La lotta al narcotraffico in America latina funziona?

narcosIn Argentina, il 7 e l’8 agosto, si discute su ciò che nasconde la lotta al narcotraffico nella Prima conferenza latinoamericana sull’argomento. In Argentina oltre il 70 per cento dei condannati per reati di droga sono piccoli consumatori di cocaina o marijuana. La lotta al narcotraffico orchestrata dagli stati Uniti non riesce quindi a prendere i pesci grossi, o semplicemente non gli conviene condannarli? I fondi utilizzati per sconfiggere i narcos sono un giro d’affari enorme. Questi soldi non verranno utilizzati per ben altri fini?

di Stella Spinelli

Le conseguenze della guerra contro le droghe in America Latina. Questo il tema della prima conferenza internazionale sull’argomento che si terrà a Buenos Aires il 7 e l’8 agosto prossimi. Carceri affollate, lavaggio di denaro, popolazioni contadine attaccate e perseguitate, problemi ambientali e di salute dovuti alle fumigazioni aeree, sono solo alcuni degli effetti della lotta contro il narcotraffico, che tutto persegue tranne i narcos. e infatti in America latina si continua a produrre il centro per cento dell’offerta mondiale di cocaina.

E’ per ridimensionare gli effetti del Plan Colombia e della Iniciativa Mérida, e analizzare le strategie alternative per la regione che si realizza nella capitale argentina la Prima conferenza sulle politiche delle droghe. I massimi esperti della questione, riuniti dalla Ong Intercambios con l’ausiilio dell’organizzazione panamericana per la salute e altri organismi Onu, figure chiave nel continente in tema di riduzione dei danni e delle politiche antidroga, cercheranno di valutare il fallimento di questa guerra iniziata poco più di vent’anni fa e di trovare una via d’uscita.

Era il 1998 quando gli Stati Uniti destinarono circa 2 mila milioni di dollari alla lotta internazionale contro il narcotraffico. Da allora la cifra è lievitata fino a raggiugnere i 3500 milioni del 2006. Eppure, la produzione di cocaina è solo aumentata: da 825 a 994 tonnellate. Un risultato fallimentare reso ancor peggiore dalla violenza, la repressione, i rifugiati, gli sfollati interni, e la criminalizzazione di consumatori e persone povere. Non si stanca di farlo presente Graciela Touzé, presidente di Intercambios, che da sei anni organizza il summit argentino, che quest’anno prende il volo diventando il primo incontro latinoamericano su quella che è la principale piaga del continente.

La Ong argentina ha intanto appena pubblicato uno studio sull’applicazione della legge 23.737, che in Argentina regola i reati di droga. Il risultato è lo specchio di quanto avviene nell’intero continente ed è esplicativo di come la repressione si cateni contro tutto fuori che contro gli attori principali del narcotraffico: in venti anni, più del 70 percento delle cause portate avanti sono per consumo e non per traffico di droga. Si va a punire il drogato non il narcos. Il profilo del detenuto tipo tracciato da Intercambios analizzando le carte legali argentine è un giovane tra i venti e i trenta anni, beccato per strada con meno di cinque grammi in tasca di coca o marijuana, e senza armi da fuoco. In poche parole, si perseguono i piccoli illeciti e non il grande mercato illegale internazionale e i grandi, enormi interessi che ci stanno dietro.

Quindi cosa c’è veramente dietro a questa guerra alla droga perseguita da governi e istituzioni internazionali? Il consumo personale va penalizzato o è un crimine da depenalizzare in quanto ultima conseguenza di ben più gravi giri? Quali sono le riforme legislative da perseguire per un approccio proficuo e giusto a questo problema? Se lo chiederanno a Buenos Aires, analizzando carte e proposte, pareri e studi in modo da cambiare approcci e conseguenze. Inutile continuare a metter dentro i pesci piccoli, gli spacciatori di quartiere e i ragazzi che sniffano e fumano spinelli. Il problema mai sarà debellato così, sempre che i milioni di dollari spesi uno fra tutti dagli Usa non siano destinati in realtà a bel altre faccende, con la scusa della lotta alla droga. Ma a quali faccende allora? Anche questo se lo chiederanno nella capitale argentina, sperando che qualcuno abbia voglia e coraggio di gridare ai quattro venti la risposta.

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