Chavez contro tutti

GOVERNATORI E SINDACI IN VENEZUELA SI VOTA

Il seggio dove ha votato il presidente Hugo Chavez

Il seggio dove ha votato il presidente Hugo Chavez

CARACAS – Giovedì sotto piogge torrenziali si è chiusa a Caracas e nel resto del paese un’interminabile e infervorata campagna elettorale, cominciata formalmente in settembre ma in realtà dall’inizio dell’anno. Oggi si vota qui in Venezuela per la carica di governatore dei 22 stati della repubblica e nel Distretto federale di Caracas e per la carica di sindaco in 328 municipi. Più che per elezioni amministrative la campagna ha via via assunto i toni di elezioni presidenziali, con il presidente Hugo Chávez in prima fila, e l’opposizione per converso impegnata a sbarrargli la strada ancora prima che a sostenere i propri candidati locali. Lo scontro, come al solito nel decennio del Venezuela chavista, è stato rovente e senza esclusione di colpi, in un susseguirsi incessante di accuse e contro-accuse.
L’interdizione che ha impedito a un gran numero di candidati di entrambi gli schieramenti di presentarsi al voto, il «valigia-gate», il pacchetto di 26 leggi approvate dall’Assemblea nazionale, il finanziamento al Psuv (il Partido socialista unido de Venezuela), il caso Nixon Moreno sono stati alcuni degli argomenti utilizzati per delegittimare il governo bolivariano e vendere l’immagine stereotipata di un Chávez dittatore.

Le interdizioni. I partiti di opposizione hanno denunciato che con l’interdizione dai pubblici uffici contro 272 funzionari, per aver commesso irregolarità nell’esercizio delle proprie funzioni, imposta dal Controllore generale della repubblica (che svolge una funzione equivalente in Italia alla Corte dei conti), il governo avrebbe voluto eliminare gli avversari politici più temibili.
Ma, secondo il quotidiano Ultimas Noticias (uno dei pochissimi non ostili al chavismo), il 52% degli interdetti apparterrebbe a partiti affini al governo ed il 48% sarebbe di opposizione. L’attuale sindaco di Chacao, Leopoldo Lopez, che aspirava a essere il candidato all’Alcaldia mayor, il principale dei 5 municipi che formano Caracas, è stato interdetto per malversazione di fondi e uno dei più recalcitranti a piegarsi alla sanzione amministrativa applicata. «L’interdizione è illegittima – ci dice Lopez – poiché può solo essere imposta con una sentenza penale, non con un atto amministrativo».
Ma il Controllore generale Clodosbaldo Russián rispondendo alle critiche afferma che «l’interdizione è una pena accessoria prevista dalla Legge organica del Controllo generale, art. 105, votata all’unanimità in parlamento nel 2001 da tutte le forze politiche, anche dai partiti di opposizione come Copei, Ad, Nuevo tiempo, che adesso invece denunciano l’illegalità della sanzione».
La valigia miliardaria. L’opposizione ha accusato il governo di essere il responsabile dell’invio in Argentina della valigia con dentro 800 mila dollari nell’agosto 2007, diretta presumibilmente a finanziare la campagna elettorale dell’attuale presidente Cristina Fernandez de Kirchner (un processo è attualmente in corso a Miami, davanti a una corte federale Usa). Questa notizia ha occupato le prime pagine di quasi tutti i giornali per settimane, che si sono sbizzarriti sul «valigia-gate» trascurando quasi completamente le denunce di Chávez, in quello stesso periodo, contro l’ennesimo tentativo di colpo di stato con partecipazione degli Stati uniti, in concomitanza con le analoghe denunce del presidente boliviano Evo Morales che aveva espulso l’ambasciatore Usa a La Paz, Philip Goldberg.
«Il sequestro della valigia all’aeroporto di Buenos Aires – ci dice lo scrittore Luis Britto Garcia – è una manovra organizzata dall’opposizione in combutta con gli Stati uniti». Sulla presunta cospirazione contro Chávez, l’ex-leader studentesco e attuale candidato dell’opposizione Stalin Gonzalez ha ricordato ironicamente che «è la trentunesima denuncia di golpe dall’inizio della presidenza di Chávez. Una media di 3 denunce all’anno. È una mania di persecuzione del presidente». Britto ricorda che «ci sono documenti inoppugnabili dell’amministrazione Usa che provano il suo ruolo attivo nel golpe del 2002 e in molte altre attività di destabilizzazione in America latina».
Le 26 leggi. L’opposizione ha fatto uno scandalo sulle 26 leggi approvate in un’unica sessione dall’Assemblea nazionale come prova dell’avvicinamento a «uno stato autoritario». Il pacchetto di 26 leggi in un colpo solo era il risultato della Ley Habilitante, votata dal parlamento dopo la rielezione presidenziale del dicembre 2006, che consente al presidente per un periodo di tempo determinato di emanare decreti poi da convertire in legge su un vasto ventaglio di materie. Uno strumento usato in Venezuela anche prima dell’avvento di Chávez nel ’98.
«Con tutte queste leggi – dice Stalin Gonzalez – Chávez ha reintrodotto delle misure che erano state respinte nel referendum costituzionale del dicembre 2007». Non è d’accordo Britto: «Le 26 leggi approvate – dice – sono conformi alla costituzione del 1999».
Finanziamento del Psuv. Non solo l’opposizione, ma anche Patria para Todos, partito dissidente della coalizione chavista, ha denunciato che il Partido socialista unito del Venezuela sia avvantaggiato nella campagna elettorale dall’esplicito appoggio del governo. «Chávez – spiega Stalin Gonzalez – inaugura le opere pubbliche insieme ai candidati del Psuv come fosse lui stesso il candidato alle elezioni regionali: questo non garantisce pari opportunità fra i partiti». «Il Psuv è avvantaggiato – ammette Roberto Hernandez, presidente del Celarg, un centro dipendente dal ministero della cultura – dalla Vtv, il canale statale. È un abuso commesso dalla televisione pubblica, ma i canali privati fanno lo stesso».
Il caso Nixon Moreno. L’opposizione ha denunciato una gravissima violazione del diritto di difesa contro l’ex dirigente studentesco e possibile candidato Nixon Moreno poco dopo che il Vaticano gli concesse l’asilo politico. Su Moreno pende un mandato di cattura per tentativo di omicidio intenzionale, violenza carnale contro l’agente di polizia Sofía Aguilar e lesioni contro vari poliziotti.
«Il ministero degli esteri non gli concederà mai un salvacondotto d’uscita – spiega il presidente della commissione estere dell’Assemblea nazionale Tulio Jimenez (Psuv) -. Moreno è un delinquente comune e la concessione dell’asilo è inequivocabilmente una misura politica presa dal movimento che fa capo alla chiesa cattolica in Venezuela contro il governo di Chávez».
Un presunto violentatore protetto dal Vaticano come rifugiato politico. Le vie dell’opposizione in Venezuela sono infinite.
In un paese in cui non vi è mai stato dialogo governo-opposizione, la campagna elettorale è stata prevedibilmente all’insegna dell’estrema polarizzazione. Pro o contro Chávez.
I venezuelani sono stati bombardati con informazioni che molte volte erano pura propaganda, da una parte e dell’altra. Ma la stampa americana ed europea, ancora una volta, ha preso per buono e rilanciato solo ciò che dicevano i media allineati con l’opposizione venezuelana (ossia quasi tutti).

 

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

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