Le opere grafiche dei grandi artisti italiani a Maracaibo

Giovanni Cappelli, La Famiglia, litografia

CARACAS – Tutti i grandi artisti si sono commisurati con l’opera grafica. La mostra “Prova d’autore” organizzata dall’Istituto italiano di cultura (Iic) porta a Maracaibo serigrafie, litografie, calcografie e acquaforti di 59 autori italiani del secondo dopoguerra. 

 

L’esposizione che proviene dalla collezione della Fondazione Sartirana di Pavia spazia da Fontana a Guttuso, da Carrà a Vedova fino ad arrivare al contemporaneo Lodola. Nel giro sudamericano la mostra è già passata da Bogotà e dopo essere stata ospitata dal Centro d’arte Lía Bermudez (Camlb) in Venezuela sbarcherà a San Paolo e poi a Santiago del Cile. 

Inaugurata domenica 14 in presenza della direttrice dell’Iic Luigina Peddi e del Console d’Italia a Maracaibo Fernando Curatolo rimarrà aperta fino al 9 maggio. 

“Il punto di partenza di ‘Prova d’autore’ – spiega Luigina Peddi – è l’opera di Carlo Carrà intitolata ‘L’amante dell’ingegnere’ perché è una sintesi dei movimenti artistici del dopoguerra, spaziando dal Futurismo alla Metafisica”. 

La guerra ha dato impulso alla creazione di tanti movimenti e scuole d’arte e la mostra cerca di dare una panoramica della maggior parte di questi. 

“Gli artisti del II dopoguerra – prosegue Peddi spiegando la scelta delle opere – indagano sulla relazione fra luce, forma e colore. Non sono più come all’epoca di Giotto alla ricerca dell’armonia in funzione delle figure”. 

Non potevano mancare le opere dell’italo-argentino Lucio Fontana, uno dei primi a rompere con tutte le regole aderendo allo Spazialismo. 

“La materia, il colore e il suono in movimento – si legge nel celebre Manifesto Bianco scritto dall’artista – sono i fenomeni il cui sviluppo simultaneo integra la nuova arte”. 

“Fontana va al di là della tela – sostiene la direttrice dell’Iic -. E’ il primo che apre la pittura al mondo della tridimensionalità facendo perfino dei buchi nel quadro e lasciando il pubblico stupefatto”. 

Nell’esposizione vi sono i nudi di Giuseppe Cappelli, Renato Guttuso e Nino Aimone. 

“Tutti e tre hanno scelto di mostrare un corpo celando il viso perché spesso è quello che cattura l’attenzione per la nostra incapacità di interpretare il linguaggio corporeo”. 

Un altro caso di estrema espressività sono i quadri di Emilio Vedova. “La potenza formale della sua pittura è orientata infatti alla rottura con gli elementi cromatrici, esasperando i dubbi e le incertezze dell’Europa post-bellica”. 

Arriviamo poi agli anni ’80 e al movimento della Transavanguardia con Marco Lodola. “Stanco di elaborare forme, colori e luci, il pittore ritorna a un’arte quasi infantile. L’originalità di Lodola consiste anche in utilizzare gli stereotipi della pubblicità per convogliare un messaggio che sia recepito effettivamente dal pubblico”. 

Perché la scelta di presentare la mostra solo a Maracaibo? 

“Da ricordare che questa città ha accolto i primi artisti italiani. Inoltre, proprio tre pittori marabini hanno partecipato alla Biennale di Venezia l’anno scorso. Così dalle palafitte della capitale dello Zulia si passa a quelle di Venezia costruendo un ponte immaginario fra l’Italia e il Venezuela”. 

Una struttura di ferro simile a un mercato che si affaccia sul lago. Questo è il Centro d’arte Lía Bermudez. “Questo spazio simbolizza il passaggio dall’apparenza, il consumismo, alla sostanza, ovvero quello che la struttura ospita: l’arte”. 

Barbara Meo Evoli 

www.meoevoli.eu

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