Calderón: “Apriamo dibattito sulla legalizzazione”

CITTÀ DEL MESSICO –  La guerra del narcotraffico in Messico ha lasciato oltre 28 mila morti fino ad oggi. Visto che questa volta è stato il responsabile dell’intelligence a dichiararlo, Calderón ha dovuto prendere atto della sua sconfitta nella lotta alla droga ed aprire ad altre ipotesi come la legalizzazione degli stupefacenti.

Il presidente del Messico, Felipe Calderon, ha auspicato l’apertura nel Paese di un dibattito che prenda in considerazione la legalizzazione delle droghe.

Calderon ha specificato che il confronto dovrebbe svilupparsi considerando la pluralità democratica: “dobbiamo sempre considerare con accortezza le convenienze e gli inconvenienti, gli argomenti degli uni e degli altri sono fondamentali”, ha detto dopo che l’associazione “Mexico Unido contra la delinquencia” ha nei giorni scorsi parlato della possibilità di legalizzare le droghe come metodo per fermare la delinquenza.

Il presidente si è dimostrato sensibile verso le argomentazioni dei contrari alla legalizzazione, che ritengono che i consumi aumenterebbero specialmente fra i giovani, però ha preso anche in considerazione il fatto che una decisione legalizzatoria provocherebbe una notevole diminuzione della criminalità organizzata nel Paese.

La nuova posizione del presidente, fino ad oggi refrattario ad affrontare il tema, coincide con la diffusione dei dati ufficiali da quando nel 2006, anno in cui Calderon salì al potere e lanciò la guerra totale al narcotraffico.

Negli ultimi 18 giorni sono stati almeno 3.174 gli omicidi legati al narcotraffico. Lo ha reso noto Guillermo Valdes, direttore del Centro di indagini e sicurezza nazionale (Cisen).

In un intervento pronunciato alla presenza del presidente Felipe Calderon, il responsabile dell’intelligence messicana ha anche evidenziato che la guerra contro le bande dei narcos è costata finora poco più di 28.000 morti’. ‘Dobbiamo accettare il fatto che la violenza sta aumentando’, ha anche ammesso Valdes, sottolineando inoltre che ‘gli arresti e le uccisioni hanno influito nell’insorgere di nuove bande e dei regolamenti dei conti tra di loro’. L’ultima autorità ad indicare il totale dei morti da narcotraffico è stato il procuratore generale, Arturo Chavez che, il 16 luglio scorso, aveva parlato di 24.826 vittime.

Il Primate del Messico, Cardinale Norberto Rivera Carrera, critica la mancanza di informazioni da parte del governo sulla ‘guerra’ legata al traffico di droghe che dal 2006 ad oggi ha causato circa 26 mila vittime. Secondo l’Arcivescovo di Città del Messico, nel Paese sembra esserci ‘disperazione’ perché a suo parere il governo di Felipe Calderon ‘non offre una informazione adeguata sulla lotta al narcotraffico’.

Aprendo una sessione del Forum ‘Dialogo per la Sicurezza’ in corso da lunedi’, davanti ai vertici della Chiesa messicana il cardinale ha sottolineato che giacché il governo ‘non informa su quello che fa nella lotta contro la criminalità la gente pensa che il Paese, invece di avanzare, retroceda e piomba nella disperazione’.

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