Santos l’artefice dei ‘falsos positivos’ è il nuovo presidente

di Maria Rosa Tamborrino

BOGOTA’ – Migliaia di civili giustiziati dalle forze dell’ordine e poi travestiti da guerriglieri, questi sono i ‘falsos positivos’, l’invenzione di Juan Manuel Santos, conservatore, ex ministro della Difesa colombiano, che si è imposto nel ballottaggio delle presidenziali con il 69% dei voti contro il 28% del rivale, l’ex sindaco di Bogotà Antanas Mockus, candidato del centro sinistra. Ha vinto comunque il partito dell’astensione: 57 per cento degli aventi diritto al voto non si è recata alle urne.

“Sono il presidente dell’unità nazionale” – così ha esordito nel discorso di ieri, dopo aver saputo l’esito delle elezioni. Santos – che ha ottenuto la maggior percentuale di voti della storia colombiana – raccoglie così l’eredità di Alvaro Uribe, il presidente uscente. La Colombia vota così per la continuità: salvo stravolgimenti inattesi, ora il Paese sa di non doversi attendere cambiamenti di linea politica,  soprattutto in tema di sicurezza, lotta alla criminalità, contrasto alle Farc (l’organizzazione guerrigliera comunista clandestina della Colombia). Santos infatti, da sempre delfino di Uribe, era stato uno degli architetti della politica di sicurezza che ha portato il governo di Bogotà più vicino a una vittoria militare sui ribelli delle Farc . Le sue prime parole pronunciate dopo la vittoria sono state un corale invito a tutti i cittadini, un incitamento a lavorare uniti per realizzare un grande accordo in nome della prosperità del Paese. Lavorare per i più poveri e raggiungere compromessi con le comunità internazionali, soprattutto con i paesi che si trovano al confine, con i quali i rapporti sono freddi da ormai molti anni: questo il programma governativo del neo presidente.

Ma la sua nomina e il suo discorso non hanno trovato un buon riscontro in tutti. E il malcontento si fa sentire. “Dopo queste elezioni, niente cambia”. Questo il commento di Guido Piccoli, scrittore e commentatore di esteri, esperto delle questioni colombiane, alle quali ha dedicato il suo libro “Colombia, il paese dell’eccesso”, che continua – “la violenza non avrà nessuna soluzione di continuità. Solo ieri c’è stata l’ennesima imboscata delle Farc, che possono sì aver subito molte perdite, essere state costrette a ritirarsi, ma che sono ben lungi dall’essere sconfitte, ben lungi dallo scomparire. Le contraddizioni di questo enorme Paese restano, profonde, e quindi resterà anche la guerra. Non ci sarà nessuna possibilità di pace. Non vedo nessun grande cambiamento”.

La battaglia per la sicurezza del Paese è lungi dall’essere chiusa quindi. Solo ieri infatti, come ha ben sottolineato nel suo commento il Piccoli, mentre gli elettori andavano alle urne, 16 persone sono morte in scontri armati: 10 uomini delle forze dell’ordine e 6 presunti membri delle Farc. C’è da ricordare anche che Santos è il padre di uno degli ultimi scandali che ha colpito la Colombia: quello dei falsos positivos, una delle peggiori violazioni dei diritti umani in un paese assuefatto a subirne di ogni ordine e grado. Nell’arco di due anni si è assistito ad un pericoloso aumento di esecuzioni extragiudiziali in Colombia, ossia assassinii commessi dalle forze pubbliche.

In pratica si sequestrano persone, si assassinano e poi si presentano davanti all’opinione pubblica come membri della guerriglia o di altri gruppi uccisi durante scontri con l’esercito. E Santos, ora presidente del Paese, era iniziatore di tutto questo. Il suo discorso iniziale dunque, fondato sulla pace e sulla collaborazione, sui compromessi e sulla solidarietà, è sembrato una vera e propria falsa, una messa in scena recitata alla perfezione, meritevole di un oscar.

Ultimo dato, per queste elezioni ormai arrivate al termine, l’astensionismo dei votanti: il 57 percento degli aventi diritto ha deciso di non recarsi alle urne, istigando gli analisti alle più colorite scuse: dalla pioggia ai mondiali.

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