“Amare tutte le persone che si incontrano”

 

padre Gino


CARACAS – Ogni parola esprime pace. Ogni sguardo amore verso il prossimo. Gino Bologna, nato a Torino, ha aderito 49 anni fa al movimento dei Focolari e vive da quattro anni a Caracas.

La sua è stata “una vocazione nella vocazione” come lui stesso definisce. Dopo quasi mezzo secolo di vita in varie comunità focolari in Argentina, a Roma e Firenze, ha deciso di prendere i voti. Ha ricevuto l’ordinazione a 65 anni ed è stato chiamato “a celebrare la messa per i compagni della comunità in Venezuela”.

“L’esperienza in questo paese – spiega padre Gino con le mani incrociate sulle ginocchia – mi ha fatto crescere molto l’amore per tutte le persone che incontro. Sono molto contento di stare qui”.

Nella casa della comunità focolare a Caracas si vive in comunione di beni e ogni membro, che esercita una professione, condivide il proprio stipendio con gli altri. La cena è servita nella piccola cucina con i mobili di legno al lume di candela. Il salone, con vista sulla montagna verde dell’Avila accerchiata da nuvole, è sobrio e silenzioso.

Gino vive con un italiano, un costaricano, un brasiliano e due venezolani: tutti sulla trentina. La loro è una comunità maschile di vergini, perché esistono anche quelle femminili e quelle degli sposati.

“Io ero una persona che non faceva del male a nessuno – racconta il prete attraverso i suoi occhiali – ero una persona buona, normale, andavo a messa tutte le domeniche, lavoravo come ragioniere nell’impresa Olivetti”.

Poi un giorno arriva l’illuminazione. “A venti anni ho compreso l’insegnamento di Chiara Lubich, la fondatrice del movimento: ‘il cristiano è colui che ama’. Non si tratta dell’amore sentimentale – svela Gino con tono pacato – ma dell’amore di Cristo in croce. Bisogna dimenticarsi di sé stessi per essere il prossimo”.

“Da quel giorno ho cominciato a guardare le persone della mia famiglia e del lavoro con questa nuova luce: erano tutte candidate a partecipare a questa mia scoperta”.

“Allora ho deciso di lasciare lavoro e famiglia per la missione evangelica. Prima vedevo il Vangelo inattuabile perché ero solo, ma, insieme ad altre persone, il Vangelo diventa vivibile giorno per giorno. Da quando ho visto quella luce, è lei che mi guida e vivo la spiritualità collettiva della comunità”.

Gino definisce la conversione come un primo atto d’amore e, facendo un paragone con le biciclette con il faretto a pila, ricorda: “la prima pedalata bisogna farla sempre al buio”. “Così all’inizio i focolari erano pochi e privi di mezzi, ma Chiara era il fuoco e portava tutti con sé, anche me”.

Poi nel corso della vita di Gino è arrivata la seconda vocazione e ha deciso di farsi prete per vivere la fede in maniera più completa.

“Adesso quando cammino per la strada mi sembra poter raccomandare a tutte le persone che incontro che ‘Dio ama tutti immensamente’” dice con una luce negli occhi che svela l’amore che porta dentro per l’uomo e la donna in quanto tali, a prescindere dalle loro qualità.

Per quanto riguarda la maniera particolare di vivere dei Focolari all’insegna della condivisione, Gino reputa che “qualsiasi ideologia imposta non funziona, la comunione dei beni dei membri delle comunità è, invece, una scelta. Lo stesso vale per l’economia: i Focolari infatti applicano la devoluzione di un terzo del profitto dell’impresa ai poveri per scelta”.

“Mi piace il Venezuela” afferma con dolcezza appoggiando il bicchiere di limonata sul tavolo di vetro in salone. “Mi piace l’Orchestra sinfonica giovanile, il clima, la natura e l’ospitalità. Ma io vedo che la maggior parte dei venezolani non riesce ad alzarsi dalle passioni e pulsioni. Non riesce a vivere la vere fede, quella che uno sente dentro. Non quella imposta dalle convenzioni sociali, come d’altronde succede anche in Italia – paese cattolico per nascita -. Qui il materialismo ha riempito tutte le teste”.

 

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

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