Le “buone intenzioni” dei ladri di bambini protestanti

di Gennaro Carotenuto

PORT AU PRINCE – Lascia una volta di più gelati la frivolezza criminale con la quale molte chiese protestanti credono o fingono di credere di aiutare il sud del mondo e l’America latina in particolare pretendendo di poter cancellare l’identità e il libero arbitrio delle persone e dei popoli.

Convinti come sono del “destino manifesto” della superiorità degli Stati Uniti, quando non cercano di esportare a suon di bombe la democrazia, si sentono in diritto di sequestrare il diritto e la vita di singole persone e di interi popoli.

Così non sorprende che i dieci pseudo-missionari battisti arrestati ad Haiti per associazione a delinquere finalizzata al sequestro di 33 minori haitiani si difendano fingendosi ingenui: “abbiamo agito a fin di bene”, “negli Stati Uniti quei bambini avrebbero avuto un avvenire migliore”. Addirittura Laura Silsby, riconosciuta come capo dell’organizzazione, arriva ad affermare: “non credevo che fosse necessario verificare che i bambini avessero documenti”.

Lasciamo per un attimo da parte (come fosse possibile) le implicazioni e le intenzioni del governo statunitense nell’isola. Lasciamo perdere il fatto che probabilmente il governo haitiano, per debolezza o mancanza di risorse, si troverà costretto a far giudicare i dieci sequestratori da un tribunale statunitense. Lasciamo perdere infine l’alta probabilità che dietro i “missionari” si celi più semplicemente un traffico turpe nel quale un bambino haitiano è quotato fino a 25.000 dollari (e quindi il carico di 33 bambini dei dieci missionari/cacciatori sarebbe di quasi un milione di dollari) per finire indifferentemente al mercato delle adozioni, a quello della prostituzione, alla schiavitù o al traffico d’organi.

Ammettiamo e non concediamo che davvero le intenzioni dei dieci sequestratori fossero buone e che davvero non venisse loro in mente che un bambino senza documenti non solo non è necessariamente un orfano e non necessariamente possa essere per questo sequestrato. Per l’ennesima volta ci troviamo di fronte all’agire scellerato delle chiese protestanti in America latina. I sequestratori di bambini seguono infatti i miliardari investimenti, a partire dal Guatemala di Rios Montt e nel resto del continente per cambiare segno religioso, offrendo un credo religioso più funzionale al neoconservatorismo di quello cattolico macchiato dalla teologia della liberazione. Non dimentichiamo inoltre le centinaia di migliaia di donne proletarie sterilizzate a loro insaputa, soprattutto in Brasile, per evitare che facessero figli. Anche in quei casi i criminali (spesso si consideravano perfino progressisti e moderni) si appellavano al “fin di bene” verso donne a loro dire incapaci di procreare responsabilmente.

Se il cattolicesimo della Conquista ma anche della Teologia della Liberazione ha luci e ombre nella sua storia, le chiese protestanti da decenni in America latina affiancano la loro croce alla spada delle armi statunitensi. La loro “nuova evangelizzazione” cancella culture, storie, ricordi e ricolloca in un universo senza storia i popoli ai quali offre una salvezza sempre e solo individuale ed individualista. Come per i bambini haitiani, la spoliazione dell’identità dei quali sarebbe stato un prezzo lieve da pagare in nome della modernità della nuova croce e della nuova spada.

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