La pittura, uno strumento per far esprimere i disabili

IMG_5527CARACAS – La diversità emargina ma la pittura dà la possibilità di integrarsi. Attraverso l’arte i ‘diversamente abili’ riescono infatti ad esprimersi e a potenziare la propria autonomia socio-personale. Così dimostra il pittore Leonardo Gerulewicz, in arte ‘Leo’, che ha esposto e ricevuto numerosi premi sia in Venezuela che in Italia e che parteciperà alla Mostra di opere di persone speciali presso il Museo Jacobo Borges.

La scorsa settimana è stata inaugurata la Mostra collettiva presso la Fondazione del Banco Industrial de Venezuela, in cui ha partecipato anche Leo con il quadro ‘Panorama di Caracas’. E il 23 ottobre, sottolinea Leo: “Parteciperò all’Esposizione collettiva di persone speciali presso il Museo Jacobo Borges”.

“Ho insegnato a dipingere a una ragazza che aveva una paralisi alle due mani – racconta il pittore nato nel 1963 ed ex allievo di Mercedes Pardo –: si metteva il pennello in bocca e produceva dei bellissimi quadri”. Così racconta della sua esperienza presso l’Associazione nazionale contro la paralisi cerebrale (Anapace) dove impartisce dei corsi di pittura da diversi anni.

“E’ fantastico vedere – prosegue mentre dipinge con piccoli segni colorati l’ultima tela – come dei ragazzi, che non si erano mai espressi, pronuncino le loro prime parole dopo avergli insegnato a disegnare”.

Oltre ad insegnare, Gerulewicz è stato anche il promotore di varie esposizioni di persone ‘diversamenti abili’:

“Con la Mostra di bambini sordomuti e handicappati ‘I piccoli insieme al grande’, svoltasi presso la Casa d’Italia nel 2006, ho voluto dimostrare che anche i disabili hanno la capacità di lavorare con il puntinismo e di produrre delle opere” di pregevole valore artistico.

Leo, infatti, utilizza da quando è bambino la tecnica del puntinismo con la particolarità della scelta mirata di colori intensi. Quello che vuole trasmettere attraverso la sua pittura sottolinea: “E’ l’amicizia nei confronti dello spettatore”.

“Il maestro Armando Reveron usava le bambole come modello e aveva una scimietta come amico – così spiega il suo modo di dipingere nella tranquillità della grande villa dove abita –, io ho un pappagallino che ho chiamato ‘Puntico’, come la mia tecnica, e disegno ascoltando la musica composta da mio fratello Gerardo”.

“Il mio quadro più apprezzato – conclude Leo sorridendo – è quello del panorama sui ‘ranchitos’ di Caracas. Questa è un’arte popolare. Tutto quello che uno vede dovrebbe essere rappresentato. Quindi perché non dovrebbero dipingersi i ‘ranchitos’? E’ giusto che si conosca come la gente vive nel nostro paese”.

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

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