La diaspora italiana in Sudamerica

migranti italianiROMA – A marzo 2008 sono risultati residenti in America Latina 1 milione e 100mila italiani, poco meno di un terzo di tutti quelli all’estero. È l’Argentina a “guidare la classifica” con 544mila presenze, seguita dal Brasile con 235mila, Venezuela 97mila, Uruguay 73mila, Cile 40mila, Perù 26mila, Ecuador e Colombia 11mila, Messico 10mila, Paraguay 6mila, Repubblica Dominicana 5mila, Costarica 4mila e il Guatemala e la Bolivia con 3mila.

Sono questi alcuni dati numerici contenuti nel nuovo volume di Caritas Migrantes “America Latina – Italia. Vecchi e Nuovi Migranti” presentato ieri mattina a Roma, presso la Sala della Pace della Provincia di Roma, dai coordinatori del progetto Franco Pittau, Luca di Sciullo e Delfina Licata della Redazione Dossier Caritas/Migrantes, dal nuovo direttore della Caritas diocesana di Roma, Don Enrico Feroci, dall’assessore alle politiche sociali della Provincia di Roma, Claudio Cecchini, e da altri esponenti legati al fenomeno migratorio. Il dossier, frutto di un intenso lavoro di due anni che ha coinvolto numerosi autori e ricercatori italiani e latinoamericani, si presenta suddiviso i 4 settori tematici: i primi capitoli raccontano e spiegano le dinamiche dell’insediamento di migranti italiani in Sud America: una diaspora che andò sempre più aumentando a partire dall’unificazione dell’Italia del 1861, influenzando in maniera determinante il commercio fluviale e le attività collegate lungo le sponde del Rio de La Plata, dove per primi si inserirono i liguri. In Brasile, ad esempio, l’arrivo degli italiani fu correlato all’abolizione della schiavitù, di cui furono il sostituto nelle “fazendas”, mentre il Venezuela divenne grande polo d’attrazione dal secondo dopoguerra fino agli anni ’60, grazie al forte sviluppo dovuto allo sfruttamento del petrolio di quel periodo. In Argentina, uno dei più importanti sbocchi dell’emigrazione italiana, la tenacia dei connazionali li portò a diventare protagonisti dello sviluppo delle aree urbane come operai, artigiani, commercianti e impresari industriali. Fu la recessione mondiale degli anni ’70 a limitare fortemente le speranze di sviluppo nell’area latinoamericana. Da allora si invertì la rotta di questo imponente flusso migratorio: i primi a rientrare furono proprio molti italiani emigrati, ai quali si aggiunsero gli oriundi loro discendenti e i lavoratori del posto costretti a fuggire dalla miseria e sempre più impossibilitati a recarsi negli Stati Uniti. Un nuovo esodo che prosegue oggi, seppur con dinamiche diverse, che ha portato la comunità latinoamericana residente in Italia a raddoppiare nell’arco degli ultimi 10 anni, raggiungendo le 316mila presenze. 

Trarre insegnamento dalla storia dell’emigrazione italiana 

Nella terza parte, la ricerca affronta il tema attuale degli atteggiamenti degli italiani nei confronti degli immigrati e delle “nuove solidarietà”.

“L’intenzione della ricerca è quella di trarre insegnamento dalla storia dell’emigrazione per ammodernare il nostro comportamento nei confronti degli immigrati”, ha detto Franco Pittau nel suo intervento di apertura. “È un volume che nasce come un dovere di riconoscenza nei confronti di quei Paesi che nel passato ci hanno accolto e ancora continuano ad ospitare più di un milione di italiani”, ha replicato Don Feroci. “Quando l’Italia era povera quello fu per noi l’approdo della speranza per i più coraggiosi e intraprendenti. Oggi”, ha aggiunto il direttore della Caritas, “constatiamo che la stessa speranza e capacità di riuscire caratterizza gli immigrati che vengono da noi, dall’America Latina o da altri continenti. Essi possono essere una fonte di dinamismo per il nostro Paese e dobbiamo imparare ad apprezzarli come i Paesi esteri seppero apprezzare noi”.

Sullo stesso concetto è intervenuto l’assessore Cecchini, secondo cui l’Italia, luogo in cui si registra oggi un atteggiamento di “disagio” e “fastidio” nei confronti dell’immigrazione, è un “Paese dalla memoria corta”. 

La discendenza dei migranti: attività e vitalità 

Delfina Licata ha sottolineato nel suo intervento che “la presenza italiana diventa addirittura imponente se si tiene conto dei discendenti degli italiani, che sarebbero circa la metà della popolazione argentina e quasi un sesto di quella del Brasile dove, nello Stato di San Paolo, raggiungerebbero il 50%”.

Ma non si tratta di una presenza solamente numerica. Le collettività italiane in Sud America hanno dato vita a 472 giornali, 263 programmi radiofonici e 45 programmi televisivi in lingua italiana. La prima testata fu la “Croce del Sud”, pubblicata dai Cappuccini di Rio de Janeiro. In Argentina il primo giornale, “L’Italiano”, nacque nel 1854, mentre tra quelli attuali vi è il nostro giornale: “La Voce d’Italia” di Caracas, che ha celebrato 59 anni di attività.

Di questa vitalità fanno fede anche le persone che studiano l’italiano, i comitati della società Dante Alighieri e le numerose associazioni attive in tutti i continenti. Ma il legame è stretto anche sotto il versante imprenditoriale: è proprio nell’area latinoamericana che le imprese italiane che operano all’estero realizzano un quarto del loro fatturato. 

Gli immigrati latinoamericani in Italia: una risorsa

 

“America Latina – Italia. Vecchi e Nuovi Migranti” affronta anche il tema attuale della presenza degli immigrati latinoamericani in Italia. Ma quali sono le caratteristiche di questo fenomeno? “È un’immigrazione molto concentrata in alcune Regioni: la metà delle presenze si registra nel Nord Ovest e un quarto nel centro Italia”, ha spiegato Di Sciullo. “A livello strutturale, è caratterizzata da un forte tasso di femminilizzazione” ed è, in generale, una popolazione giovane visto che “6 immigrati su 10 anno meno di 40 anni”.

Come nel passato l’innesto degli italiani in America Latina è stato proficuo, così, in un’Italia fortemente bisognosa di manodopera aggiuntiva, i latinoamericani sono apprezzabili sia dal punto di vista lavorativo che socio-culturale.

Secondo Lorenzo Tagliavanti, il vice presidente della Camera di Commercio di Roma: “il fenomeno migratorio è un elemento positivo di novità e di dinamismo” che non può far altro che aiutare la società a riprendersi in questa fase di crisi.

Ed è in questa direzione che si muove il progetto segnalato da Tagliavanti, denominato “CNA World”, volto ad offrire servizi agli imprenditori ed ai lavoratori stranieri e ad assisterli durante l’avvio d’impresa al credito, dagli adempimenti fiscali alla formazione dei dipendenti.

È poi intervenuto Nicola Occhipinti, consigliere del ministero degli Affari Esteri, il quale, a seguito della sua esperienza come Console a Buenos Aires, ha testimoniato quanto sia difficoltosa la vita di emigrante all’estero e spiegato che solo ora, con i nuovi strumenti tecnologici che hanno permesso di digitalizzare degli archivi, il Consolato può ricevere in tempi ragionevoli e senza code estenuanti tutti i connazionali residenti all’estero.

Per Franco Bentivogli, del comitato scientifico dossier Caritas/Migrantes, “l’emigrazione degli italiani e le conseguenti rimesse scaturite sono state uno dei fattori di sviluppo dell’Italia e ora sono altrettanto importanti le rimesse che gli immigrati in Italia inviano ai loro Paesi di origine. “Bisogna rendere attive e vitali queste comunità”, ha chiarito Bentivogli.

La presentazione del volume “America Latina – Italia. Vecchi e Nuovi Migranti” si è chiusa con le parole di Gustavo Arteta, segretario socio economico dell’Istituto Latino Americano (ILA): “è un libro che parla delle persone migranti”, delle loro lacrime versate e dei loro sogni realizzati o ancora chiusi nel cassetto.

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