La condivisione con i locali: “essenziale per gli alunni stranieri”

 



CARACAS – Vi sono professori che insegnano italiano, storia, geografia… altri che insegnano matematica, scienze, chimica. Ma tutti, oltre al contenuto della materia scolastica, insegnano qualcosa che va ben al di là. A loro la società ha dato il compito di formare, al di fuori del nucleo familiare, i nuovi cittadini. A loro quindi va anche il ruolo importante di educare i giovani a vivere o rifiutare di vivere in una società multiculturale e/o multietnica.

Il Colegio Patria, dove le lezioni sono in spagnolo e si impartiscono corsi di italiano come lingua straniera, apre le sue porte alla nostra inchiesta sull’insegnamento agli stranieri: meglio che studino insieme o separatamente dai madrelingua?

Le urla allegre e spensierate dei bambini, il rimbalzo della palla nel campo da basket, il richiamo all’ordine con tono serio di un maestro, un piccolo cortile in cui fra i busti dei protagonisti della storia del Venezuela si ergono due bandiere: la italiana e la venezolana.

“Stando a contatto con i bambini venezolani – spiega la maestra di prima elementare del Colegio Patria Adelina Ruggiero – i piccoli stranieri imparano lo spagnolo molto più velocemente e da adolescenti già lo parlano perfettamente. Ovviamente per un ragazzo che entra a 15 anni in una scuola con tutte le lezioni in spagnolo sarà molto più difficile che per uno di 6 anni. Facciamo l’esempio dei miei genitori emigrati da Salerno nel dopoguerra: per loro è stato difficile all’inizio integrarsi in Venezuela; io, invece, frequentando una scuola con venezolani e parlando con loro spagnolo, mi sono sempre sentita totalmente integrata”.

Margherita Tullio, docente nella scuola primaria nel Colegio Agustín Codazzi, ci porta l’esempio di due bambini iraniani che erano arrivati a scuola senza sapere una parola di spagnolo, dopo pochi mesi lo parlavano ed erano perfettamente inseriti nelle classi. “I compagni di scuola del piccolo di 6 anni lo hanno adottato – racconta la maestra entusiasta dell’esito dell’esperienza – lo aiutavano perfino a sillabare! Ovviamente i due iraniani seguivano delle lezioni pomeridiane di sostegno di spagnolo”.

“Il contesto in cui è inserito l’alunno – commenta la professoressa di spagnolo, nella scuola italiana Codazzi, Teresa Addario mentre si aggiusta gli occhiali sul naso – è molto più importante nell’apprendimento di una lingua del corso specifico di grammatica. La presenza dello straniero non rallenta la didattica di una classe se il professore è abile e sa valutare in maniera diversa le sue competenze rispetto a quelle del madrelingua”.

Oltre alla necessità delle lezioni di recupero di lingua su cui tutti gli insegnanti concordano, un altro elemento importante per l’inserimento dell’alunno straniero è il sostegno dato in casa dalla famiglia. Così infatti dice con naturalità la docente e coordinatrice della scuola elementare italiana della Codazzi Licia Mavera: “La famiglia deve anche spingere all’integrazione dei figli”.

“Se una classe è composta da 40 persone è difficile per gli stranieri – afferma Gerardina Selvaggi, con una lunga esperienza nell’insegnamento nel Colegio Bolívar e Garibaldi e attuale professoressa di italiano all’Università Metropolitana – con 20 alunni e dei corsi di rinforzo di lingua lo straniero riesce perfettamente a essere promosso. Bastano due corsi a settimana fuori orario e con un insegnante diverso da quello delle lezioni ordinarie. Molti italo-venezolani che a casa o non parlano italiano, o ascoltano solo dialetto o ‘itañol’, a metà anno scolastico si ritirano perché non ce la fanno a seguire le lezioni solo in italiano”.

Una voce fuori dal coro: la professoressa di italiano della Bolívar e Garibaldi Elvira Rizzo. Sospirando ma senza remore sostiene che “i venezolani e italo-venezolani che frequentano la scuola discriminano il diverso: il rifiuto è di tipo socio-economico. Da un lato, si sentono superiori per appartenere alla classe benestante e per essere Italo-venezolani, da un altro lato, vivono un complesso di inferiorità verso l’Europa e l’Italia. L’integrazione è apparente. Gli stessi alunni e professori affermano che ‘essere italiano è essere superiore’. Sarebbe impensabile separare venezolani da italo-venezolani perché si esaspererebbe l’arroganza di chi ha origini europee. E’ fondamentale educarli alla diversità e allo scambio con lo straniero”.

Vi è stata allora accoglienza della cultura italiana da parte della società venezolana, ma partendo dal presupposto che la cultura occidentale fosse superiore alla locale. Così si è costruita una vera integrazione?

La professoressa italo-venezolana della Bolívar e Garibaldi, Karolina Nitti, conclude confermando che è necessario per lo studente straniero che arriva in Venezuela un insegnamento ad hoc della sintassi dello spagnolo, ma è ancora più importante il contatto e la condivisione dei giovani stranieri con i locali. “Qui l’integrazione è assoluta fra venezolani, italo-venezolani e stranieri – dice guardandosi attorno – Noi italo-venezolani abbiamo la fortuna di avere due culture”.

In Italia la nuova generazione dei giovani si sente ‘fortunata’ di poter crescere respirando e impregnandosi delle varie culture presenti a scuola? L’Italia è pronta alla multiculturalità? Ha saputo esportare la propria cultura ma è pronta a accogliere quelle straniere?


 

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

 

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2 risposte a La condivisione con i locali: “essenziale per gli alunni stranieri”

  1. ariele ha detto:

    Perchè non rispettate la lingua italiana?

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  2. barbarameoevoli ha detto:

    Chi è che non dovrebbe rispettare la lingua italiana? Si insegna, promuove e rispetta sia nelle scuole in Italia che nelle scuole all’estero.

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