L’ambasciatore di Bolivia denuncia un tentativo di colpo di stato civile

A seguito delle accuse di partecipare al golpe e di finanziare l’opposizione, gli Usa inseriscono il paese nella lista nera degli stati che non lottano contro il narcotraffico

Lambasciatore di Bolivia denuncia un tentativo di colpo di stato civile

L'ambasciatore di Bolivia denuncia un tentativo di colpo di stato civile

L’ambasciatore di Bolivia denuncia un tentativo di colpo di stato civile

CARACAS – L’ambasciatore di Bolivia in Venezuela ha denunciato il tentativo di un colpo di stato contro il governo di Evo Morales e i crimini contro l’umanità commessi dal prefetto della regione di Pando Leopoldo Fernandez contro una trentina di contadini indigeni.
Jorge Alvarado Rivas ha confermato alla Voce d’Italia che gli atti violenti e gli omicidi compiuti l’11 settembre scorso nella località “El Porvenir” sono stati commessi da paramilitari addestrati da gruppi armati colombiani e finanziati dalla prefettura della regione. “Fernandez – ha dichiarato Alvarado – è sicuramente l’autore intellettuale dei delitti contro l’umanità, anche perché fra i morti del giorno del massacro vi sono due funzionari della prefettura”.
Secondo il governo boliviano la prefettura di Pando (nel nord del paese) avrebbe pagato dei mercenari per eliminare gli avversari politici e fare razzie, così uccidendo una cifra ancora non definita di contadini indigeni sostenitori di Evo Morales (tra 15 e 30) e lasciando un saldo di 100 desaparecidos. Il massacro e molti altri atti violenti sono stati compiuti con la cooperazione degli Stati Uniti. Così è stata giustificata l’espulsione dell’ambasciatore statunitense Philip Goldberg dal governo boliviano. Il presidente degli Usa George Bush ha risposto alla provocazione boliviana ritirando il personale diplomatico statunitense e inserendo la Bolivia, insieme al Venzuela e alla ex-Birmania, nella lista nera dei paesi che non collaborano nella lotta contro il narcotraffico.
“Vi sono state molte manifestazioni in Venezuela e nel mondo – ha sottolineato il diplomatico boliviano – in appoggio al governo di Morales, per esempio a Caracas mercoledì vi è stata una marcia che è partita dall’ovest ed è arrivata fino all’Ambasciata ed è stato inaugurato il festival del Celarg con un esplicito sostegno a Evo Morales”.
“Si è svolto – ha assicurato Alvarado ricollegandosi alla denuncia di attentato contro il presidente Chavez – un tentativo di colpo di stato civile in Bolivia: dei gruppi armati di opposizione hanno occupato degli uffici e delle istituzioni del governo centrale, hanno chiuso la televisione statale nella regione (bastione dell’opposizione) di Santa Cruz e la radio statale di Tarija, hanno chiamato la popolazione alla sovversione dell’ordine”. “Tutti questi atti violenti ricordano drammaticamente l’epoca fascista della prima metà del XX secolo in Europa. I comportamenti dell’Unione giovanile di Santa Cruz (Ujc), il braccio armato del Comitato civico della stessa regione, sono gli stessi delle camicie nere e dei gruppi paramilitari fascisti degli anni ‘30”.
Ieri intanto sono cominciate a Cochabamba le riunioni fra il governo e i rappresentanti delle quattro regioni oppositore della cosidetta Mezza luna (Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija) su tre argomenti: la ricerca della compatibilità fra il progetto socialista di Costituzione e gli statuti autonomisti approvati dalle regioni nei mesi scorsi; la designazione di alcune autorità municipali e provinciali e l’assegnazione del gettito dell’imposta sugli idrocarburi, che le regioni rivendicano. Le istituzioni che si sono dichiarate disposte a mediare nel dialogo sono la Chiesa cattolica, la metodista e la cristiana, oltre all’Unione europea, l’Organizzazione degli stati americani e l’Onu.
Il prefetto Fernandez arrestato martedì, oltre ad aver dichiarato che si sottoporrà alla giustizia, si è dimostrato fiducioso nel buon esito del dialogo fra governo e prefetture dell’opposizione e nella speranza che porti alla pace.

Barbara Meo Evoli

www.meoevoli.eu

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