Saverio Cecere, “L’immagine: il miglior modo per comunicare”

CARACAS – Si è tenuta mercoledì 25 novembre presso la fondazione Celarg a Caracas la conferenza dell’artista italo-venezuelano “Arte e tecnologia” presentata attraverso un video. L’immagine comunica più di qualsiasi parola: questo il messaggio lanciato.

“Arte e tecnologia: un rapporto iniziato nella Preistoria” spiega l’artista italiano nato ad Avellino ed emigrato all’età di due anni in Venezuela.

“Il pennello è uno strumento: quindi è già tecnologia. Questa infatti nasce con l’uomo, non nasce con l’invenzione delle macchine, come molti pensano”.

Cecere ha presentato l’argomento, coerentemente al suo pensiero, con un video composto da fotografie e testi scritti da lui con sottofondo musicale.

Le immagini partivano dall’arte rupestre del Neolitico con la raffigurazione degli animali e della natura, passando per i dolmen e i menhir, fino ad arrivare all’Impressionismo.

L’arte si lega ancora di più alla tecnologia quando è architettura. Così Cecere parla attraverso le fotografie dell’Art Nouveau. Uno stile che interessò le arti figurative, l’architettura e le arti applicate, ispirato alla natura, della quale studiava gli elementi strutturali, traducendoli in una linea dinamica e ondulata.

Le immagini hanno parlato anche del Funzionalismo, la corrente architettonica per cui ogni edificio deve essere funzionale allo scopo per cui è creato. Secondo questo stile, con cui concorda Cecere, l’attenzione va portata sugli oggetti d’arte non perché belli o utili, ma in quanto oggetti d’arte.

“Il 1839, l’anno in cui è stata inventata la fotografia, segna il passaggio da un’epoca ad un’altra. L’altra tappa fondamentale nel rapporto fra arte e tecnologia è l’invenzione del cinema”. Poi Cecere ha percorso con immagini il Costruttivismo, il Purismo e la Bauhaus, fino ad arrivare all’invenzione del video e del computer.

La presentazione si è conclusa con due progetti alla vista fantastici ma che invece saranno sicuramente concretizzati: il grattacielo di centodue piani che sarà costruito a Dubai, in cui ogni piano ruota attorno ad un asse, e la casa i cui pannelli-serrande si muovono sulle finestre di vetro a seconda dell’ora della giornata.

Cecere, arrivato in Venezuela nel 1954 e oggi esponente del movimento Madì, da quaranta anni costruisce le sue opere in plexiglas:

“Uso la tecnologia per montare le mie strutture colorate. Per questo anche la scelta dell’argomento della conferenza” a cui sicuramente seguiranno successive presentazioni al Celarg.

L’artista fin da giovane si è interessato ai movimenti d’avanguardia in Venezuela: il cinetismo e il costruttivismo. Le sue prime mostre risalgono al 1969 nella Galleria ‘Artes Visuales’ a Maracay e successivamente a Caracas nelle gallerie: ‘Estudio Actual’, ‘Arte De Venezuela’ e ‘Cinema Dos’. In tutto al giorno d’oggi, oltre ad avere curato diverse mostre, cataloghi e libri in Italia e all’estero, ha svolto trecento esposizioni proprie in diciannove paesi diversi.

“L’arte deve essere usata per migliorare le condizioni umane, non per peggiorarle come spesso succede oggi”. Così l’artista, che ha vissuto la sua vita a metà fra il Venezuela e l’Italia, ha concluso la conferenza-immagine.

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

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