“Il coraggio della speranza” fra i ragazzi della scuola italiana

CARACAS – La mostra fotografica multimediale “Il coraggio della speranza”, già esposta in varie città del Venezuela, è arrivata anche nella scuola italiana “Bolívar e Garibaldi”. L’obiettivo, ad un anno dal terremoto in Abruzzo, è risvegliare la sensibilità dei bambini e adolescenti ricordando la tragedia del 6 aprile 2009 nella speranza che cominci una pronta ricostruzione.

L’Aquila, città d’arte piena di vita. La scossa delle 3:32 nella notte del 6 aprile. Le grida e la disperazione della gente. Queste sono alcune immagini del video che è stato proiettato all’inizio della mostra sorta da un’idea del presidente del Consiglio regionale dell’Abruzzo Nazario Pagano e promossa dal Civ, la Fondazione Abruzzo solidale, l’Associazione abruzzesi e molisani nel mondo, il Gruppo dei 15, il quotidiano online Abruzzo24ore,  la ‘Voce’ e l’Associazione dei Giornalisti Italo-Venezolani.

Il preside della scuola italiana Claudio Milazzo aprendo l’iniziativa a cui erano presenti gli iscritti delle medie e liceo dell’istituzione italiana ha affermato:

“Siamo qui per mostrarvi cosa è successo veramente all’Aquila”.

In seguito il preside del liceo venezolano Rafael Parabacuto ha ringraziato gli organizzatori e sottolineato che gli alunni della scuola italiana si distinguono per ottenere i migliori voti dell’istituto.

Il direttore del quotidiano Mauro Bafile è intervenuto mostrando concretamente come la vita all’Aquila anche per i giovani fosse cambiata radicalmente dopo la terribile scossa:

“I ragazzi sono passati dal giocare con il blackberry al tradizionale pallone, alle passeggiate per mano con il fidanzato o la fidanzata. Hanno ricominciato a comunicare senza telefono ritrovandosi per la strada come ai vecchi tempi”.

“Sono nato nella città che non esiste più – ha affermato il direttore di Abruzzo24ore Gianfranco di Giacomantonio -. Per me mostrare in giro questa esposizione è un impegno morale. Le immagini dipingono non solo la tragedia materiale ma anche quella interiore della gente. D’altronde a L’Aquila più che ricostruire edifici bisogna ricostruire un’identità”.

Il video prodotto da Giacomantonio mostra immagini di chiese ed edifici storici prima e dopo il terremoto, l’evento della Perdonanza Celestiniana, le attività artigianali, culturali, sportive, la cucina, il mercato di piazza Duomo: tutto ciò che caratterizza l’Aquila. Il contrasto fra il pre e post sisma è scioccante.

Anche i bambini e ragazzi sono rimasti colpiti dalle immagini. Hanno fatto numerose domande agli organizzatori dell’esposizione su come mangiavano, come facevano a lavorare, a studiare, a giocare gli abitanti dell’Aquila.

Franco De Antoniis, della Fondazione Abruzzo Solidale, ha raccontato i momenti successivi al sisma:

“Si è vista la solidarietà della gente. Molte persone sono volontariamente andate a scavare con le mani nelle macerie. Grazie all’aiuto dei vicini perfino uno studente è stato ritrovato molti giorni dopo la caduta dell’edificio. Tanti erano i medici-pagliacci che lavoravano nei campi di rifugiati per far tornare il sorriso ai bambini”.

Terminato il video, una bambina di prima media originaria dell’Aquila ha tagliato lo striscione con scritto “Proibito”. Consegnati dei caschi rossi per ripararsi dalle possibili cadute, tutti gli alunni sono entrati nell’area dove erano esposte le foto scattate da quindici fotografi abruzzesi qualche secondo dopo il sisma e a sei mesi dal disastro.

Solo allora una ragazza di secondo liceo ha fatto l’ultima domanda:

“Dopo il terremoto cosa ha fatto il governo per i cittadini?”.

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

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