Ecuador, i militari Usa cacciati dalla base di Manta

Fuori dall’Ecuador, gli Usa guardano alla Colombia, che si dice più che disposta ad accogliere l’amico di sempre. Il presidente ecuadoriano Rafael Correa non ha infatti rinnovato l’autorizzazione all’uso della base militare di Manta per i soldati statunitensi. Sono già pronti gli accordi di cooperazione militare fra la Casa Bianca e il Palacio Nariño. E il presidente venezuelano Chávez ha già avvisato che i rapporti con la Colombia cambieranno visto che non si può collaborare “con un paese amico dell’imperialismo yankee”. Ieri ha dato istruzioni per formare una difesa militare alla frontiera con la Colombia e fermare i problemi del narcotraffico e dei gruppi irregolari paramilitari e guerriglieri.

Dei militari statunitensi nella base militare di Manta in Ecuador

Dei militari statunitensi nella base militare di Manta in Ecuador

QUITO – Gli Stati Uniti dopo dieci anni dicono addio all’Ecuador. Venerdì 17 luglio è scaduto il contratto siglato dal governo di Quito con le forze armate Usa, in base al quale si concedeva in uso la base militare di Manta per operazioni legate alla lotta contro il narcotraffico. Un accordo che il presidente Rafael Correa non ha voluto rinnovare, costringendo la Casa Bianca a studiare un’altra sistemazione in quella regione strategica nel cuore del Sudamerica. Sistemazione presto rimpiazzata nella vicina Colombia, nella quale sono già attivi numerosi “siti avanzati”, utilizzati a supporto delle operazioni di fumigazione aerea o delle missioni d’intelligence e radio-telecomunicazione statunitensi. Gli scali aerei meridionali di Tolemaida, Larandia, Tres Esquinas, Leticia e Puerto Leguizamo, o le stazioni radar dell’isola caraibica di San Andrés, di Marandúa (alla frontiera orientale con il Venezuela), Riohacha (nordest) e San José del Guaviare (sudest). Con il nuovo patto, la Colombia cementerà quello che è già il suo ruolo da tempo: partner d’eccellenza degli Usa in Sudamerica.

Il governo di Bogotà ha, infatti, dichiarato nei giorni scorsi che sarebbe prossimo alla firma di un accordo con Washington per fare della Colombia il maggior centro delle operazioni anti-droga per tutto il Sud America. E va da sé che questo implicherà un supporto ancor più diretto alla lotta contro i gruppi guerriglieri, accusati di avere le mani in pasta nel narcotraffico internazionale, quindi inseriti nella lista Usa dei gruppi terroristi, e per questo assunti a nemico numero uno anche di Washington. Una buona scusa per sorvolare indisturbati aree strategiche dal punto di vista economico e militare. 

Secondo questo nuovo accordo Palazzo Narino-Casa Bianca, gli Stati Uniti avrebbero accesso alle basi aeree colombiane per smistare i servizi di intelligence che supportano la guerra alla produzione di droga e che si occupano di lotta al terrorismo. I dettagli dell’accordo non sono ancora definitivi, ma almeno tre basi aeree – Malambo nel nord, Palanquero e Apiay, nel centro – dovrebbero essere a disposizione degli Usa, che opereranno 24 ore al giorno per monitorare la regione, intercettare comunicazioni e coordinare con satelliti spia i progetti di loro interesse. Il nuovo Manta, dunque, è stato trovato e anzi si va di bene in meglio, dato che il nuovo centro regionale è assai più ampio e lascia molto sciolte le briglie ai soldati a stelle e strisce. 

Intanto, Manta festeggia l’inizio dello sgombero Usa: militari e contractors (alle società di guardie del corpo private sono affidati molti servizi nella zona amazzonica e andina, quali per esempio le fumigazioni) hanno due mesi di tempo per sgomberare. “A partire da oggi – ha dichiarato il sindaco di Manta, Jorge Zambrano – il Forward Operating Locations (Fol) comincia la sua ritirata per lasciare le installazioni nuovamente nelle mani delle autorità ecuadoriane. E comunque, Manta mai è stata una base militare straniera”, ha precisato per smorzare ogni polemica sull’infiltrazione Usa nel paese, aggiungendo che ogni azione antidroga in territori d’Ecuador è stata fatta da militari d’Ecuador. E inoltre, ogni missione portata avanti dagli Usa partendo da Manta avveniva con la presenza di un rappresentante ecuadoriano. O per lo meno così recitavano le carte dell’accordo firmato dall’allora presidente Jamil Mahaud nel 1998. In questa base, a quanto riferiscono le fonti ufficiali, ci sono sempre stati non più di trecento militari e contratistas Usa che “eseguivano alcuni voli per tener d’occhio il traffico di droga, con piccoli aerei, aerei o barche in acque internazionali”. Da lì sono partite tutte le micidiali fumigazioni che hanno segnato la vita a migliaia di contadini. 

Su quanto per gli Usa sia importante restare militarmente in Sudamerica sono stati versati fiumi di inchiostro. Ma anche per la Colombia è fondamentale il supporto del Nordamerica. E non lo ha nascosto il presidente Alvaro Uribe, che da tempo, dopo il tramonto di Bush, va cercando nuovi vincoli con la Casa Bianca. “Questo trattato di cooperazione militare è una convenienza per un Paese come il mio impegnato contro il terrorismo e il traffico illegale di cocaina”, tirando fuori sempre le medesime ragioni. Terrorismo e droga il binomio dietro il quale si nascondono inenarrabili crimini di Stato che fanno della Colombia una paese in guerra in piena emergenza umanitaria. Ma di questo non si parla a voce alta nei palazzi presidenziali. E nemmeno Washington . Quindi ottocento soldati e seicento contrattisti. Queste le cifre del nuovo accordo, ancora tutto da concludere ma sulla via della definizione. “Ottenere accordi con paesi come gli Stati Uniti affinché, in tutto rispetto della Costituzione colombiana e dell’autonomia della Colombia, ci aiutino nella battaglia contro il terrorimo, contro il narcotraffico, è la più grande delle convenienze per il nostro paese”. E contro la parapolitica e i suoi boss chi aiuta chi? 

Stella Spinelli

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