‘La Minaccia’, il documentario italiano critico della Rivoluzione bolivariana

documentario la minacciaCARACAS – Hugo Chávez, il potere, la televisione e la più grande riserva di petrolio al mondo. Dall’altra parte c’è la gente comune, con la propria quotidianità, la lotta alla delinquenza, i ‘barrios’ di Caracas e le ‘petrocase’ nelle campagne. Il documentario tutto italiano ‘La minaccia’ non lascia indifferrenti.

Fino a settembre era l’unico film sul Venezuela e la figura di Chávez. Ma oggi non più. “South of the border” di Oliver Stone, presentato alla Mostra internazionale del cinema di Venezia, dà un’altra versione del processo politico in atto in questo paese.

Sono pochi coloro che, interessati dai cambiamenti che hanno segnato la storia recente del Venezuela, scelgono di osservare il paese attraverso l’occhio della telecamera. “In un’epoca di desertificazione delle idee, avevamo scelto il Venezuela nella speranza di vedere concretata un’ideologia – affermano i realizzatori del film, Luca Bellini e Silvia Luzi – ed, invece, siamo rimasti delusi”.

Il regista e la giornalista hanno percorso le strade del Venezuela dallo stato Anzoátegui a Falcón, passando per i vicoli del quartiere storicamente rivoluzionario ‘23 de enero’ di Caracas, “con la telecamera nascosta in una borsa frigorifera” per non dare nell’occhio. Sono riusciti a entrare nelle vite delle persone per cogliere e registrare tutti i nodi del ‘socialismo del XXI secolo’.

Innanzitutto l’immancabile immagine del leader della ‘rivoluzione bolivariana’, Hugo Chávez: il documentario inizia con un’intervista esclusiva centrata sulla funzione importante che svolge l’esercito nel nuovo ‘processo politico’ che sta vivendo il paese. Poi il ruolo essenziale dell’oro nero per far funzionare tutto il sistema, tenendo conto che il Venezuela è la maggior riserva di petrolio al mondo. Le missioni sociali governative per combattere fame, analfabetismo, malattie. Il funzionamento della sanità pubblica, le cooperative e l’iniziativa del governo per risolvere il problema della carenza di case. Ma immancabilmente ogni progetto viene ritratto come fallimentare. Peccato manchi la comparazione con l’accesso all’istruzione pubblica, alla sanità, agli alimenti e alla casa in altri paesi dell’America latina in cui non esiste niente di tutto quello che è stato costruito da dieci anni in Venezuela. Manca anche un paragone con la situazione dei servizi sociali, spesso insufficienti, prima dell’avvento di Chávez.

Il mancato rinnovamento dell’autorizzazione del canale privato Rctv nel maggio 2007 rappresenterà la fine della libertà di espressione in Venezuela? sarà una porta verso la fine della democrazia? Così dicono gli studenti ripresi da Bellini e Luzi che manifestano contro ‘la chiusura’ dell’emittente televisiva più vista nel paese. Ma chi sono questi studenti schierati contro il chavismo? I figli della classe media venezolana che si vede sottratta sempre maggior potere. Niente a che vedere con gli studenti europei figli del ’68 e alla ricerca di un ‘altro mondo possibile’.

Non si può dimenticare che Rctv durante il colpo di stato contro Chávez nel 2002 ha violato il principio di trasmettere informazione veritiera, mostrando che il presidente si era dimesso per propria volontà, quando era stato sequestrato. D’altro canto, sicuramente il lungometraggio fornisce lo spunto per riflettere sul controllo che esercita il governo sui media e sull’eccessiva presenza del Presidente in televisione.

Come è giusto che sia in un percorso descrittivo del Venezuela, “La minaccia” fa riferimento all’alto tasso di criminalità e di violenza del paese, indicando la situazione di ‘insicurezza’ vissuta quotidianamente dalla gente per la strada come una gran sconfitta della rivoluzione bolivariana. Ma perché tanta delinquenza?

Secondo Luzi e Bellini, una delle cause potrebbe essere il consumismo sfrenato, molto più accentuato che in Europa. Il film trasmette in maniera realistica il senso di ‘minaccia’ e la paranoia giornaliera vissuta da tutti nel paese, sia dai ricchi che dai poveri. La telecamera entra nelle case della gente umile e nei club dei meno umili, e raccoglie i racconti delle loro vite e paure.

“Non si può stare mai tranquilli per la strada – afferma ricordando i tre mesi vissuti in Venezuela, la giornalista Silvia Luzi -. Esiste una norma tacita: il coprifuoco alle 7 di sera. Questo senso di ‘minaccia’ permanente è uno dei motivi della scelta del titolo del documentario. Oltre al fatto che Chávez definisce gli Stati Uniti come la maggior ‘minaccia’ al mondo e, dall’altra parte, uno studio del Pentagono reputa la Rivoluzione bolivariana come la più grande ‘minaccia’ dai tempi dell’Unione sovietica e del comunismo”.

Il film-inchiesta ha avuto successo in vari paesi mondo: è stato infatti trasmesso dalla televisione giapponese, svedese e finlandese, è entrato nella cinquina dei David di Donatello e ha partecipato ad oltre 40 festival internazionali di cinema. In Italia dal 2 al 7 luglio, è stato al centro del dibattito sulla libertà di espressione organizzato al Cinema Adriano in occasione del Roma Fiction Festival, nella sezione “Realtà&Finzione: liberi di raccontare?”. La Rai dopo averne acquisito i diritti tv, lo ha tenuto nel cassetto per un anno. Perché non è stato mandato in onda nel canale pubblico italiano? E’ stato invece diffuso su Current Tv, il network dell’ex-vicepresidente americano Al Gore (canale Sky 120), il 21 settembre alle 22:30.

“Dopo oltre un anno di embargo italiano – hanno detto gli autori – l’idea che ci siamo fatti è questa: La Minaccia presenta una lettura in chiave critica del socialismo bolivariano di Hugo Chávez, una lettura che certo non coincide con gli enormi interessi economici e politici che l’Italia ha in Venezuela. L’unica emittente che ci ha dato la possibilità di raccontare quello che abbiamo visto e vissuto, paradossalmente non è il servizio pubblico, ma un network internazionale come Current. Il servizio pubblico ci ha oscurato, bloccando il documentario ed impedendoci di utilizzare il nostro lavoro per un anno intero”. Il documentario (in vendita sul sito http://www.laminaccia.com) lascia aperta la domanda: qual è la via per costruire un altro mondo possibile? Può considerarsi un’alternativa valida quella intrapresa in America latina dai paesi detti progressisti o rossi, come Ecuador, Bolivia, Nicaragua e Venezuela? O saremmo di fronte all’ultima moderna espressione di populismo?

“Chavez ha dato un sogno alla gente – si domanda dubbioso il regista Luca Bellini -, ma a che prezzo?”.

Barbara Meo Evoli

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