“Abbiamo davvero bisogno dell’assicurazione sanitaria”

Gli anziani che denunciano le carenze dell'assicurazione Rescarven

MARACAIBO – E gli anziani italiani emigrati nel secondo dopoguerra che non hanno fatto fortuna? Non si può dimenticare chi ha lavorato tutta la vita in nero, spesso inviando le rimesse in Italia, e adesso si ritrova senza una pensione. Oggi venti italiani di Maracaibo chiedono al Consolato che sia riassegnata loro l’assicurazione sanitaria gratuita sospesa a gennaio. Il Console generale d’Italia Giovanni Davoli controbatte provando che solo a tre di loro è stata annullata la copertura Rescarven.

Il Consolato d’Italia aiuta coloro che sono in difficoltà attraverso un sussidio annuale di massimo 4.900 Bs e il pagamento dell’assicurazione Rescarven. Ma a seguito del taglio deciso dalla Finanziaria per gli italiani all’estero, quest’anno vi è stata una riduzione del 40 per cento per l’assistenza diretta da sommarsi al taglio del 40 per cento del 2009 e una decurtazione del 25 per cento delle disponibilità per Rescarven.

L’anno scorso la compagnia d’assicurazione aveva infatti richiesto una modificazione del contratto con il Consolato aumentando il premio e riducendo la copertura finanziaria. Il Consolato, visti i tagli decisi da Roma, ha dovuto adeguarsi.

Conseguenza diretta: oggi decine di italiani non ricevono più né l’assicurazione né il sussidio economico e coloro che continuano a essere assicurati sono coperti fino a 30 mila bolívares annuali di spese mediche, quando prima erano 100 mila. La misura tocca quegli italiani che spesso non hanno voce, che non entrano nei centri sociali perché non possono permettersi di pagare la quota di partecipazione. Anche loro però sono ‘collettività italiana’.

Salvatore Natale Bruno, 67 anni, barbiere, oggi affetto da flebite alla gamba e diabete, è realmente preoccupato:

“Nessuno mi ha avvisato che non avrei più ricevuto né l’assicurazione, né il sussidio – denuncia sottolineando la sua posizione di divorziato con un figlio minorenne -. Ricevevo questo beneficio da cinque anni, adesso è come se mi avessero tolto la coperta in cui era avvolto”.

È dello stesso avviso Sisto Agrippino, 72 anni, che da quattro anni vive attaccato a una bomboletta di ossigeno e sulla sedia a rotelle. Ha lavorato come imbianchino in nero tutta la vita per imprese italiane e che lo remuneravano giornalieramente. La pittura ad olio gli ha procurato un enfisema al polmone. Come ogni mese, la settimana scorsa è stato ricoverato nella clinica Paraiso e poi trasferito in un ospedale pubblico perché già fuori copertura di Rescarven.

“Il Consolato ci ha sempre aiutati, ma oggi non più – spiega con semplicità senza lamentarsi -. All’anno spendiamo tra me e mia moglie circa 10.000 Bs di medicine, ma adesso Rescarven non ne copre più il rimborso. Mia moglie va dalle famiglie benestanti a chiedere un aiuto per i farmaci”.

Non può mancare l’appello di Ivette di Maurizio, casalinga con cinque figli, di cui due gemelli paraplegici. Abbandonata dal marito quando i due disabili avevano due anni, oggi è obbligata a rimanere in casa per prendersi cura di loro:

“Ho bisogno dell’assicurazione almeno per i miei due figli malati – afferma sconsolata spiegando che l’ultima operazione al cervello è costata 100 mila Bs -. Prima ricevevo anche l’aiuto economico per entrambi e con questo compravo i pannoloni, le medicine e il cibo in polvere di cui hanno bisogno”.

A Maria D’Avanzo, 84 anni, hanno asportato un occhio il mese scorso e per la prossima operazione già non basterà la copertura assicurativa di 30 mila Bs di Rescarven.

“Sono molto preoccupata – dice la donna arrivata nel 1948 a Caracas – perché non posso fare quasi niente e i miei figli non possono aiutarmi. Meno male che ci sono gli amici che ci sostengono… ci portano a casa a volte un melone, a volte un pollo!”.

Anche Francesca Nacci, assicurata, classe ’56, chiede che l’assicurazione rimborsi le medicine, come era previsto l’anno scorso. In media infatti gli anziani spenderebbero 300 Bs al mese solo di farmaci.

“Abbiamo lavorato tutta la vita – denuncia – e una parte di quello che guadagnavamo lo inviavamo in Italia. Grazie a noi emigranti il paese si è potuto rialzare dopo la devastazione della guerra. Perché l’Italia non fa come la Spagna che ha assegnato delle pensioni ai suoi emigranti nel mondo?”.

Mercoledì venti anziani di Maracaibo si sono ritrovati a casa di Bruno per discutere sul da farsi. C’è chi è venuto in sedia a rotelle e chi col bastone, sta di fatto che tutti hanno decisi di non star zitti.

“Non vogliamo essere dimenticati dall’Italia” dicono in coro.

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

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