Oggi comincia il vertice di Unasur fra le tensioni

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Chi vincerà questa volta? I riflettori sono puntati sul tema delle basi colombiane aperte alle forze armate degli Stati Uniti. Da una parte c`’è la Colombia e dall’altra i paesi progressisti: Ecuador, Nicaragua, Bolivia e Venezuela.

BARILOCHE – Sarà un vertice regionale caratterizzato dal forti tensioni quello che inizia oggi a Bariloche e vede come protagonisti i leader dei paesi dell’Unasur (Unione delle nazioni sudamericane). Il summit è stato convocato per discutere dell’accordo militare tra Colombia e Stati Uniti e sarà l’occasione per una serie di confronti che si preannunciano estremamente accesi. L’apertura di almeno sette basi colombiane alle forze armate Usa sarà sotto i riflettori, non solo per il valore assoluto dell’accordo, che mira a combattere narcotraffico e guerriglia, ma anche per le conseguenze che ha avuto e avrà sulle relazioni diplomatiche di Bogotà. Il deteriorarsi del già difficile rapporto tra il presidente Alvaro Uribe e i suoi colleghi Hugo Chavez e Rafael Correa rischia di avere pesanti ripercussioni economiche sul suo Paese e l’intesa con Washington ha fatto storcere la bocca anche a Brasile, Cile, Argentina e Bolivia.

Lo scontro con Caracas, Chavez ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche e ha parlato di “venti di guerra” portati dalla presenza delle truppe Usa nella regione, ha avuto un prologo ieri nel corso della riunione dell’Osa (Organizzazione degli Stati americani). Nel corso dell’incontro l’ambasciatore colombiano Luis Alfonso Hoyos ha attaccato il “progetto interventista” di Chavez nelle questioni interne del suo Paese, in riferimento ai messaggi del “caudillo” venezuelano lanciati al popolo colombiano; dura la risposta del suo collega venezuelano Roy Chaderton che ha contestato alla “oligarchia colombiana” di essere “drogata di guerra”. Sulla questione c’è stato un nuovo intervento del governo statunitense: il sottosegretario per le questioni andine e del Cono sud, Christopher McMullen ha definito “irresponsabile” Chavez per aver parlato di “venti di guerra”.

Un’ulteriore polemica è scoppiata sulla possibilità che la riunione tra i capi di Stato sia trasmessa in televisione, in diretta o in differita dopo un lavoro di editing. La Colombia sostiene la necessità che il summit sia trasmesso in diretta per consentire ai telespettatori di formarsi un’opinione “senza filtri”. Un’affermazione che ha urtato non poco la sensibilità degli altri Paesi, che hanno letto questa presa di posizione come un’accusa di possibile “manipolazione”. Per garantire la massima diffusione del dibattito il governo colombiano ha quindi deciso di trasmettere i contenuti del summit attraverso le emittenti televisive e radiofoniche pubbliche e la pagina internet della presidenza.

Dal leader boliviano Evo Morales è arrivata un’ulteriore provocazione: il presidente del Paese andino ha ipotizzato un referendum regionale che sottoponga all’approvazione popolare dei cittadini latinoamericani l’accordo, “affinché sia il popolo a decidere e non l’impero a imporre”. Il governo colombiano lavora poi per introdurre nella discussione ulteriori argomenti, con particolare attenzione per la corsa agli armamenti del Venezuela. I leader della regione potrebbero discutere inoltre della crisi diplomatica tra Bolivia e Perù, aperta nei mesi scorsi dalla decisione di Lima di accettare la richiesta di asilo politico di alcuni ex ministri boliviani, sotto processo in patria, proseguita con la diatriba relativa al costume tradizionale della “Diablada” e ora riaccesasi sul presunto accordo tra Cile e Bolivia in merito alla “questione marittima”.

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