Gli italiani divisi prima del 26 settembre

di Monica Vistali

CARACAS – Membri di associazioni italovenezolane e gruppi filogramsciani, pensionati al bar e attivisti politici. E ancora insegnati, imprenditori, studenti della Ucv e ‘jefes de patrulla’ del Psuv. Se il popolo degli italiani in Venezuela è estremamente variegato, gli orientamenti politici in vista del 26 settembre sono più che mai contrastanti e, in sostanza, riflettono la realtà bipolare del Paese.

Il 26 settembre

In gioco, questa domenica, ci sono 165 seggi del Parlamento, oggi perlopiù occupati da deputati chavisti dopo che l’opposizione, nel 2005, decise di non partecipare alle elezioni con la speranza di boicottare i risultati del voto. I seggi verranno assegnati per il 60% con il criterio uninominale, per il 40% con il proporzionale.

L’elezione si caratterizza per la formazione di una nuova coalizione politica notevolmente diversificata al suo interno, la ‘Mesa de Unidad Democratica’. Un blocco che raccoglie una trentina di organizzazioni politiche, regionali e nazionali, unite dalla sola volontà di contrapporsi al presidente Chavez. L’appuntamento, quindi, è come in passato maschera di un referendum sul presidente Hugo Chàvez e sull’operato del governo bolivariano. Una presenza forte dell’opposizione all’interno del Parlamento, infatti, impedirebbe l’approvazione delle riforme necessarie all’attuazione della ‘rivoluzione socialista’.

In ballo, quindi, c’è il futuro stesso del movimento bolivariano e del ‘Socialismo del siglo XXI’.

Da Chacao a Sarria

In un bar di Chacao, zona di classe media a Caracas, impegnati in un torneo di briscolone gridato e fumoso incontriamo i pensionati Gino Di Virgilio e Giancarlo Giunzone. Il primo, abruzzese, è in Venezuela da sessant’anni; il secondo ci è sbarcato nel ’54 da Modena, insieme a quei 300 mila italiani accolti da Pérez Jiménez. La loro idea è chiara: se, come credono, alle elezioni legislative del 26S vincerà, anche se di poco, il Psuv, non sarà certo grazie al loro voto. “Chavez è il nuovo Stalin” afferma Di Virgilio, “vuole arrivare ad una situazione estrema: ogni in ogni casa ci sono due mitragliatrici ma manca l’acqua. E la gente ha paura a parlare perchè teme di essere vittima di rappresaglie”. Gli fa eco Giunzone: “A me piace il socialismo ma quando è democratico, come in Brasile, non quando è leninista e dittatoriale come quello venezolano. Il comunismo non ha mai funzionato nella vecchia Russia, non vedo perchè dovrebbe farlo qui”. E rimarca: “Sembra che Chavez provi un sentimento di vendetta verso questo popolo, perchè è l’unico che da lui non viene mai aiutato”.

Se da Chacao ci si sposta nel ‘barrio’ di Sarria, le voci cambiano. Incontriamo Julieta Tronconi, figlia di un imprenditore della vecchia destra milanese oggi impegnata nel consiglio comunale della sua zona e nell’attivismo politico come ‘jefa de patrulla’. Va di casa in casa a spiegare come votare, a discutere di tutte le conquiste che si potrebbero perdere se non si appoggia il governo. Lei è certa della vittoria del Psuv. Lo diceva anche a suo padre: “Per ogni capo d’azienda d’opposizione come te, c’è una schiera di operai che vuol vedere difesi i suoi diritti”.

– Lo vedo ogni giorno intorno a me – ci dice -: la gente ci crede e s’impegna a promuovere la causa perchè è grata al processo in atto. Ha aperto gli occhi, vede i progressi fatti nel campo dell’istruzione e della salute, nell’assistenza e nelle piccole grandi cose di ogni giorno, la libertà e il potere di cui oggi gode il popolo. Pensa ai suoi figli e ai suoi nipoti, sa che se il processo non continuerà si tornerà alla quarta Repubblica, alla dittatura che in tanti anni non ha compiuto un solo impegno a favore della sua gente.

Poi critica la campagna elettorale “sporca” fatta dall’opposizione.

– I vicini mi raccontano di un’opposizione che va nei ‘barrios’ ad offrire soldi per le protesi al seno in cambio dei voti – denuncia -. Il tutto senza presentare un vero progetto politico, a parte quello di mettere il bastone tra le ruote a Chavez. Inoltre, i suoi candidati si sono piu volte insultati pubblicamente. E ai venezolani l’odio non piace.

Siamo nella via principale che attraversa Sarria. Le case sono umili. Dietro di noi un Pdval dove trovare prodotti alimentari economici e un modulo Barrio Adentro per l’assistenza sanitaria di base gratuita. Julieta scherza parlando degli “antichavisti della classe media che fanno la spesa al Mercal ma coprono la borsina con una borsa di plastica nera perchè si vergognano”. Poi ci mostra il campo da basket, ci spiega il lavoro fatto dalla comunità per allontanare i giovani dal vortice della droga e della delinquenza, per rendere il ‘barrio’ sicuro, per dare spazi di gioco ai più piccoli.

– Davanti al ‘Comandante’ vedo persone emozionate, donne che piangono commosse davanti agli occhi sinceri di una persona che davvero ama il suo popolo e gli ha dato quello che non aveva mai avuto. Ma Chavez non è ne perfetto ne onnipotente. A sistemare per bene tutto il Paese potrebbe pensarci solo Dio! Proprio per questo si responsabilizza il popolo per le conquiste e le sconfitte. Il popolo non puo limitarsi a criticare, deve organizzarsi ed agire in prima persona perchè le cose funzionino.

Anche l’attivista Ilaria Tameni, dalla sede di Radio comunitaria ‘Negro Primero’ a Sarria, è convinta dell’importanza di un ruolo attivo del popolo:

-Il processo – ci spiega – nonostante gli errori che compie in quanto processo umano, ha dato coscienza ai cittadini che la rivoluzione non la fanno i funzionari ma la popolazione stessa, i gruppi sociali, i collettivi. Nonostante gli errori, adelante! – ci dice – per appoggiare come mai prima di oggi il ‘pueblo legislator’.

Cinque anni persi

“Io voterò l’opposizione perchè sono una convinta democratica e questo è diventato un Paese antidemocratico”. Tina Di Battista, presidente dell’Associazione Abruzzesi e Molisani in Venezuela, non ha dubbi: “Non solo le persone con un’educazione, ma tutti, devono andare a votare, pensando a quello che c’era e a quello che è stato perso”. Parla del problema dell’insicurezza, dell’escalation della violenza trasversale alle classi sociali, denuncia leggi “che vanno in senso contrario ai principi democratici con cui siamo cresciuti”.

– Gli attacchi costanti alla proprietà privata portano alla dissolvimento della parte produttiva del Paese – afferma – e impediscono i progetti di vita, costringendo i nostri figli a cercare orizzonti nuovi al di fuori dei confini.

Di Battista critica la scelta fatta dall’opposizione nel 2005, quando non si presentò alle elezioni nel tentativo di delegittimare i risultati del voto, e auspica la formazione di un’Assemblea legislativa equilibrata, centro di un effettivo confronto politico. Una vittoria schiacciante da parte da parte di uno degli schieramenti in gioco, secondo lei, brucerebbe la possibilità di un bilanciamento di forze necessario.

– L’assemblea deve essere uniforme, plurale, con un equilibrio sufficiente perchè le leggi siano frutto di una serena discussione. L’astensione decisa nel 2005 è stata un grande errore di cui oggi paghiamo le conseguenze – decreta -. La presenza preponderante della maggioranza all’interno dell’An ha infatti eluso tutte le possibilità di dibattito portando all’approvazione di 120 leggi incostituzionali cui il popolo aveva detto ‘no’ con un referendum, in quanto implicavano un assoluto abuso di potere.

Cinque anni perduti, dunque. Ma non solo per l’opposizione. Lontana dalle posizioni di Di Battista, Tameni rimpiange che “in questi ultimi anni non siano state approvate leggi radicali necessarie (in favore dei diritti dei sessodiversi, per la legalizzazione dell’aborto) e non si sia toccato il codice penale che ha conservato al suo interno articoli anticostituzionali, e quindi nulli, che però sono lì, una minaccia costante contro le donne”.

L’Asemblea nacional perfetta

“Non voterei mai l’opposizione perchè voglio che il processo rivoluzionario continui – ci spiega Martino Levi, informatico trentenne -. Spero in un Parlamento composto da una larga maggioranza, cosicchè non si blocchi l’operato del governo”. Poi però precisa: “Al tempo stesso vorrei fosse garantita pluralità e che quindi l’opposizione rientri all’An di modo che, attraverso critiche costruttive sinora esili, spinga costantemente il governo ad agire nel migliore dei modi, agisca un’azione di controllo e pressing, smettendo di gridare allo scandalo denunciando una dittatura che non esiste”.

Anche Carla Diaz Favuzzi, studentessa all’Università Centrale di Caracas, ha le idee chiare sulla sua idea di Parlamento. Giudicando come “immatura” la scelta dell’opposizione di farsi da parte nelle scorse elezioni, spera oggi in una “Assemblea che rappresenti in parti uguali entrambi gli schieramenti, perché tutti si sentano rappresentati al suo interno”. Dichiara poi di voler votare per l’opposizione attirata dal piano di disarmo in quanto, spiega, “quello dell’insicurezza è uno dei temi che più mi preoccupano oggigiorno”.

Mass media

“Ci sono 19 mila morti assasinati ogni anno, le aziende nazionalizzate sono in rosso, si sono persi migliaia di posti di lavoro, sono state chiuse 34 emittenti radiofoniche e una televisiva, sono stati regalati 61 miliardi di dollari”. Pedro Paolucci, vice presidente dell’Associazione Nazionale Civile Latinoamericani in Abruzzo (Ancla) non sembra aver dubbi sul suo voto. Notizie e cifre, in Venezuela viaggiano, informano, disinformano, si contraddicono. E i media sono uno strumento politico decisivo. C’è chi parla di un “terrorismo mediatico” in un’ottica internazionale e chi invece denuncia una dittatura informativa imposta dal governo. Ed ogni idea riflette una posizione politica ben precisa.

– Purtoppo credo che l’opposizione prenderà piede perchè poggia su un sistema massmediatico potente e ha fatto una buona campagna elettorale sfruttando non solo le parole ma anche le immagini, invisibilizzando il fatto che la rivoluzione è un processo popolare – afferma Tameni -. Così oggi l’opposizione che ha guardato troppa televisione non si rende conto che vogliono svendere il paese agli Stati Uniti e salvaguardare gli interessi economici di pochi fortunati.

Anche i membri del Circolo Antonio Gramsci di Caracas sono certi della cattiva influenza dei media sui venezolani.

– La gente vota l’opposizione perchè è disinformata a causa delle distorsioni dei mass media – affermano -. Ha paura che gli si tolga la casa, che le scuole ‘cubanizzino’ i loro figli.

Poi precisano:

– Certo all’opposizione c’è anche gente in malafede. Sono i vecchi controllori dei monopoli bancari, alimentari. Sono i vecchi Mendoza, i proprietari delle tv che possiedono anche istituti bancari, che scappano a Miami. Quelli delle speculazioni di borsa, dello scandalo Coninvest. Gente che giocava sporco e che oggi non può più farlo impunemente. Dall’altra parte – spiegano – c’è chi non dimentica i benefici di cui gode ogni giorno: materiale scolastico e beni alimentari a prezzi accessibili, sanità gratuita. Tutti da questo governo hanno avuto qualcosa che durante la quarta Repubblica non avrebbero mai potuto avere”.

Un’elezione sicura

Contattiamo Antonio Mobilia. La sua famiglia ha lasciato Napoli ed è arrivata in Venezuela quando lui aveva appena dieci mesi. E’ convinto della vittoria del Psuv, spera addirittura in un 80 per cento dei seggi. “Vendo macchinari e per lavoro viaggio per tutto il Venezuela. Quando arrivo in un paesino assisto sempre alla stessa scena: un ‘padrone’ antichavista ed uno squadrone di lavoratori ‘rossi'” ci spiega. Ma non si sorprende:

– Il socialismo è una strada giusta anche se piena di buche e spine. Molta della gente che non lo appoggia è arrivata qui con la terza elementare, ha fatto soldi ma è rimasta ignorante. Non sa interpretare Marx, non sa tutto quello che la sinistra ha fatto. Prende la pensione e non sa che questa è figlia delle grandi battaglie della sinistra. Per questo – dice – voterò per Chavez: perchè dice tutto quello che io ho sempre detto, in primis l’importanza vitale dell’educazione. Prima di lui il Venezuela, in questo campo, era peggio del terzo mondo…

Mobilia racconta di quando in passato, nei centri di votazione, assisteva a brogli di ogni tipo ed è certo della sicurezza del sistema di votazione cui questa domenica faranno affidamento 17 milioni e mezzo di venezolani. Anche tutti gli altri italiani contattati credono nella sicurezza dell’attuale sistema di voto che addirittura, scherza Levi, “è certamente più sicuro di quello degli italiani al’estero. Con lui Fabio Avolio, docente di lingua italiana, che confronta il voto a matita e lo spoglio manuale italiani con le “tecniche di voto moderne e sicure” adottate dal Venezuela, che permettono di avere il risultato già a poche ore dalla chiusura dei seggi.

Anche per quanto riguarda lo scenario post-elettorale, gli italovenezolani si sentono tranquilli e non temono particolari disordini. Ma qualche dubbio resta. Se Tameni teme “azioni violente, destabilizzanti e terroriste, come è già accaduto in passato” da parte dell’opposizione, Giunzone ci fa notare che “Chavez ha armato i civili, mentre i suoi avversari al massimo manifesteranno pacificamente in strada”.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Comunità italiana e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...