Lavando i vestiti, servendo i venezolani

CARACAS – Tanti italiani emigrati negli anni ’50 hanno lavorato duro tutta la vita per assicurare ai figli un futuro. La storia di Tonino, che ancora oggi a più di 70 anni gestisce una storica tintoria con dei macchinari d’epoca. Non tutti coloro che sono arrivati dalla penisola oggi possono permettersi di accedere al Club Italiano venezolano, ma per lo meno molti hanno avuto la possibilità di costruirsi un’esistenza dignitosa, negatagli in Italia.

 Un cliente:

“Gli italiani qui sono brava gente. Sanno il fatto loro”

“Qui uno fa quello che vuole” 

Onesti e grandi lavoratori. Così sono stati tanti italiani emigrati in Venezuela. Questa è la storia di Tonino C., proprietario di una storica tintoria nel settore Altavista nel quartiere di Catia, una delle zone di Caracas dove sono approdati e vivono ancora tanti connazionali.

L’enorme e lunga sala impregnata dall’odore del sapone è piena di macchinari degli anni ’50 ancora funzionanti. Alcune lavatrici, alcune asciugatrici, alcuni tavoli da stiro di varie forme, risalgono perfino ai primi acquisti della tintoria. Il bancone è sempre lo stesso ormai levigato dall’uso e sulla sinistra tre lunghe file di vestiti appesi. Questi sì che sono cambiati nel corso degli anni. Gli strumenti di lavoro hanno invece resistito al tempo. Sono stati aggiustati negli anni e a volte modificati per rispondere alle necessità del negozio. Altre volte sono stati fatti degli assemblaggi inventati dallo stesso Tonino.

La voglia di fare in un paese che dava la possibilità di creare del nuovo, il suo sorriso, il buon umore e il prestare un buon servizio, hanno sempre permesso alla tintoria “La mariposa” di avere una amplia clientela. I vecchi clienti continuano a venire e i nuovi vicini affollano l’ingresso.

“Quando sono arrivato a Caracas nel ’56 – racconta Tonino annodando sul proprio collo una cravatta per un cliente –, ho lavorato come uno schiavo durante sei anni per mio fratello. Giunto prima di me in Venezuela aveva creato il negozio e in cambio del lavoro mi dava da mangiare e un letto. Poi sono diventato socio dell’impresa”.

Come succedeva spesso, gli italiani arrivavano conoscendo un mestiere e poi ne esercitavano un altro:

“I miei genitori erano coltivatori diretti in Italia ed io ero barbiere, ma da quando sono arrivato non ho mai tagliato i capelli a nessuno. Ho passato una vita a lavare e stirare dei vestiti con efficienza. Così ho servito i venezolani. Ho inoltre insegnato a tutti i nostri impiegati – ne abbiamo avuti fino a sette – a stirare e lavare a secco con precisione e diligenza”.

Come la maggior parte degli emigrati italiani del dopoguerra, Tonino ha scelto di trascorrere la vecchiaia nella terra che l’ha accolto a braccia aperte:

“Il Venezuela quando sono arrivato era un paradiso: il clima mite, la gente amabile, le belle donne, la frutta tutto l’anno. I venezolani sono un popolo allegro e dimostrano sempre interesse nel fare amicizia con gli stranieri”. Gli italiani oggi si comportano esattamente nella stessa maniera verso gli stranieri… tanto da prendere a sprangate gli immigrati che lavorano onestamente negli aranceti.

Non tutti coloro che sono emigrati dalla penisola al giorno d’oggi possono permettersi di accedere al Club Italiano venezolano, ma per lo meno molti hanno avuto la possibilità di costruirsi un’esistenza dignitosa, negatagli in Italia:

“Io non avuto la possibilità di studiare, i miei figli oggi invece sono professionisti. Ho lasciato alla mie spalle un paesino in cui non c’era nulla, sono tornato dopo tanti anni ed era sempre allo stesso punto. La gente era rimasta uguale ed io ero cresciuto”.

 Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

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