Sospesa la costituzione, Zelaya: “Una barbarie”

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TEGUCIGALPA – Giro di vite sulle garanzie costituzionali e i media in Honduras: il governo de facto di Roberto Micheletti ha limitato i diritti sanciti dalla Costituzione per un periodo di 45 giorni, prevedendo la possibilità di chiudere i mezzi di comunicazione e dando più poteri alle forze armate per il rispetto “dell’ordine pubblico”. Lo stesso Zelaya ha definito “una barbarie” le imposizioni di Micheletti, invitando il Parlamento a sospendere il provvedimento.

Tre mesi dopo il golpe contro Manuel Zelaya – che, dopo il suo rientro nel paese, lo scorso lunedì, resta asserragliato nell’ambasciata brasiliana di Tegucigalpa -, di fronte alle grandi manifestazioni popolari per il ritorno del presidente deposto e all’isolamento internazionale, la dittatura ha risposto con l’unica arma che conosce, la repressione. Coprifuoco quasi continuo, almeno tre morti confermati, ma c’è chi ne calcola una decina, centinaia di arresti, feriti e denunce di sparizioni, soprattutto nella periferia della capitale Tegucigalpa dove l’esercito entra con difficoltà, tenuto in scacco dalla Resistenza. Infatti, continuano le manifestazioni a favore del presidente deposto, che risponde lanciando un appello agli honduregni a marciare sulla capitale, come “offensiva finale” contro il governo golpista.

Il decreto di Micheletti proibisce “ogni riunione pubblica non autorizzata” e le dichiarazioni dei media che vadano contro “le risoluzioni del governo” o possano alterare “il rispetto della pace e l’ordine pubblico”. Nel precisare che le forze armate sono autorizzate a sostenere la polizia “per garantire l’ordine”, il decreto prevede “l’arresto di chi viene trovato fuori dall’orario previsto dal coprifuoco per la circolazione, o di chi venga considerato sospettato di poter danneggiare persone o beni”.

Alcune reti radio e tv, prosegue il decreto, “stanno diffondendo odio e violenza contro lo Stato, lanciando appelli all’insurrezione popolare. La Commissione per le telecomunicazioni è quindi autorizzata, tramite polizia e forze armate, a sospendere ogni radio, tv o via cavo che non rispetti i programmi dettati dalle presenti disposizioni”. Nel mirino di Micheletti sono già finite l’emittente Canal 36 e Radio Globo, recentemente oscurate più volte con l’accusa di diffondere le notizie dei sostenitori a favore di Zelaya.

Giorni fa i quattro candidati che hanno appoggiato il golpe – Elvin Santos del Partito Liberale, Porfirio Lobo, del Partito Nacional, Felícito Ávila, democristiano e Bernard Martínez, di Innovación y Unidad – dopo avere incontrato Micheletti, sono andati nell’Ambasciata brasiliana. È stata una riunione che non ha sbloccato la situazione e alla quale non hanno partecipato i due candidati che invece sono alla testa della Resistenza contro il golpe, César Ham, del Partito di Unificazione Democratica, e soprattutto Carlos Reyes, il candidato delle sinistre alla presidenza.

Il governo golpista aveva dato al Brasile dieci giorni di tempo per spiegare in base a quali criteri ha permesso a Zelaya di rifugiarsi nell’ambasciata, da giorni circondata dai militari. L’ultimatum è stato respinto qualche ora dopo dal presidente Lula: “Se i golpisti entreranno con la forza nell’ambasciata – ha detto – considereremo violata ogni norma internazionale”.

Intanto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite la questione honduregna ha tenuto banco. Ben 12 capi di stato, oltre allo stesso segretario generale Ban Ki-Moon, hanno parlato di Honduras chiedendo l’immediato ritorno al governo di Mel Zelaya.

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