Nuovo attacco paramilitare al municipio autonomo di San Juan Copala

di Lucia Linsalata

CITTÀ DEL MESSICO – È il quarto assassinio in un mese a San Juan Copala nello stato di Oaxaca. Questa volta la vittima è il leader del movimento indigena Triqui MULT-I, Timoteo Alejandro Ramírez, e la moglie. Si sospetta che responsabile dell’assassinio sia il gruppo paramilitare UBISORT legato al Pri, il partito del governatore Ulises Ruiz Ortiz, visto che la settimana scorsa il leader di UBISORT aveva vietato l’ingresso nella comunità di organizzazioni pacifiste.

 

La settimana scorsa, durante una conferenza stampa a Città del Messico, il Municipio Autonomo di San Juan Copala ha denunciato l’uccisione di uno dei più importanti leader del MULT-I (Movimiento de Unificación y Lucha Triqui Independiente), il quarantaquattrenne Timoteo Alejandro Ramírez, e di sua moglie, Cleriberta Castro di 35 anni.

Secondo le dichiarazioni rilasciate dalle autorità del Municipio Autonomo di San Juan Copala, giovedì 20 maggio alle cinque del pomeriggio un commando armato composto da 4 persone ha fatto incursione nel piccolo negozio adiacente al domicilio delle vittime, situato nella comunità di Yosoyuxi (Municipio Autonomo di San Juan Copala, Oaxaca), con la esplicita intenzione di uccidere il dirigente della comunità triqui.

Timoteo Alejandro era conosciuto e apprezzato nella regione per essere uno dei principali promotori del processo di costruzione dell’autonomia indigena nel Municipio Autonomo di San Juan Copala. La sua morte rappresenta una perdita incommensurabile per la comunità triqui di questo municipio che da gennaio del 2010 soffre l’assedio delle forze paramilitari di UBISORT (Unidad de Bienestar Social de la Región Triqui), gruppo politico legato al PRI (Partido Revolucionario Institucional) cui appartiene il governatore dello stato di Oaxaca, Ulises Ruiz Ortiz.

Ricordiamo che il passato 27 di aprile i gruppi paramilitari di UBISORT hanno attaccato una carovana di pace internazionale mentre si stava dirigendo al Municipio Autonomo di San Juan Copala con l’intenzione di rompere l’assedio paramilitare che da mesi impediva agli abitanti dalla regione di uscire dal loro territorio. Nell’attacco armato sono morti l’osservatore internazionale finlandese Tiri Antero Jaakkola e la messicana Beatriz Cariño, dell’Ong ‘Cactus’.

Preoccupa enormemente il fatto che l’uccisione di Timoteo Alejandro e Cleriberta Castro sia avvenuta proprio mentre a Città del Messico i rappresentanti del Municipio Autonomo di San Juan Copala (istituzione creata nel 2007 aderente alla Otra Campaña del Ejercito Zapatista de Liberacion Nacional e alla APPO, la Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca) si stavano riunendo con varie associazioni civili messicane con l’obbiettivo di organizzare una seconda carovana internazionale di pace nella regione triqui. La coincidenza dei due eventi lascia pensare che si tratti di una risposta esplicita di UBISORT al tentativo del Municipio Autonomo di San Juan Copala di rompere l’assedio paramilitare imposto alle comunità triqui in modo pacifico attraverso l’appoggio di organizzazioni civili messicane e internazionali.

Giorni prima il massimo leader di UBISORT, Rufino Juárez, aveva dichiarato pubblicamente che non avrebbe permesso a nessuna carovana internazionale di pace di entrare a San Juan Copala. Le autorità del Municipio Autonomo, a loro volta, hanno dichiarato che le minacce di UBISORT riflettono il progetto politico-militare del governatore dello stato di Oaxaca, Ulises Ruiz. Considerano, infatti, che la morte del loro dirigente risponde a una nuova strategia dello stato messicano che mira ad aumentare il livello di violenza armata nella regione triqui e a smantellare, attraverso il ricorso a un gruppo paramilitare come UBISORT, il progetto di autonomia politica iniziato a San Juan Copala tre anni fa. Durante la conferenza stampa le autorità triqui hanno ripetutamente parlato di un vero e proprio “crimine di stato”, dichiarando di non aver nessuna fiducia nelle istituzioni giudiziarie messicane ritenute complici delle 4 morti avvenute quest’ultimo mese.

Le autorità del Municipio Autonomo hanno ripetutamente invitato la comunità internazionale a inviare osservatori di pace nella regione per cercare di detenere la spirale di violenza e morte che affligge ormai da tempo le 32 comunità indigene appartenenti al popolo triqui.

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