stupefacenti per conto di Cosa Nostra. Sicuramente non è un incarico di poco conto fungere da intermediario tra i clan della mafia siciliana, la ‘Ndrangheta calabrese ed i cartelli colombiani della cocaina.

Il superlatitante Salvatore Miceli

Dopo le frequenti accuse della stampa internazionale di coinvolgimento nel narcotraffico del governo venezuelano, El Aissami ha sottolineato che l’azione delle forze della polizia italiane è stata resa possibile grazie alla cooperazione del Cicpc venezuelano:

“Il risultato – ha affermato – dimostra la costante lotta contro il narcotraffico intrapresa dal governo”.

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu


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