Chevron denunciata per danni ambientali per 27 mld $

chevronQUITO – La compagnia petrolifera statunitense Chevron, una delle maggiori aziende del mondo, è stata denunciata una decina d’anni fa per via di alcune procedure poco chiare nello smaltimento dei rifiuti tossici e di petrolio grezzo che riversava nelle acque del Rio delle Amazzoni, causando danni irreparabili alla popolazione locale e alla natura circostante. Danni che secondo il governo di Quito potrebbero ammontare a più di 27 miliardi di dollari, il doppio del bilancio 2008 del paese andino.

Insomma, un periodo nero, sicuramente più del petrolio che maneggia, per la compagnia statunitense che se la deve anche vedere con un film che uscirà nelle sale il prossimo 18 settembre e che avrà come soggetto una delle maggiori stragi ambientale che l’umanità abbia conosciuto: i danni di Chevron in Amazzonia. Il film “Crude” racconta di come la popolazione che ha vissuto nelle aree di estrazione usate da Chevron abbia sofferto di malattie come cancro, aborti spontanei, malformazioni. Danni riconducibili all’inquinamento emesso dalla compagnia petrolifera. Che oggi cerca di fare tutto quanto possibile per bloccare la diffusione del film. Forse perchè teme ripercussioni. Di certo perchè è consapevole di aver sfruttato in modo scostumato la zona ecuadoriana.

Insomma, un film che smaschera le attività inquinanti della Chevron dettate dalla corsa al profitto e appoggiate dalla politica estremamente neoliberista. 

Per mettere un freno alla diffusione delle notizie sui danni causati, oggi, i responsabili della compagnia Usa hanno fatto sapere di essere entrati in possesso di una serie di video in cui alcuni rappresentanti del governo ecuadoriano tentavano di corrompere un giudice del tribunale che si occupa della causa contro la Chevron per farle perdere il processo per danni ambientali.

Le immagini sarebbero, a dire della Chevron, eloquenti. Si vedrebbero, infatti, il giudice Juna Nuñez, Carlo Garcia, deputato della maggioranza e altri due uomini mentre discutono di una mazzetta da qualche milione di dollari che sarebbe stata spartita una volta terminato il processo con una condanna alla compagnia Usa.

Un tentativo, a dire dell’amministrazione di Quito, utile solo a sviare l’attenzione sul dibattimento che con tutta probabilità potrebbe far emergere una seria condanna all’azienda petrolifera. Quito, intanto, conferma: mai e poi mai si è cercato di influenzare gli apparati di giustizia nazionale.

Alessandro Grandi

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