Rivince Chávez. Ma dovrà tener conto dell’opposizione

CARACAS – Domenica 26 settembre a sera le strade erano deserte, i locali chiusi, Caracas era silenziosa come non mai. I venezuelani erano incollati davanti ai televisori nell’attesa dei risultati delle legislative. I tempi della vita in Venezuela sono scanditi dalle votazioni, nei mesi prima di un appuntamento elettorale sembra che tutti trattengano il fiato, gli imprenditori non investono, i lavoratori non reclamano, perfino i bambini percepiscono la tensione.


Di solito appena saputo l’esito la gente si ritrova in piazza per celebrare la vittoria elettorale. Ma domenica sia il popolo chavista, non più tanto sicuro di stravincere come negli anni passati, sia l’opposizione anti-chavista non hanno potuto festeggiare in strada. Solo alle due del mattino di lunedì la presidente del Consiglio nazionale elettorale (Cne) ha annunciato i risultati delle elezioni parlamentari.

Nella quindicesima votazione negli 11 anni di governo Chávez l’affluenza alle urne è stata del 66.45%, alta. Il Venezuela non ha un passato di forte partecipazione elettorale e prima del ’98 (e di Chávez) l’astensione arrivava fino all’80%. Questa volta le legislative rappresentavano il primo vero banco di prova per il Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), voluto da Chávez e nato nel 2007, e, come a ogni tornata elettorale, un plebiscito pro o contro il leader del «socialismo del XXI secolo».

I 110 seggi che il chavismo voleva ottenere nel parlamento unicamerale di 165 seggi, non sono stati raggiunti. I due terzi degli scranni dell’Assemblea a cui i «rojitos» aspiravano per poter portare avanti in solitario il «proceso bolivariano» non sono stati conseguiti. Per ora, visto che devono essere assegnati gli ultimi 6 seggi, il Psuv se n’è aggiudicari 96, il 58%. Ci vuole la maggioranza qualificata, due terzi o tre quinti, per poter approvare le leggi «organiche» e quelle «habilitantes» che consentono (hanno consentito finora) di delegare al governo l’esercizio del potere legislativo, nominare i membri del Cne e attuare le riforme costituzionali.

Per il Psuv i risultati delle elezioni del domenica sono comunque una vittoria che, dopo 11 anni di governo, riconferma il chavismo come la maggior forza politica del paese. Ma anche per l’opposizione, innegabilmente, si tratta di un successo. Il Mud, la Tavola dell’unità democratica, l’eterogenea coalizione elettorale anti-chavista, può con qualche ragione cantare vittoria, dopo la decisione suicida di boicottare le ultime legislative del 2005: da zero a 61 seggi a partire da gennaio 2011.

La campagna elettorale del chavismo e dell’opposizione si è combattuta su due temi-chiave su cui sicuramente si giocheranno anche le prossime presidenziali del 2012: la criminalità e l’inflazione, le più alte dell’America latina. I venezuelani, a cui Chávez ha ridato la dignità, su questi due punti vogliono delle risposte precise.

La coalizione anti-chavista del Mud ha puntato tutto sulla critica al governo per la mancanza di un programma in materia di lotta alla delinquenza. Secondo le sue statistiche, gli omicidi degli ultimi 11 anni sarebbero oltre 123 mila e in costante aumento. Dall’altro lato il Psuv ha denunciato che tra le cause della criminalità vi sono la sete di consumo effetto della soggezione secolare al potere e al «modello» Usa, e le differenze socio-economiche aggravate da decenni di liberismo.

L’opposizione ha anche accusato il governo di non stimolare la produzione industriale e di continuare la dipendenza dal petrolio, due fattori che favoriscono l’inflazione (quest’anno al 30-35%). Ma non si può dimenticare che fino al 2008 il paese ha registrato tassi di crescita «cinesi» e che l’inflazione non è un male recente. NeL ’96, prima di Chávez, fu del 1000%.

Per contrastare l’aumento dei prezzi, il governo ha avviato mel 2003 la costruzione della rete di negozi Mercal che distribuisce prodotti di prima necessità a prezzi minori del 30% rispetto a quelli degli altri rivenditori; nel 2008 gli alimentari Pdval finanziati con il sovraprezzo del petrolio; quest’anno l’apertura delle «Areperas socialistas» e dei supermercati «Bicentenario». Le prime offrono il pasto tradizionale venezuelano: la «arepa», una pasta di mais farcita con carne, pollo, formaggio, la catena «Bicentenario», prima di proprietà franco-colombiana e oggi nazionalizzata, distribuisce dal cibo ai vestiti, dai giocattoli agli elettrodomestici a un prezzo molto minore di quello dei privati.

«Sono enormi i benefici che abbiamo ricevuto da quando governa Chávez», dice Julieta Troncone, una delle coordinatrici del consiglio comunale, l’organo di auto-governo delle comunità composte da minimo 200 famiglie, della zona di Sarria a Caracas. «I cambiamenti sono palpabili: l’istruzione per i piccoli e i grandi, la sanità e i trasporti che oggi arrivano fino nei quartieri poveri, la costruzione di nuove case popolari. Finalmente abbiamo voce in capitolo, prima non ce l’avevamo e non vogliamo perderla».

Barbara Meo Evoli

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