La strage di Tubutama, è tornato il vecchio West

di Guido Olimpio

CITTÀ DEL MESSICO – Oggi in mano ai narcos non è solo la frontiera con gli Stati Uniti ma più della metà degli stati messicani. Il 2 luglio a causa di uno scontro fra due bande criminali sono state uccise a colpi di fucile e pistole 20, forse 30, persone. La settimana scorsa è stato assassinato il candidato governatore di Tamaulipas Rodolfo Torre Cantu (Pri). A seguito di un dispiegamento di 50 mila soldati nel 2006, la violenza in Messico non è diminuita. Basta pensare che a Ciudad Juarez solo nel 2010 sono morte 1280 persone.

Venti o forse trenta morti. Nessuno sa con esattezza il numero delle vittime di una battaglia con armi moderne ma che ricorda gli scontri della frontiera nel vecchio West avvenuta nell’area di Tubutama, località messicana a soli 20 chilometri dal confine con l’Arizona. Una prima versione sostiene che lo scontro ha opposto una banda di narcos ad una gang di «polleros», i trafficanti di clandestini. Tubutama è, infatti, su una delle strade battute dai contrabbandieri ed vicina ad Altar, la base di partenza degli immigrati che cercano fortuna negli Usa. Per la polizia i banditi avrebbero usato fucili d’assalto, granate e pistole. Non c’erano, invece, veicoli blindati: una precisazione delle autorità che la dice lunga sull’arsenale a disposizione dei criminali.

LA SENCONDA VERSIONE – Un giornale della regione ha poi aggiunto che testimoni avrebberocontato decine di veicoli con a bordo gangster armati in modo pesante. Una seconda versione, raccontata dall’esperto Michel Marizco, presenta uno scenario da guerriglia. Un gruppo di fuoco dei Los Zetas sarebbe circondato da giorni in una zona impervia. Un assedio posto dall’organizzazione rivale di Sinaloa. Senza rifornimenti, i Los Zetas avrebbero chiesto aiuto ai complici che risiedono a Nogales. Due di loro sono partiti per portare benzina ma sono caduti in un agguato. Una terza versione sostiene invece che i Los Zetas starebbe cercando di conquistare territorio in una zona importante per i traffici illegali attraverso il confine. La strage di Tubutama è solo uno degli episodi violenti avvenuti nelle ultime ore in Messico. Ne ricordiamo solo alcuni: il rapimento del figlio del boss Arturo Beltran Leyva (ucciso mesi fa), l’attacco mortale contro una donna magistrato e la scorta a Ciudad Juarez, l’assassinio di due bambini e il ferimento di altri quattro centrati dai colpi dei sicari che volevano eliminare i genitori.

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