“Ensamble Venezuela” sfila davanti al Colosseo

CARACAS – Il ritmo del Calipso de El Callao invade le strade di Roma. Il gruppo di ballo ‘Ensamble Venezuela’ è sfilato da piazza Venezia fino all’Arco di Costantino nell’ambito del primo “Carnevale latinoamericano” organizzato dal Comune della capitale.

Nell’ambito della manifestazione culturale “Carnevale romano”, venti gruppi di danza e musica rappresentativi, non solo del Venezuela, ma anche di Ecuador, Perù, Colombia, Bolivia, Messico, Panamá, Guatemala, Honduras, Brasile e Paraguay hanno animato le strade dalle ore 10:30 alle ore 14:00 da Piazza Venezia passando per i Fori Imperiali fino all’Arco di Costantino.

La manifestazione, iniziata il 6 febbraio, si è conclusa martedì con il concerto gratuito di Angelo Branduardi a Piazza del Popolo e la rievocazione storica dei giochi pirotecnici chiamati “I fochetti”, sparati dalla terrazza del Pincio.

“Stiamo creando uno spazio nella città – ha detto alla ‘Voce’ la coreografa del gruppo ‘Ensamble Venezuela’, Luz Marina Davila – per ritrovare le nostre radici. E’ piaciuta al pubblico la determinazione, l’allegria e l’energia del nostro carnevale. Questo tipo di manifestazioni servono a far capire ai romani le nostre tradizioni”.

Dopo aver ringraziato in particolare il Consigliere per l’America latina del Comune Madisson Godoy, Davila ha sottolineato che la rappresentazione è stata preparata in pochissimo tempo, solo tre settimane, e con l’appoggio della comunità cattolica venezolana a Roma.

“La sfilata che è stata montata con tanto sacrificio e entusiamo – ha concluso la coreografa – si ispira alle ‘madamas’, le matrone nere e alla regina del Carnevale di Callao: Isidora”.

Nel paesino di El Callao (stato Bolívar) arrivarono alla ricerca dell’oro una gran quantità di immigranti, specialmente delle antillas britanniche e francesi, portando con sé il Calipso, genere musicale originario delle isole dei Caraibi. Nel 1853, si fondò sotto il nome del Caratal, l’attuale El Callao, che posteriormente si trasferì ai bordi del fiume Yuruari, dove ricevè il nome per il quale oggi è conosciuto.

Lo sfruttamento minerario nello stato Bolivar generò un miscuglio di culture prodotto dell’immigrazione, e specialmente del sedimento afroantillano, che arricchì le tradizioni culturali della regione. Il Calipso non fu solo trapiantato alla cultura abitante della Guyana, ma fu trasformato, prendendo caratteristiche proprie come: le sue forti lettere, il tono picaresco con che narra eventi locali e l’utilizzo di strumenti venezolani come il ‘cuatro’, le ‘charrascas’ e le ‘maracas’. Anche il festeggiamento del Carnevale prese toni particolari: al ritmo del Calipso si realizzano ancora oggi durante vari giorni comparse con travestimenti tra cui i più particolari sono le ‘Madamas’, i diavoli ed i ‘Mediopinto’.

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

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