Disegnare per terra per riprendersi la città

di Monica Vistali

CARACAS – Nei ‘barrios’ della capitale fatta di case e asfalto, un sociologo italiano ed un architetto venezolano aiutano le comunità a riappropiarsi dello spazio pubblico disegnando per terra campetti da gioco. Il progetto ‘Calle de Diversión’ oltre a Caracas sarà attuato anche in Italia, a Livorno, Napoli e Palermo, e in altre città europee come Lisbona, Marsiglia e Berlino.

‘Trompo’, ‘beisbol de chapitas’ e ‘pelotica de goma’ per appropiarsi di uno spazio pubblico che si fa piazza, fantasia per trasformare strutture ‘formali’ di cemento in vicoli vivibili attraverso i tradizionali giochi di strada, fulcro di una ‘città informale’ dove convogliare le energie di adulti e bambini. Questa l’idea ‘italo-venezolana’ alla base del progetto ‘Calle de Diversion’, vincitore a Roma del concorso Smart Future Minds Awards.

Gli ideatori sono il sociologo italiano Pasquale Passannate e l’architetto venezolano Raphael Marchano, insieme nel gruppo Lpu, Liga de Partida Urbana. Entrambi lavorano nell’ufficio internazionale Think Tank di Caracas, che si dedica al “lavoro interdisciplinare con le comunità nello spazio informale”, come raccontano alla Voce.

Per le strade delle zone periferiche della capitale, Marchano e Passannate osservavano le tracce di spazi temporanei di gioco: le impronte di un pallone, le casse di birra usate per una partita a domino. Si rendevano conto che proprio le aree più marginali ed umili erano quelle con gli spazi pubblici più frequentati. Bisognava solo far confluire i momenti puntuali e spontanei in una progettualità, trasformare un’urbanistica ‘imposta dall’alto’ in uno spazio vivibile, una ‘città informale’ costruita dagli abitanti stessi sulla base dei loro comportamenti sociali e delle loro esigenze.

– Abbiamo disegnato campi da gioco per le strade – spiega Passannate – per fomentare l’appropiazione dello spazio urbano e la socializzazione tra i membri delle comunità. Non solo al di là della struttura fisica della strada, del cemento e degli edifici; ma anche al di là delle regole imposte dalla città. La nostra finalità è evitare l’alienazione frustrante di una vita confinata nel lavoro, promuovendo un’infanzia libera ed autodeterminata. E rivendicare l’identità del pedone non come persona che passa per la strada, ma come colui che per la strada ‘fa’ la sua vita.

Se in genere gli abitanti non sono parte della costruzione fisica dello spazio e dell’identità, parte vitale del progetto è ora la partecipazione attiva di una comunità che si autoorganizza, che interagisce con l’ambiente che l’ha cresciuta e la vedrà crescere. Nella ‘città del futuro’, sostenibilile e vivibile, Passannate e Marchano individuano quindi due elementi chiave: la costruzione dello spazio pubblico attraverso il disegno autogestito e la relazione con la memoria e l’immaginario del quartiere. Ecco quindi che in una ‘calle de diversion’ ritagliata nel ‘barrio’ si avvicendano genitori felici di tener lontano i propri figli dalla trappola della criminalità o da videogiochi violenti e fagocitanti, bambini entusiasti che indicano i luoghi migliori per disegnare campi, nonni che raccontano giochi antichi, addirittura ‘malandros’ che con automobili e moto sbarrano il traffico per permettere a Marchano e Passannate di disegnare a terra.

– Trascorsi alcuni mesi dal nostro intervento – spiegava il sociologo italiano in un’intervista durante il concorso – siamo tornati e abbiamo scoperto che i cittadini si erano autonomamente organizzati in campionati. ‘Calle de diversion’ era entrata a far parte della loro vita.

I primi cittadini a beneficiare del progetto di Lpa sono certamente i bambini.

– Quello che oggi accomuna tutte le città del mondo – spiega Marchano – è la riduzione dello spazio veramente pubblico. E sono i più piccoli a soffrire maggiormente. Noi stiamo regalando colore e divertimento alla strada con un progetto che tutti possono ricalcare: singole persone, collettivi, istituzioni.

Poi si viaggia nella memoria.

– Se penso alla mia infanzia ricordo che si giocava soprattutto fuori casa, per strada o al campetto. La lista dei giochi sarebbe interminabile. ‘Pelotica de goma’, ‘metra’, ‘pared’, oltre ai tipici basket e calcetto. Giocavamo con il ‘cuartico de jugo’.

E i bambini delle zone più agiate?

– L’unica differenza tra i giochi di un bambino proveniente da una zona ricca ed uno di una zona più umile è la marca del pallone e il contesto – afferma Marchano -. Per il resto il gioco è lo stesso. I bambini, a differenza degli adulti, non differenziano per classe sociale ma costruiscono un proprio linguaggio in base al gioco. Solo con il tempo si fanno inquinare da pregiudizi, preoccupazioni, traumi.

Rimarca Passannate:

– Il gioco, nella sua realtà più collettiva e sociale, ha creato l’umanità. L’umanità è nata giocando. Se pensi a una comunità che si dà delle regole, pensi immediatamente ad una comunità che gioca.

Con il primo premio allo Smart Future Award, Marchano e Passannate hanno vinto 10 mila euro, che invertiranno in ‘Calle de diversion’ e nei prossimi progetti di Lpu. Dai ‘barrios’ di Caracas si sposteranno in Europa, nel quartiere zingaro di Can Tunis a Barcellona, con l’idea di arrivare a Marsiglia e Berlino. Per quanto riguarda l’Italia, Passannate e Marchano hanno buttato l’occhio su Livorno, Napoli e Palermo. Queste città sono buoni esempi di progettazione dello spazio e simbolo di una vitalità che nasce dalla strada, ma oggi sono al fondo delle classifiche in temini di vivibilità. E lanciano un appello.

– Spingiamo tutti gli interessati a contattarci. Attualmente stiamo bussando a tutte le porte per far si che il progetto continui e si sviluppi sempre di più.

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Una risposta a Disegnare per terra per riprendersi la città

  1. juan ha detto:

    Buenas
    Tengo que reconocer que antes no me motivaba demasiado estesitio, sin embargo ultimamente estoy entrando regularmente y me ha empezado a
    gustar.
    Buen trabajo!

    Mi piace

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