Le minacce della ‘ndrangheta

MONTEVIDEO – “Di queste cose non se ne deve parlare, vi fermeremo”. Questa la minaccia giunta all’Istituto italiano di cultura di Montevideo prima del convegno organizzato sulla ‘ndrangheta. I tentacoli di questa mafia arrivano infatti in quasi tutti i paesi del Sudamerica. La ‘ndrangheta vive dell’omertà. Per questo bisogna parlarne.

Con queste parole, giunte attraverso una telefonata anonima, hanno cercato di fermare Claudio Lacamera, presidente dell’associazione “Museo della ‘ndrangheta”, che a Montevideo, in Uruguay, stava per dare inizio ad un convegno sul tema della criminalità organizzata italiana, nel corso del quale avrebbe dovuto illustrare le attività del museo.

La denuncia arriva direttamente dall’associazione, la quale sta operando attualmente nella zona del Sudamerica con l’obiettivo di divulgare il video “Penombra” girato dall’operatrice Rai Giusy Utano, con interviste a magistrati antimafia e vertici delle forze dell’ordine sul fenomeno ‘ndranghetistico.

Il fatto è avvenuto il 18 marzo all’Istituto italiano di cultura in Uruguay. Nello stesso stabile, tra l’altro, vi è la sede consolare italiana.

Ma a riprova che quello accaduto probabilmente non era lo scherzo di un buontempore, vi è un secondo episodio che ha destato scalpore: nel medesimo giorno è arrivata una telefonata, sempre anonima, ma questa volta alla sede di Radio Italia, l’emittente della comunità italiana in Uruguay. Stessa frase, stesso tenore.

Ovviamente dell’accaduto si stanno occupando le autorità uruguaiane, mentre per ciò che concerne il convegno, lo stesso è proseguito senza alcun intoppo anche per la decisione presa dal direttore dell’Istituto di cultura, che è voluto andare avanti senza alcun timore.

Tutto si è svolto regolarmente ed anche con una nutrita presenza di pubblico. Insomma, per dirla con lo slogan dell’associazione, “il primo passo è nominarla”.

In Uruguay è accaduto proprio questo, e la cosa forse ha dato fastidio a qualcuno.

Probabile che anche le parole del presidente, così come quelle di magistrati e investigatori siano state viste come una possibile minaccia.

Adesso il viaggio di Lacamera, accompagnato da Martina Montuori del centro “Peppino Impastato” di Palermo, è passato a Buenos Aires e poi 22 marzo a Cordoba in Argentina.

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