Un piatto caldo per gli anziani poveri

aperturaCARACAS – Da otto anni un gruppo di sette signore gestisce una mensa popolare presso la Chiesa Nostra Signora di Pompei a Caracas. Fino ad aprile ogni giovedì mangiavano circa 250 persone tra venezolani e italiani, oggi invece il piatto è servito solo a 40. A causa di minacce, urla e spesso porto d’armi, la Chiesa ha deciso di limitare l’utenza solo agli anziani italiani poveri. “La gente che veniva dai barrios pensava che la mensa fosse di Chávez” dice una delle signore che organizza il pasto. 

CARACAS – Tutti i giovedì un piatto caldo è servito con amore agli anziani italiani in difficoltà. Da ben otto anni sei signore gestiscono la mensa popolare presso la Chiesa Nostra Signora di Pompei a Caracas, offrendo il meglio della cucina italiana.

La settimana scorsa, dopo un mese di pausa, è ricominciata l’opera di volontariato, sorta da un’idea di padre Sergio e proseguita da padre Zelindo. Oggi sono circa una quarantina gli anziani, la maggiore parte uomini, che pranzano alla mensa, quando fino ad aprile erano 250. Prima, infatti, alla Chiesa si recavano sia italiani che venezolani, sia giovani che vecchi, poi invece si è deciso di limitare l’utenza ai soli italiani poveri. Troppa gente, armi e furti nella mensa sono state le cause della decisione.

“Oggi si serve – dice entusiasta una delle integranti del gruppo, Carmelina de Santis – rigatoni con salsa alla bolognese e pollo con patate al forno. Prepariamo sempre qualcosa di diverso: pasta e fagioli, risotto, minestrone. Bisogna vedere il sorriso che si dipinge sul viso di questi italiani… A volte rimangiano un piatto italiano dopo 30 anni!”.

La mensa, oltre ad offrire prelibatezze, è diventata un luogo d’incontro per gli anziani:

“C’è chi viene da Charallave, Cúa, Catia. Varie persone fanno fino a tre ore di mezzi per venire qui” spiega Veneranda Valletta, una delle fondatrici della mensa insieme a Nicol Ponte.

Il gruppo affiatato è composto da signore in pensione di tutte le regioni d’Italia. Oltre a Veneranda, di Rodi, e Carmelina, di Napoli, vi sono anche due abruzzesi Maria Coletta e Maria Grande, la siciliana Lidia Guastella e la molisana Cristina Brunetta. Poi vi è Vito Saturno che aiuta a servire a tavola e alcune donne danno una mano in cucina saltuariamente.

Giuseppe de Luca ha una storia a parte. Ha iniziato a sparecchiare la tavola e a portare i tegami più pesanti per aiutare le signore. Oggi ogni giovedì mattina lavora per la mensa e guadagna quel poco necessario per mantenersi, oltre al sussidio che riceve dal Consolato.

L’organizzazione è perfetta, ognuno ha il proprio compito. La mattina presto Lidia si occupa della spesa, poi nella cucina, che prima era affittata ad un’agenzia che organizzava feste, Maria e Cristina spellano le cipolle o le patate e preparano tutti gli ingredienti che poi saranno bolliti o messi in forno o in padella. Carmelina e Maria riempiono i piatti in cucina e Veneranda serve i piatti spingendo il grande carrello fra i tavoli.

Ma non è solo un pranzo settimanale. A dimostrazione di tutto l’impegno che Carmelina e le altre signore mettono nell’impresa basta essere presenti a Natale, Pasqua, la festa della Mamma o del Papà, quando sono serviti piatti speciali e offerti dei regalini. Spesso le sette donne hanno donato abiti e scarpe usate e una volta, dopo aver raccolto tutte le taglie delle scarpe dei commensali, hanno regalato ad ognuno un paio di cuoio appositamente fabbricato su misura.

La mensa è finanziata da imprese, associazioni e persone fisiche, che offrono sia denaro che gli alimenti necessari a preparare il pasto. “Cerchiamo – esclamano in coro le signore – nuovi benefattori per comprare una nuova cucina industriale!”.

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

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