In attesa del referendum: Tensione in Bolivia

Reyes Villa: l’unico prefetto che non si sottoporrà al referendum revocatorio

Centinaia di macchine, moto, biciclette, camion e autobus hanno sfilato il 27 luglio

Centinaia di macchine, moto, biciclette, camion e autobus hanno sfilato il 27 luglio

COCHABAMBA, Bolivia – Per le strade l’aria è tesa, la gente è in attesa, i locali chiudono presto e sono quasi vuoti la sera, giovani, adulti e anziani rimangono inchiodati dinanzi alla tv per ascoltare il telegiornale e dibattere su quello che accadrà.

Regna un clima di grande incertezza. Il 28 luglio il presidente della regione di Cochabamba, il prefetto Manfred Reyes Villa, ha presentato un secondo ricorso di nullità alla Corte nazionale elettorale (Cne), l’organismo incaricato di vigilare sui processi elettorali, per sospendere il prossimo referendum revocatorio dei mandati di presidente e vicepresidente della Repubblica e dei presidenti di otto regioni della Bolivia. Da quando è stata approvata dal Parlamento la legge 3850 con cui si è convocata la consultazione popolare, Reyes Villa ha tentato tutte le strade possibili affinché non si svolgesse il referendum in cui è in gioco anche il suo mandato.

Negli ultimi due mesi oltre a Reyes Villa, tutti i presidenti oppositori delle regioni di Pando, Beni, Tarija, Santa Cruz, Chuquisaca e La Paz, non hanno smesso di ripetere che «il referendum convocato su iniziativa dell’esecutivo è incostituzionale». La strategia è quella di presentarsi alla popolazione come paladini della giustizia e assidui osservatori della legalità. Durante l’intero mese di luglio, contraddicendo l’invocata illegalità, tutti i prefetti contrari al governo hanno comunque svolto la propria campagna politica a favore della conferma del proprio mandato, tranne Reyes Villa.

La settimana scorsa il giudice Salame della Corte costituzionale aveva richiesto con un atto amministrativo alla Cne di sospendere il referendum. Il prefetto di Cochabamba aveva creduto allora di poter cantare vittoria nella propria battaglia contro uno strumento legale e democratico, quale è il referendum. La richiesta di Salame, unico membro della Corte costituzionale, era stata respinta dalla Cne poiché il magistrato non aveva competenza giudiziaria. La Corte Costituzionale infatti dovrebbe essere composta da cinque membri, dei quali quattro si sono dimessi e non sono stati ancora rieletti dal Parlamento.

Dopo la richiesta emessa da Salame, quasi tutti i media boliviani hanno posto in dubbio lo svolgimento della consultazione del prossimo 10 agosto facilitando la crescita dell’incertezza nella popolazione. Bisogna considerare infatti che tutti i mezzi di comunicazione in Bolivia sono in mano dei grandi imprenditori e proprietari terrieri che non vedono di buon occhio la politica di rifondazione del paese promossa da Evo Morales. In realtà il decreto emesso da Salame si è rilevato un falso allarme, poiché le Corti departamentali hanno disposto di adempiere alla decisione della Corte nazionale di svolgere il referendum. «Qui i giornalisti sono degli operatori politici – ha infatti affermato Hernan Cabrera, il segretario della federazione dei sindacati della stampa di Santa Cruz – e moltissimi sono già stati licenziati per non conformarsi esattamente alle direttive del mezzo di comunicazione. È necessaria e urgente una nuova legge di radiodifussione».

Ma chi è in realtà Manfred Reyes Villa? Innazitutto ha studiato nella Scuola delle Americhe di Panama, l’accademia militare in cui sono stati istruiti quasi tutti i dittatori sudamericani degli anni ’70-’80, e durante la dittatura di Hugo Banzer era vincolato al partito governante. Nel 1981 è stato stretto collaboratore del dittatore Luis Garcia Meza, attualmente in prigione, durante il cui governo de facto vi sono stati 200 assassini politici e centinaia di desaparecidos. Reyes è stato inoltre uno dei promotori della privatizzazione dell’acqua nel 2000, una manovra che ha determinato una rivolta sociale, con un saldo di 165 feriti e 6 morti. Il contratto stipulato dal governo con il consorzio privato Aguas de Tunari ha provocato infatti la cosidetta Guerra dell’Acqua, con epicentro a Cochabamba, quando Reyes era il sindaco della città.

«Il referendum – ha affermato Reyes Villa – porterà solo a maggiore instabilità per il paese e maggiore scontro fra sostenitori dell’opposizione e sostenitori del governo». Il presidente Morales invece aveva esclamato «andiamo alle urne, non andiamo alle armi!» per risolvere il conflitto politico in Bolivia quando aveva proposto la legge di convocazione del referendum revocatorio.

La campagna politica per la ratifica del prefetto Reyes Villa è sostenuta principalmente dal Comitato civico di Cochabamba, costituito dai maggiori imprenditori della regione, e dai gruppi giovanili di estrema destra, come Giovani per la democrazia, Gioventù Kochala e la Rete Fiducia, che cammuffatte come organizzazioni senza fine di lucro, spesso sono le promotrici di atti violenti contro i propri avversari politici e gli indigeni.

Il portavoce dei Giovani per la democrazia (Jd), José Maria Leyes, ha sostenuto che la fondazione «ha come obiettivo la promozione della democrazia e della legalità in un momento in cui in Bolivia vi è una crisi delle istituzioni».

«La fondazione è contraria all’uso della violenzia nella risoluzione dei conflitti, ma – ha aggiutno Leyes contraddicendosi – è in ottimi e continui rapporti con la Unione giovanile di Santa Cruz (Ujc)», un’associazione fondata nel 1958 dalla Falange, il partito fascista boliviano, e che è stata considerata responsabile di varie aggressioni fisiche contro indigeni e contadini.

«La Ujc – ha dichiarato il portavoce David Sejas al giornale argentino Renacer – è composta da circa 85 mila militanti in tutto il paese». Vi è da ricordare comunque che due cittadini boliviani (Junior Fernando Vaca e Carlos Giocanni Dominguez) sono stati arrestati a giugno per tentativo di omicidio contro il presidente della Repubblica, e i serivizi di intelligenza li avevano identificati come membri della Ujc, affermazione che è stata negata invece da Sejas. Inoltre quattro dirigenti di Gioventù per la democrazia sono stati indagati per aver istigato alla violenza negli scontri avvenuti l’11 gennaio 2007 a Cochabamba dove sono morte tre persone (due contadini e il figlio di un dirigente di destra).

Dal canto loro, i giovani membri della Coordinazione antifascista di Cochabamba temono che possa ripresentarsi un attacco violento da parte di gruppi di destra diretto a impedire il referendum o a non rispettare il risultato della votazione, ciò che «potrebbe provocare una guerra civile».

Il ricordo dell’11 gennaio è ancora fresco nella gente. Quel giorno 10 mila persone, tra cui numerose armate con bastoni, avevano infranto la barriera della polizia seguendo il grido del diputato di Unità nazionale (Un, destra) Arturo Murrillo per scontrarsi contro le migliaia di persone che stavano manifestando pacificamente sulla piazza principale. Erano stati picchiati indigeni, contadini provenienti dalle campagne ma anche cittadini di Cochabamba che stavano protestando richiedendo la rinuncia di Reyes Villa.

Dopo che le Corti elettorali dei departamenti, recalcitranti ad obbedire alla Corte nazionale, avevano assicurato lo svolgimento del referendum, il 1˚ agosto la Corte nazionale ha cambiato una regola di conteggio della votazione. Ha stabilito infatti che affinché siano revocati i presidenti delle regioni è necesario che i voti a favore della revoca siano pari al 50% più uno, in questo modo rendendo più difficle la revoca dei prefetti.

Cresce l’incertezza ma la maggior parte della popolazione ha deciso comunque di votare, non si è lasciata convincere dalla propoganda della destra che, timorosa di essere sconfitta nel referendum, chiamava a boicottarlo. Ed infatti i sondaggi confermano una popolarità di Evo Morales maggiore del 53,72%, con cui ha vinto le elezioni nel dicembre del 2005. Ed invece i prefetti dell’opposizione, che rischiano di perdere nel braccio di ferro con il governo, sono oltre a Reyes Villa, Leopoldo Fernandez (Pando), Mario Cossio (Tarija) e Josè Luis Paredes (La Paz).

Barbara Meo Evoli

4 agosto 2008

www.meoevoli.eu

Annunci

Informazioni su barbarameoevoli

Reporter
Questa voce è stata pubblicata in Bolivia e contrassegnata con , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a In attesa del referendum: Tensione in Bolivia

  1. anticap ha detto:

    Come promesso ho riportato un tuo articolo sul nostro blog.
    Complimenti e in bocca al lupo per la tua professione!
    PS: Sembra che Evo abbia vinto, ma purtroppo anche Costa di Santa Cruz…

    Mi piace

  2. Barbara ha detto:

    Grazie per la pubblicazione dell’articolo su Viva Bolivia!
    PS: Si sapeva che avrebbe vinto Costas, é popolare a Santa Cruz, e questa non é una costruzione dei media…!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...