La minaccia delle basi militari statunitensi in Colombia

Gennaro Carotenuto

A che servono e chi minacciano le basi militari statunitensi in America latina? Il tema è caldo nella regione per la forte opposizione politica dei paesi integrazionisti, con Brasile in testa e Venezuela, che mantiene un forte contenzioso con la Colombia in merito, in primo piano. Ma Barack Obama, per una che ne chiude a Manta in Ecuador, rispettando la sovranità di quel paese, otto ne apre tra Panama e Colombia.

Se domandi a cosa servono le basi statunitensi in America latina ti risponderanno: per collaborare nella lotta al narcotraffico e al terrorismo. Per George Bush tutto era terrorismo e perfino i movimenti indigeni furono messi nella lista. È molto dubbio che le FARC colombiane, l’unica organizzazione guerrigliera su vasta scala possano essere rubricati come semplici terroristi ma di sicuro in Colombia l’esercito statunitense collabora con i paramilitari (narcotrafficanti, va da sé) che per favorire l’agroindustria hanno sloggiato, da quando Álvaro Uribe è presidente, centinaia di migliaia di famiglie di piccoli produttori agricoli per far posto all’agroindustria. Spesso narco e terrorismo sono solo scuse per mantenere pressione militare sul continente integrazionista. C’è narcotraffico o terrorismo che giustifichi Guantanamo, la base cubana da mezzo secolo occupata illegalmente come sancito da molteplici tribunali internazionali e che Obama non è capace di chiudere neanche come campo di concentramento? In che modo combatte il terrorismo l’enorme base di Mariscal Estigarribia in Paraguay, che contiene fino a 20.000 soldati e con un aeroporto che supera in capacità operative quella della maggior parte degli aeroporti civili del continente? Se bisogna combattere il narcotraffico perché non si combatte l’esercito messicano che spesso, come a Ciudad Juárez, è parte in causa nelle guerre di droga? Osservatori non sospetti e non amici dei governi integrazionisti come l’ex-presidente colombiano Ernesto Samper fanno due conti e dicono apertamente quello che nessun giornale europeo dice: “è evidente che le nuove basi in Colombia non abbiano nulla a che vedere col narcotraffico. A che servono i C17 o i Boeing 707? Sicuramente non alle fumigazioni ma a spiare elettronicamente e minacciare paesi come il Brasile e il Venezuela. Chávez, Lula e tutti i paesi di UNASUR hanno ben ragione a sentirsi minacciati!”. Detto della Colombia, Panama, un paese che ha lottato per decenni per recuperare la propria sovranità, oggi si sta ritrasformando in una portaerei statunitense. Chiusa nel 2000 la base di Howard e con essa la Scuola delle Americhe, dove vennero addestrati 50.000 militari torturatori latinoamericani, oggi altre basi stanno aprendo. Bisogna sostituire Manta, l’enorme base ecuadoriana, dicono. Ma è la stessa scusa per la quale aprono le quattro nuove basi in Colombia. In Honduras, il paese dove il 28 giugno con un golpe oggi apertamente appoggiato dagli Stati Uniti, c’è un’altra megabase, Palmerola, in Salvador Comalapa e in Costarica Liberia, a testimoniare quanto controllo militare eserciti ancora Washington sulla regione centroamericana e caribeña. Quante isole del golfo dei Caraibi sono in realtà delle basi militari? Meglio va al Sud. A parte la Colombia, poca roba (fino a quando?) in Perù. Lo sguardo punta allora su Mariscal Estigarribia, la base paraguayana che controlla il Brasile da Sud come le basi colombiane lo spiano da Nord e si spinge oltre fino a minacciare tutta l’Argentina. Fernando Lugo, l’ex vescovo oggi presidente, la vorrebbe chiudere in omaggio alla politica integrazionista ed al fare dell’America latina un territorio di pace. Lugo è già fragile di suo, ma sarà per quello che ad orologeria aumenta il rumor di sciabole dei suoi militari?

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