Alla volta del magico mondo degli indigeni

Le due passioni della scrittrice italo-venezolana Marisa Vannini, il mondo degli indios e i bambini, si fondono e danno vita al romanzo “El Cháman de los Cunaguaros” recentemente pubblicato dalla casa editrice statale ‘El perro y la rana’. La maestra e professoressa ha percorso il Venezuela visitando le comunità indigene per raccogliere le loro favole e permettere ai venezuelani di riscoprire le proprie radici.

La scrittrice italo-venezolana Marisa Vannini

La scrittrice italo-venezolana Marisa Vannini

CARACAS – Il mondo degli indigeni e quello dei bambini. Queste le due passioni che spinsero negli anni ’70 la scrittrice Marisa Vannini a percorrere il Venezuela in lungo e in largo per spiegare ai maestri come insegnare a leggere ai piccoli. Da questo primo viaggio nacque “Il mondo magico degli Yupka”. Dopo anni di studio e in età già matura scrive “Il Chamán de los Cunaguaros”, pubblicato nel 2008 dalla casa editrice ‘El perro y la rana’.

Il primo è una raccolta illustrata di racconti per bambini che perlustra l’universo delle piante, degli animali, delle forze e degli dei della natura. Il secondo romanzo per giovani, ma non solo, si addentra nel mondo di ben dieci etnie indigene venezolane, portando alla luce le loro tradizioni, conoscenze e desideri.

mondo de los yupkas“Quando sono arrivata in Venezuela nel ’48 – racconta con entusiasmo la professoressa dell’Universidad Central de Venezuela, Marisa Vannini, nata a Firenze – è cresciuto subito in me l’interesse per le comunità indigene di questo paese. Quando sono andata negli anni ‘70 nello stato Zulia per un congresso, mi sono avvicinata agli Yukpa che si trovano nella ‘Sierra de Perijá’ vicino a Maracaibo. Ho visitato i villaggi con un maestro indigeno, ho registrato le loro favole e scattato fotografie. Subito è sorta in me simpatia per queste persone e siamo diventati amici. Gli indigeni sono persone semplici, care ed affettuose”.

La casa della scrittrice e maestra di scuola materna, elementare e superiore sembra ferma nel tempo come i suoi racconti. La terrazza dell’ingresso ospita sei cani di tutte le taglie sempre allegri alla vista della padrona. Nel grande salone in stile Impero due pianoforti, su cui il figlio si esercitava fin da bambino a suonare. In passato le note classiche del re degli strumenti musicali hanno riempito il silenzio della imponente casa. Un bel contrasto con la selva amazzonica.

Ma Marisa non si è fatta spaventare dagli animali selvatici, gli insetti e la lontananza dalla città:

“Quando ero giovane ed insegnavo presso l’ ‘Universidad nacional abierta’, ho percorso tutte le regioni del Venezuela, anche le più imperlustrabili, per dare dei corsi, ai maestri e maestre indigeni e non, sulle tecniche di insegnamento di lettura e scrittura per bambini. Gli insegnanti venivano da tutti gli angoli sperduti del Venezuela a seguire appassionati le mie lezioni. Giungevano con tutti i mezzi immaginabili di trasporto, anche in canoa e sul dorso dell’asino”.

Oltre ai due libri menzionati, la filologa laureatasi all’Università di Bologna, ha scritto sugli indigeni “La fogata”. Il romanzo giovanile in spagnolo è inventato sullo sfondo del mondo di un’altra etnia: gli Yanomami. Il protagonista è un ragazzino di tredici anni che, non sapendo chi sono i suoi genitori, parte per delle terre sconosciute alla ricerca delle sue origini.

Nel romanzo “El oculto”, che ha vinto il Premio Salgari ed è stato tradotto in italiano, la protagonista è invece una ragazza, ‘Lacrima brillante’. L’adolescente, discendente da un corsaro olandese e un ‘cacique cumanagoto’ (ovvero della etnia di Cumaná), va alla ricerca di un tesoro nascosto dal suo avo europeo.

L’ultimo libro, “El Chamán de los cunaguaros”, è la storia di una famiglia ordinaria che viaggia per il Venezuela alla scoperta delle proprie radici.

chaman cunaguaros“La famiglia – spiega l’autrice come se fosse ascoltata dai bambini – è composta dal padre giornalista e fotografo, la madre infermiera, il figlio Filatelio che è la voce narrante, due altri figli che sono gemelli, ‘Mor’ e ‘Ocho’, e l’ultima figlioletta. Il padre da giovane aveva lavorato come militare di frontiera e si era innamorato di un’indigena della etnia Bari da cui aveva avuto un figlio. La mamma era morta al dare alla luce e la comunità aveva impedito al padre di portare con sé il figlio. Il viaggio ha quindi come finalità la ricerca disperata del padre del figlio sotrattogli alla nascita. Il bambino da piccolo era stato affidato al ‘chamán’ della etnia che gli aveva spiegato la lingua indigena, svelato i secreti delle piante e insegnato a parlare con gli animali.

Un romanzo antropologico che spiega gli usi e i costumi di tutte le etnie conosciute dalla famiglia ‘criolla’ nel suo incredibile e avventuroso viaggio, con un filo conduttore fantastico. Accattivante ma profondo. Non solo illustra la quotidianità delle collettività, ma scruta la loro filosofia di vita. Da cui forse dovremmo imparare.

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

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