Cercando di decolonizzare

QUITO -La colonizzazione europea in Ecuador non ha distrutto solo una civiltà, ma anche l’equilibrio ambientale. Oggi, dopo 30 anni di lotta contro l’estinzione, le tartarughe gigante delle isole Galapagos sono aumentate di numero. Erano state uccise quasi tutte dalla concorrenza con la capra portata dagli spagnoli.

Dopo trent’anni di lavoro, si cominciano a vedere i frutti: le tartarughe della specie Geochelone, diffuse con varie sottospecie nell’arcipelago delle Galapagos, sono un po’ più lontane dall’estinzione.

L’ultimo censimento, infatti, riporta un numero di esemplari pari a circa 1.500, contro i 15 animali degli anni settanta. Decisamente un bel traguardo, anche se limitato al momento alla sola isola di Espanola. Il risultato è stato ottenuto prelevando i 15 esemplari superstiti e iniziando un programma di riproduzioni controllate in cattività.

Le tartarughe, infatti, come molti rettili hanno un grande pregio: incubando le uova a temperatura fissa si può determinare il sesso del nascituro. Ciò permette di immettere in natura, in pochi anni, un gran numero di femmine riproduttive.

Ma questo trucchetto non sarebbe bastato se non fosse stato accompagnato anche da un programma di riduzione delle capre, animale portato dai conquistatori che si è rivelato un concorrente biologico micidiale per le tartarughe: entrambi mangiano erba. Per non parlare, poi, della strage compiuta dai marinai nel corso dei secoli a fini alimentari.

Prossimo obbiettivo: ristabilire l’equilibrio biologico anche nelle altre isole e introdurvi nuovi esemplari di tartaruga gigante per riportare l’ambiente allo stato pre-coloniale.

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