Quattro sudamericani a Perugia

perugia arriba ala izquierdaPERUGIA – La vita presso l’Università per Stranieri di Perugia per un argentino, un colombiano, una peruviana e una venezolana. Le bellezze architettoniche, le difficoltà ad integrarsi, gli stereotipi degli italiani e l’unione che si crea fra stranieri e fra extra-comunitari. L’Italia vista dal mondo degli immigrati che hanno l’opportunità di studiare.

“C’era una volta” cosí iniziano la maggioranza delle favole. Questa è la storia di quattro sudamericani in cerca di una strada all’Universitá degli Stranieri di Perugia.

In questa città verde hanno trascorso dei giorni piacevoli. Giorni che hanno visto nascere scambi di culture diverse. Giorni che hanno assistito al parto delle amicizie nate dal colore dei cuori. Giorni in cui hanno goduto (e i loro piedi stanchi, sofferto) di tutte le vene perugine. Giorni fatti da momenti attraverso cui hanno costruito i legami per farli uno e tutti.

Tutti e quattro hanno vissuto nell’angoscia di imparare l’Italiano, la lingua che li lega. Tutti e quattro erano desiderosi di scoprire insieme lo Stivale, il paese per il quale hanno lasciato il loro focolare sudamericano. Alcuni di loro hanno frequentato il corso di italiano solo per un mese, altri, invece, hanno svolto l’esame.

Ma per quanto tempo sono stati a Perugia? Probabilmente i quattro non saprebbero dare una risposta. A Perugia sembra che il tempo si fermi e gli abbracci rimangano sempre caldi sul petto e sulle braccia.  Palazzo Gallenga li ha accolti, lì tra il silenzio dei corridoi luminosi, i cappuccini allegri del Bar di Leonello, i sorrisi mattutini e i cori in tutte le lingue durante i viaggi in ascensore.

Heber Manoni, 30 anni, argentino, della città di San Luis, ha vinto una borsa di studio tramite un accordo con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca (MIUR). La borsa di studio fornisce i bliglietti aerei di andata e ritorno, l’acceso ai servizi della mensa universitaria, una stanza comoda, 50 euro mensili per l’acquisto di libri presso la Libreria Grimana ed anche un viaggio al mese di 50 euro con l’agenzia “Giulis Viaggi”. Oltre a tutti questi servizi, la borsa copre il  costo totale del corso all’Università.

Per Heber è la prima volta in Italia. Gli sembra che l’Argentina e la Penisola siano due mondi tanto lontani fisicamente quanto vicini sul piano storico, culturale ed etnico.  L’Argentina è stata la casa e la seconda Patria per molti italiani che hanno lasciato il proprio paese alla ricerca di migliori opportunità di vita. Anche se non è stato ben accolto in alcune trattorie Perugine Heber trae la conclusione:

“Sono molto contento di poter respirare tutta l’architetura medievale che offre Perugia”.

La sera in cui è andato a Roma, la cittá aperta di Rossellini, è rimasto stupito dalla quantità di persone che usavano una cartina geografica per orientarsi. “A Roma non ho sentito parlare italiano – sostiene con tono sorpreso -, quasi tutti, andavano di fretta. Volevano farsi la foto di fronte alla fontana di Trevi. Mi chiedevano di prenderli in foto e poi sorridevano e mi ringraziavano dicendo g-r-a-z-i-e. Roma mi ha illuminato con la sua bellezza. E’ vero che Roma è eterna”.

Diego Rodríguez, 26 anni, colombiano, di Bogotà, è venuto per migliorare la lingua del suo lavoro, visto che insegnava matematica presso la scuola italiana Leonardo Da Vinci di Bogotá. E’ stato l’istituto Italiano di Cultura della capitale colombiana a offrire a Diego una borsa di studio presso l’Universitá per Stranieri di Perugia. Il sussidio è di 500 euro, le spese di trasporto, affitto della stanza e alimentazione sono invece a carico di Diego.

Con tono deluso, racconta:

“C’è un forte stereotipo della Colombia in Italia. Quando dico che sono colombiano, mi chiedono subito delle Farc, gli argomenti hanno l’odore solo dei sequestri, della paura e delle droghe. Mi sembrano chiusi i giovani di Perugia. Ho parlato italiano solo con gli stranieri, ed è un peccato”.

Riguardo all’idea che gli italiani hanno del suo paese e continente di origine, sottolinea:

“Ho conosciuto un ragazzo italiano che non sapeva neanche dove si trovava la Colombia. A volte mi sembra che per alcuni di loro l’America si riduca agli Stati Uniti, al limite includono il Messico”.

Diego si ritiene fortunato per il fatto che, attraverso il corso di lingua italiana, può imparare tantissimo della cultura dei suoi compagni di classe e, in questo modo, la sua identità colombiana si rafforza.

Perugia è una città piena di studenti e giovani, ma, secondo l’insegnante di matematica, gli spazi di incontro per la discussione e il dibattito sono pochi:

“Oltre alle scale del duomo e alle notti di ‘Umbria Jazz’, non c’è niente. Gli studenti e  i giovani potrebbero, invece, darsi da fare per ritagliarsi degli spazi che sono essenziali”.

Mary Vásquez, 28 anni, peruviana, ha vissuto per 13 anni negli Stati Uniti e poi è venuta a Perugia per ragioni di cuore. Il suo ragazzo le aveva proposto di venire a vivere in Italia, ha accettato ed oggi frequenta un corso di lingua italiana all’Università per gli Stranieri.

Sul corso che segue presso l’indirizzo tecnico-economico, Mary commenta:

“E’ ottimo, anche se a volte le lezioni sono un po’ disorganizzate”.

La realtà da turista o da immigrato sono totalmente diverse nello stesso paese. Al riguardo Mary, che era già venuta in viaggio in Italia, sostiene:

“I funzionari della Questura sono veramente duri. Sono restii a dare informazioni e guardano male coloro che fanno domande a cui, secondo loro, dovrebbero saper rispondere. La burocrazia italiana è impossibile, ed io che ho vissuto negli Stati Uniti, posso fare dei paragoni obiettivi”.

Gilzy Laya, 22 anni, venezolana, ha vinto la borsa di studio tramite l’Istituto Italiano di Cultura di Caracas per andare a Perugia quando era al quarto anno di Lingue moderne presso l’Università Central de Venezuela. La sua borsa consta di 700 euro mensili, il pagamento della metà del corso di studio, mentre le spese di alimentazione, l’affitto della stanza, i biglietti aerei e quant’altro sono a suo carico.

Quando Gilzy parla del Bel paese, pur riconoscendone l’arretratezza in determinati ambiti comparati ad altri paesi europei, le si illuminano gli occhi. Una gioia infinita la pervede al pensiero di passare qualche giorno in una città italiana.  

Riguardo all’esperienza accademica, Gilzy rivolgendo lo sguardo verso il pavimento, dice:

“Avevo tante aspettative di questo corso… i professori sono tutti degli ottimi insegnanti ma ci trattano come dei bambini. Questo corso è utile per le persone che partono da zero ma non per quelle che lo studiano da anni. Ho attraversato l’oceano per aggiornare e complementare le mie conoscenze della lingua e cultura italiana, non per ripassare il passato remoto. Le lezioni dovrebbero darsi a livelli diversi secondo le conoscenze degli studenti”.

Sulla vita nella città del centro Italia, conclude:

“Perugia è bella, ma può essere anche crudele. I Perugini sono un po’ chiusi fra loro e sembra che abbiano poco interesse nella conoscenza della cultura degli stranieri”.

Daniela Colmenares

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Italia - America latina e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Quattro sudamericani a Perugia

  1. Perugia city ha detto:

    Perugia è arricchita tantissimo dal popolo degli studenti dell’Univeristà per Stranieri, che porta un patrimonio aggiunto alla città in termini culturali e sociali.

    E Sse Perugia esce dal provincialismo di una città di piccole medie dimensioni è proprio grazie all’apporto di tanti studenti che si stabiliscono qui, chi per pochi mesi, chi per anni. Alcuni rimangono a Perugia e diventano perugini a loro volta, e questo è bellissimo…

    Accolgo la critica sulla chiusura che viene percepita, ma a volte è difficile ambientarsi in poco tempo in una città nuova. Potrei consigliare di uscire dal guscio protettivo che offrono molte società private che si occupano praticamente di tutto per conto degli studenti stranieri, dal trovare l’alloggio a cosa fare la sera, ma che poi finiscono per ghettizzarli…

    A presto, siete sempre i benvenuti a Perugia.

    Mi piace

  2. Daniela Colmenares ha detto:

    Gli studenti a Perugia sono la musica che permette che la città balli, ma anche Perugia come città permette a loro di ascoltarla tramite i suoi colori e gente. Naturalmente come Lei dice non è facile ambientarsi in poco tempo in una città nuova, ma per far sì che questo accada ci vorrebbe che si creassero degli spazi un po’ più aperti in cui la musica di tutti e i colori di tutte le pelli siano viste e ascoltate, non come qualcosa che li separa, ma come suoni che li legano.
    A Perugia il mio più genuino ringraziamento,
    A presto.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...