L’omaggio alle Forze armate italiane a Caracas

Il console Davoli, il preside della Codazzi Incerpi, l'Ambasciatore Maccotta, l'Addetto militare Paticchio e il preside della Bolivar y Garibaldi MilazzoCARACAS – La celebrazione del 4 novembre si è svolta ieri presso la scuola Codazzi. Presenti l’Addetto militare dell’Ambasciata d’Italia Paticchio, l’Ambasciatore Maccotta e il Console generale Davoli per rendere omaggio ai caduti italiani, in particolare quelli recenti: i 6 parà uccisi a Kabul.

 

Si è reso anche omaggio ai funzionari delle Forze armate che difendono la pace e la democrazia in Italia e nelle missioni all’estero. Forse allora non bisognerebbe fare un giorno di Festa per ogni professione? Perché non festeggiare il giorno degli operai che costruiscono le case essenziali all’umanità? Anche loro muoiono esercendo il loro lavoro. E sono tanti.

“Grazie ragazzi”. Questo il senso intrinseco del discorso dell’Addetto militare dell’Ambasciata d’Italia a Caracas, il colonello Vincenzo Paticchio, nella giornata delle Forze armate e della Festa dell’unità nazionale svoltasi ieri mattina.

La celebrazione si è tenuta nel salone principale della scuola Agustín Codazzi in presenza anche dell’Ambasciatore Luigi Maccotta, del Console generale Giovanni Davoli, del direttore dell’Ufficio scolastico del Consolato Giangiacomo Liguori, della direttrice dell’Istituto italiano di cultura Luigina Peddi e dell’ammiraglio della Marina venezolana Salvatore Cammarota. Purtroppo non era presente nessun rappresentante della collettività e dell’associazionismo italiano.

“Abbiamo scelto di celebrare la Festa nazionale del 4 novembre in una scuola – spiega Paticchio alla ‘Voce’ – per trasmettere ai giovani i valori di fedeltà alla Patria e di democrazia. La scelta della Codazzi in particolare è dovuta al fatto che Orazio Maiorana, uno dei dodici carabinieri che morirono nella strage di Nassiriya in Irak nel 2003, era stato un alunno della scuola”.

Paticchio ha poi messo in rilevanza il legame fra l’Italia e il Venezuela:

“E’ qui con noi infatti un rappresentante della Marina venezolana di padre italiano e madre venezolana. Inoltre, a prova della fusione fra i due paesi, la scuola stessa è composta da una parte venezolana ed una italiana e vi sono alunni italiani e non”.

Riguardo alle funzioni delle Forze armate, ha sottolineato:

“Nei paesi che non sono in guerra come il Venezuela abbiamo il ruolo di mediatori. Costruiamo attraverso un lavoro diplomatico dei rapporti di amicizia con l’Esercito, la Marina e l’Aviazione del paese ospitante”.

La celebrazione del 4 novembre festeggia la vittoria della Prima guerra mondiale nel 1918, ma è anche un omaggio ai caduti:

“In questo giorno onoriamo i militari italiani e stranieri morti in guerra. I carabinieri vestono di nero infatti per ricordare i lutti della società”.

Sulla funzione delle Forze armate puntualizza:

“Le armi devono essere nelle mani di funzionari al servizio di un’ideale e di uno Stato. Le forze armate imparano l’arte della guerra per non farla”.

Il preside della Codazzi, Gianfranco Incerpi, nel suo intervento ha ricordato le vittime italiane di quest’ultimo anno ponendo l’accento sul terremoto in Abruzzo, il disastro di Messina e l’uccisione dei sei parà a Kabul. “Spero che per fare la pace ci sia bisogno in futuro di usare sempre meno le armi”. La vice-presidente Eleonora Vaccaro ha sottolineato: “Le tragedie vissute dall’Italia sono molto sentite anche dagli alunni della scuola”.

Il preside dell’altra scuola italiana Simón Bolívar y Garibaldi, Claudio Milazzo, ha commentato: “E’ giusto celebrare questo giorno importante per la storia italiana in una scuola per far crescere nelle giovani generazioni l’amor patrio verso l’Italia”.

Nel suo intervento l’Ambasciatore Maccotta, dopo essersi considerato onorato di trovarsi fra i giovani, ha detto:

“L’Italia sostiene le Forze armate. Oggi hanno il ruolo dinamico di portatori della pace all’estero nel quadro delle missioni Onu, Ue o Nato. Le Forze armate italiane hanno avuto ed hanno il compito di aiutare tanti paesi del mondo nel cammino della costruzione locale della pace e della democrazia”.

Barbara Meo Evoli

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