La ‘rumba’ a Caracas: viaggio nel mondo della droga e dell’alcool

L’ultimo rapporto dell’Osservatorio europeo sulle droghe rileva che anche in Europa è aumentato il consumo di cocaina nei giovani tra i 15 e i 24 anni

CARACAS – Una vecchia casetta che si nasconde fra le piante in una stradina di Sabana grande. Gente di tutte le età chiacchiera in piedi con un bicchiere di cuba libre in mano, dinanzi alla grata dell’entrata del Manì: locale storico di Caracas. Nel bar sono sparse sedie e tavolini di ferro rustici, sul bancone curvilineo la gente si appoggia con i gomiti mentre fuma lentamente una sigaretta Belmont e si guarda attorno.

“Io bevo per disinibirmi, per essere socievole, per stare bene. E’ difficile sentire un benessere simile a quello che si prova bevendo dell’alcool” sostiene una giovane ragazza italo-venezuelana fisioterapista mentre sorseggia una birra sorridendo. “Uno beve per ubriacarsi e quando ti piace un ragazzo bevi di più per avvicinarlo più facilmente” spiega l’amica seduta al tavolo con aria stupita dalla domanda.

“Dipende dalla serata e da come uno si sente – afferma decisa una ragazza di 28 anni laureata nella Universidad Católica Andres Bello – uno può bere tra due e quindici bicchieri di rum a notte. Non prendo mai una sola birra o un solo cocktail, so che saranno sempre due”.

“Qui tutti bevono molto – riassume un giovane ingegnere italo-venezuelano che si appoggia alla parete mentre osserva la gente sulla pista da ballo – l’alcool rappresenta una ‘pausa’ nel ritmo tutto uguale della settimana. Chi nasce qui beve, in Europa invece di uscire la sera de rumba, vanno dallo psicologo”.

In fondo alla sala decorata con delle vecchie fotografie in bianco e nero, la gente si scatena ballando. Dopo aver poggiato il bicchiere vuoto sul tavolo, i clienti si lasciano trasportare dalla salsa davanti a un piccolo palco occupato da musicisti che suonano la trombetta, bongos, congas e timbales.

Dopo un attento esame della borsa da parte del buttafuori, si passa al di là dell’inferriata alta in un cortile interno cosparso di cicche di sigarette dove la gente chiacchiera mentre beve una lattina di birra Solera. Lì vi è l’ingresso di uno dei più antichi e importanti teatri di Caracas: il Rajatabla. Sotto il gazebo del bar adiacente c’è chi balla in coppia al ritmo del reggaeton, chi si aggira per il locale alla ricerca di una ragazza o di un ragazzo attraente, chi fa la fila alla cassa per comprare da bere, chi fa avanti indietro al bagno in maniera sospettosa sicuramente per tirare una striscia di cocaina.

“Io bevo birra perché costa meno dell’acqua – spiega una studentessa di economia di 20 anni – non faccio uso di droghe ma qui tutti consumano qualche tipo di sostanza stupefacente. Si sa”. “Non bevo quasi, solo due birre al massimo, perché il mio corpo non lo sopporta” aggiunge l’amica bionda giornalista mentre si aggiusta i capelli dinanzi allo specchio del bagno.

Un giovane professore di economia politica che non riesce a stare fermo dichiara che: “Bevo per oltrepassare i miei limiti, per divertirmi e perché è un’abitudine. Tutti bevono, quindi se uno non beve si annoia. Che fai se non bevi? Ognuno beve per sentirsi integrato socialmente. Alla fine è il sistema che ti obbliga a bere perché non c’è nient’altro da fare”. “Qui a otto anni i genitori ti fanno bere un sorso di alcool dal loro bicchiere, è normale che a quindici anni i ragazzini già bevano tutti i fine settimana. Bere è un fatto culturale in questo paese” puntualizza il suo compagno di birra, un giovane produttore cinematografico.

“Bevo in media 20 birre in una serata e tra i 4 e i 5 grammi di cocaina. Faccio uso del perico da dieci anni e non so neanche più perché” ammette un impiegato di una banca. “Uno si droga per evadere, per divertirsi e perché ti fa star bene, con le droghe come la cocaina, l’ecstasy e l’acido uno non perde il controllo di sé come con l’acido: uno si sente con più potere” dice un ragazzo che lavora in un canale televisivo, mentre non smette di ballare col volto sorridente.

“L’ecstasy ti fa vivere delle emozioni forti: ovvero proprio ciò che ci manca nella vita quotidiana. Posso prendere da un grammo… a dieci grammi di cocaina! Fino a quando ce n’è, uno smette di tirare una notte quando non ci sono più soldi” esclama una ragazza con il viso da bambina ma che ha già due figli a 24 anni.

“In una notte di fiesta cittadina posso far uso di cocaina, acido o ecstasy. Questo tipo di droghe servono a liberarsi dai problemi e a uscire da questo brutto e duro mondo che ci circonda. Dopo aver preso della polvere bianca, quando uno si guarda allo specchio si vede i pori tutti dilatati: si risvegliano tutti i sensi. Uno infatti vive tutto più intensamente ed è estremamente recettivo”.

Un’ampia vetrata d’ingresso, una parete scura e una con un motivo che stigmatizza una bottiglia, divani di velluto rosso, luci soffuse, un bancone di cristallo, tavolini di plastica trasparenti e sgabelli alti: il Barra Bar di Chacao, dove gli uomini possono entrare solo con pantaloni lunghi e scarpe chiuse. E’ sicuramente uno dei locali “in” di Caracas frequentato da molti discendenti di italiani.

Ci sono poche coppie: la gente conserva una distanza dal proprio vicino mentre fuma una Marlboro e si avvicina all’orecchio dell’altro solo per essere ascoltato. Le donne rigorosamente sedute con le gambe incrociate fanno alcuni passi accennati di ballo al suono di musica elettronica, house e drum & bass.

“Bevo in media 6 bicchieri di cuba libre o 15 birre. Faccio uso di cocaina perché in fondo sono debole, la droga ti toglie le inibizioni, ti fa parlare più del normale, ti rende più simpatico. L’uso dell’alcool io direi che è insito nella nostra cultura” spiega un uomo sulla trentina che lavora nell’impresa di famiglia.

“In questo locale tutti bevono molto, io direi che l’80% dei clienti consuma cocaina nel bagno. L’importante per me è che non si veda. Penso che questa sostanza accompagni bene lo stile di musica che si ascolta nel bar” afferma con sguardo intimidatore il buttafuori vestito tutto di nero.

Una delle discoteche che attualmente va più di moda nel quartiere di Las Mercedes è Teatro. Scendendo una scalinata si arriva in un piccolo cortile: i tavoli di vetro sono stracolmi di bicchieri vuoti e la gente chiacchiera con in mano o una sigaretta o un cocktail. Le ragazze, tutte portano i tacchi, attentissime alla propria immagine, osservano il proprio riflesso nelle vetrate e si aggiustano il decolleté. Nella sala interna con pavimento e pareti di moquette rossa sono pochi i clienti che ballano, alcuni attendono impazienti di entrare al bagno nascondendo qualcosa in mano, altri aspettano al bancone il proprio coktail guardandosi attorno.

Un ragazzo di 22 anni si presenta: “Mia madre è romana e quando terminerò di studiare economia voglio andare in Italia a lavorare”. Riguardo alle uscite serali afferma “posso bere da mezza bottiglia di whisky a due, dipende da come mi sento. Se uno ci vuole provare con una ragazza ovviamente beve di più. Fumo marijuana solo con gli amici per stare bene e parlare, non si fuma quando si esce di fiesta”. Le abitudini del ragazzo non sono molto diverse da quelle dei giovani che frequentano il Manì e il Rajatabla.

Molte ragazze che impazienti fanno la fila al bagno sono restie a spiegare perché fanno uso di alcolici e preferiscono evadere le domande sul proprio consumo riferendosi ai clienti in generale del bar come dei grossi bevitori di rhum.

“Le persone che vengono abitualmente consumano tra i cinque e i dieci cocktail di cuba libre per divertirsi, quelli che vengono occasionalmente bevono di meno – sostiene il robusto buttafuori che sbarra l’ingresso e scruta i clienti con occhio inquisitore prima di lasciarli passare – quelli che tirano la cocaina in media penso che siano il 70%, si riconoscono perché resistono di più e bevono anche molto di più”.

10/11/2008

Barbara Meo Evoli

http://www.meoevoli.eu

 

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